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Diciotto licenziamenti in porto - Il Tirreno Livorno

 

 
L’armatore Strade Blu lascia Livorno e Seatrag annuncia esuberi  
 
 
 
Possibile accordo con Sintermar: gli ormeggi liberi potrebbero essere utilizzati per Grimaldi  

 
 LIVORNO. L’armatore Strade Blu ha sospeso il servizio giornaliero tra Livorno e la Sardenza (sei partenze per Olbia e una per Cagliari). Gli effetti si sono fatti subito sentire sul terminalista che riceveva le navi: Seatrag, dopo un incontro con i sindacati, ha annunciato l’apertura di uno stato di crisi con la richiesta di messa in mobilità di 18 lavoratori su 35. E’ un duro colpo per il terminalista, perchè Strade Blu rappresentava metà del lavoro. La compagnia armatoriale nei prossimi giorni potrebbe annunciare che il servizio momentaneamente sospeso non riprenderà.
 Strade Blu era sbarcata a Livorno nel 2009, proponendosi come altrernativa alle compagnie armatoriali più note (Moby) per la rotta Livorno-Sardegna. Le sempre maggiori difficoltà a riempire le navi, oltre agli aumentati costi, hanno suggerito di interrompere il servizio. Seatrag adesso si ritrova con il solo cliente Ustica Lines (bisettimanale per Trapani) e con un lavoro di rizzaggio e derizzaggio delle navi Corsica Ferries per conto di Porto 2000. Il terminal, che finora era ingolfato, si ritrova adesso semivuoto. E i due accosti 14/G e 14/F fanno gola a chi deve combattere con la mancanza di spazi: vedi Sintermar.
 All’adiacente accosto 14/E, dove lavora in regime di impresa articolo 16, Sintermar ha più di un problema per ricevere i traghetti di Grimaldi. Ecco allora che si profila una collaborazione tra i due terminalisti: Seatrag ha dato la disponibilità a lavorare le navi di Grimaldi, quando ve ne fosse bisogno, ovviamente come impresa articolo 18 e dunque incaricata dall’agente marittimo. Ma è un lavoro occasionale, spot, che certo non può essere considerato la soluzione ai problemi di Seatrag. «Il lavoro di Grimaldi può andare bene - dicono alla Seatrag - ma noi cerchiamo contratti duraturi». Ecco perchè, comunque la si veda, resta un problema di esubero di personale. La concorrenza aggueritissima nel traffico di rotabili sta facendo selezione, specialmente in porti - come Livorno - dove esistono molti terminalisti ro-ro.
C.M.
 
INTERROGAZIONE  
 
Senza i bacini a rischio 32 aziende di riparazioni  
 
 

 LIVORNO. Trentadue aziende di riparazioni navali sono nell’incertezza più buia. Senza la disponibilità dei bacini, per loro diventa difficile ipotizzare un futuro. Tema ricorrente, quello dei bacini dell’ex cantiere, che adesso torna d’attualità, con un’interrogazione presentata dal consigliere provinciale del Pd Benito Gragnoli.
«La “Gestione Bacini Spa” di Livorno - scrive Gragnoli al presidente della Provincia - comprende 32 aziende specializzate nel servizio delle riparazioni navali che si trovano in una crisi drammatica a causa dell’indisponibilità di beni (bacino galleggiante e bacino grande in muratura e la praticabilità della banchina 78 e 75). La riparazione di medie e grandi navi qualificherebbe senza dubbio il porto di Livorno e darebbe l’opportunità agli armatori di navi in linea di preferire Livorno considerandolo punto strategico d’approdo». Ma questa attività «aumenterebbe anche il peso della città tra le mete di navi passeggeri, navi porta container, dando, inoltre, forte impulso al neonato terminal frigorifero ed al terminal Olt di prossima apertura».
 Dice Gragnoli che «far ripartire in tempi brevi e certi i due bacini, costituirebbe per Livorno una grande occasione di ripresa economica del settore portuale, dell’intera economia della Città stante e dell’indotto, oltreché di nuova occupazione (si prevede a regime occupazione per 350 unità nella manutenzione e gestione del sito industriale)». Da qui la richiesta al presidente della Provincia Giorgio Kutufà di «conoscere quali iniziative sono state intraprese e l’amministrazione intende intraprendere per consentire lo sviluppo dell’attività delle riparazioni navali attraverso la disponibilità del bacini».


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