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La crisi e gli enti che non pagano mai - Il Tirreno Livorno

 

L’INTERVENTO  
 
LA CRISI E GLI ENTI CHE NON PAGANO MAI  
 
 
MASSIMO PAOLI  



Pur in presenza di qualche segnale positivo che finalmente comincia a concretizzarsi davvero, la situazione industriale del paese rimane critica.
 La meccanica e i l’arredamento che nel biennio nero 2008-9 avevano perso rispettivamente il 25% e il 18% del fatturato sono attesi al recupero di almeno l’11% la prima, ma solo del 4% il secondo che fatica a rimettersi in carreggiata.
 Il sistema della moda (tessile, abbigliamento,scarpe, accessori), che ha perso nella crisi più del 15% del suo fatturato, invece è fermo purtroppo. Sembra potersi delineare un certo recupero, ma probabilmente non andrà oltre un misero 3%. Le buone notizie finiscono qui. Sono fermi, infatti, i settori della chimica, della metallurgia e dei prodotti in metallo in generale, più o meno il loro fatturato è inchiodato ad appena il 95% di quello che facevano nel 2007, e questo nonostante dei timidi recuperi. Sono ancora immersi in guai rilevanti settori fondamentali come quello dell’automotive, delle costruzioni e soprattutto degli elettrodomestici (il settore più toccato dalla recessione e meno propenso alla ripresa), che addirittura stazionano intorno all’85-90% del fatturato che facevano nel 2007 (ultimo anno pre-crisi).
 Le ragioni di tali andamenti sono molto differenziate, ogni settore ha le sue, ma in generale possiamo dire che ci sono due fattori che segnano in generale l’intero andamento del comparto industriale nazionale. Il primo è che pur riavendosi, l’export non è ancora decisivo per la ripresa generale, manca il mercato interno. Secondo, la competitività delle imprese è bassa e non tanto per il costo dei fattori, lavoro compreso, ma per la scarsa capacità innovativa.
 Poi c’è un elemento che caratterizza la situazione stagnante ed è unico nel novero dei paesi industrializzati, un problema tutto italiano che penalizza davvero molto e al di là di ogni valutazione superficiale le imprese italiane: l’assoluto sprezzo delle più elementari regole di pagamento della pubblica amministrazione, ormai un vero e proprio gigantesco “Sceriffo di Nottingham” che esige senza esitazioni tasse e balzelli, ma non paga mai i suoi debiti.
 Solo nell’ultimo anno Comuni, Province e Regioni del Belpaese hanno ridotto i pagamenti alle imprese di circa 7 miliardi di euro. Come? È semplice, allungando i tempi dell’esborso, e qui i patti di stabilità non c’entrano. Come al solito il Mezzogiorno si distingue. La riduzione dei pagamenti nelle realtà del sud è stata addirittura del 23% (quasi 1,5 miliardi), per essere pagati da un Asl calabra bisogna aspettare anche 900 giorni, ma 12 mesi è ormai la regola anche al Centro nord. Le istituzioni del Centro Italia sono un poco più attente e in effetti hanno diminuito i pagamenti di “solo” 0,6 miliardi. Le sole opere pubbliche o costruzioni che dir si voglia hanno cumulato da sole mancati pagamenti per quasi 2,5 miliardi di euro.
 E se anche non ci sarebbe da crederlo, il 2011 sarà peggio. Perché ai mancati e ritardati pagamenti si aggiungeranno le riduzioni effettive degli investimenti, voce di un nuovo programma politico non scritto che unisce tutte le istituzioni a partire da quelle centrali. Come si è già detto le realtà locali hanno le loro colpe, ma tutto ciò è figlio di una politica generale che, oltre a non avere nulla di “federale”, mai visto tanto centralismo a giro, mostra una pericolosa disinvoltura nel maneggiare tassazioni e balzelli, basta vedere come si è finanziata la doverosa apertura di credito alla cultura ed al cinema, con un aumento della tassazione della benzina e quindi un aggravio delle difficoltà di un settore quello dell’auto che di certo aveva e avrebbe bisogno di ben altro (e poi questo sarebbe il governo che non mette le mani nelle tasche degli italiani, segnalo che la pressione fiscale è vicina al 43,9% del Pil una cima tempestosa mai raggiunta da nessuno).
 Nel complesso su questi temi il governo, quando non è negativo, è assente, la sensazione è che ormai in economia non governi più nulla a parte i tagli lineari e le non nobili compensazioni cui il suo presidente del consiglio lo costringe ormai quotidianamente.


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