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«L'altoforno è la nostra linea del Piave» - La Nazione Piombino

 

PIOMBINOLA CITTà NON HA DUBBI SUL FUTURO DELLO STABILIMENTO  
 
Tutti concordi: se si chiude il ciclo integrale si perde il 50% dell’occupazione
 
 — PIOMBINO —
«BISOGNA difendere l’intero sito siderurgico di Piombino». Questa è la richiesta lanciata dalle organizzazioni sindacali ieri al convegno «Dove va la siderurgia». Un confronto con il governo, un piano industriale credibile, una vertenza nazionale per salvaguardare il secondo polo siderurgico d’Italia e il ciclo integrale.
QUESTE le richieste partite da Piombino. «Questa è la posizione di un intero territorio, questo dobbiamo dire anche alle banche, perché lo stabilimento ha bisogno di investimenti, solo così può fare grandi guadagni. Con il forno elettrico non si fanno le rotaie e si perde il 50% dell’occupazione. Da oggi deve partire una rivendicazione forte per salvaguardare questo territorio» ha detto il segretario provinciale Fiom Luciano Gabrielli, a nome dei metalmeccanici presenti con i segretari Fim e Uilm Fausto Fagioli e Vincenzo Renda.
E DELLA NECESSITà di un piano industriale serio e credibile ha parlato anche il presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri: «Il 26 settembre 2011 scadranno le concessioni Lucchini. Intendiamo gestire la situazione in un clima di condivisione. E per rinnovare queste concessioni però avremo bisogno di un piano industriale per valutare anche che tipo di concessione dare».
«Chiediamo al Ministro Romani la convocazione di un incontro urgente per discutere della Lucchini». È l’assessore regionale alle attività produttive lavoro e formazione Gianfranco Simoncini, intervenuto al convegno a Piombino, a chiedere la riapertura urgente del tavolo nazionale. «E’ indispensabile il coinvolgimento del governo e una politica industriale nazionale degna di questo nome — ha spiegato l’assessore — in un momento delicatissimo in cui è in discussione il futuro della Lucchini, il secondo polo siderurgico italiano. «Piombino ha un’occasione importante, ma è necessario fare sistema fra territorio e governo per il rilancio del manifatturiero in Italia, perché il sistema industria reggerà solo se l’acciaio prodotto sarà di qualità» ha detto il responsabile welfare e lavoro dell’Idv, Maurizio Zipponi.
E DELL’IMPORTANZA dell’unione, della coesione, ne è convinto il presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà: «Se si replica – riferendosi al caso Eni di Livorno – la grande saldatura che c’è stata in quell’occasione allora si può ottenere lo stesso successo». Così come ne è convinto il coordinatore Fiom Cgil Mirko Lami: «Non dobbiamo dividere il fronte, bisogna avere un’unità di sito industriale e di gruppo, dobbiamo incalzare ed essere visibili. E dobbiamo essere i primi a crederci, non me la sento di arrendermi, ma voglio difendere lo stabilimento insieme a tutti voi» rivolgendosi ai tanti lavoratori che hanno preso parte al convegno. Giuseppe Bartoletti Cgil ha poi chiesto «responsabilità sociale» alle banche così come Vito Marchiani segretario regionale Uil ha ricordato che «difendere Piombino, vuol dire difendere il ciclo integrale».
CICLO integrale sì, ma a due condizioni – ha aggiunto il sindaco di Piombino Gianni Anselmi: «Qualificandolo, cioè governandolo ambientalmente, deve stare sotto un’Ipa e deve essere competitivo». Ha chiuso il convegno il segretario provinciale Uilm, Vincenzo Renda che ha ricordato il particolare momento che sta vivendo la fabbrica, le preoccupazioni e la necessità della compattezza e dell’intervento tempestivo del governo: in pratica dalle parole, tante e forse spesso troppe, è necessario passare adesso ai fatti. Quelli concreti.
Maila Papi


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