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«Porto: dopo l'alleanza tra Gallanti e Bologna ora servono più treni» - Il Tirreno Livorno domenica 20 marzo
Il sindaco Cosimi e il responsabile Cgil sull’intesa logistica
LIVORNO. «I collegamenti ferroviari del porto sono cruciali per lo sviluppo del nostro scalo e delle realtà collegate, e per questo abbiamo insistito perché vengano inseriti nel piano di sviluppo regionale».
Il sindaco Alessandro Cosimi, a proposito del viaggio del presidente della Port Authority Gallanti a Bologna per stringere accordi con l’interporto felsineo, ricorda che sulla necessità di aumentare i treni merci da e per Livorno «ci si sta muovendo nel solco delle cose dette». Allo stesso tempo Cosimi ricorda che Gallanti martedì sarà all’Interporto di Guasticce, dove incontrerà il presidente Susini e l’amministratore delegato Pannocchia.
Ma sull’“alleanza” firmata a Bologna interviene anche Claudio Picchiottino, segretario provinciale Filt-Cgil. «Bene gli accordi con l’interporto di Bologna - dichiara - ma le Ferrovie dello Stato devono darci delle garanzie del loro impegno ner settore merci, altrimento dovremo rivolgerci ai privati».
Picchiottino ritiene che sia giusto puntare, come ha fatto Gallanti, a sviluppare i traffici su Bologna. «E’ un’iniziativa decisamente importante e positiva - sottolinea Picchiottino - visto che la struttura di Bologna ci aprirà la porta sul flusso di traffici per l’Europa, fondamentali per lo sviluppo del nostro porto. E - prosegue il sindacalista - questa non va considerata una manovra contro l’Interporto di Guasticce: il “Vespucci” è una struttura che è nata e si è sviluppata con obiettivi diversi da quella di Bologna, e i due interporti in realtà non si fanno concorrenza visto che lavorano su piani diversi».
Allo stesso tempo però Picchiottino pone l’accento su un altro problema, quello del materiale rotabile, insomma sui treni veri e propri. «Su questo piano servono granzie precise - puntualizza - altrimento è inutile fare dei buoni accordi. E proprio su questo argomento Gallanti deve avere della garanzie dell’impegno delle Ferrovie, che ad esempio si deve concretizzare mantenendo in zona le officine di manutenzione per il settore cargo, che invece le Fs stanno dismettendo da Livorno. E - conclude Picchiottino - ricordiamo che a Livorno già operano compagnie ferroviarie private: in assenza di un segnale concreto delle Fs potrebbe essere il caso di rivolgersi proprio ai privati».
L’OPINIONE
Guasticce: industrie al posto di un interporto senza senso
GABRIELE ANTINORI CAPOGRUPPO IDV COLLESALVETTI
A chi non l’avesse ancora capito Gallanti ha spiegato che l’interporto di Guasticce non ha proprio nessun senso. Che senso ha scaricare un nave a Livorno, mettere i container su un treno e portarli a Guasticce per caricarli su dei camion. Tanto vale mettere i container su dei camion direttamente a Livorno. L’unico senso dell’interporto di Guasticce sarebbe di smistare le merci che vengono da molto lontano. Ma per questo c’è già Prato.
Il sindaco Bacci ha il mio sostegno per trasformare interamente quelle aree da destinazione logistica a industriale in un’ottica di riuso del territorio. I tempi sono cambiati, è tempo di tirare fuori la testa dalla sabbia, vedere e ammettere gli errori commessi per non farne di nuovi. E’ tempo di smettere di pensare che la logistica rappresenti la vocazione di questo territorio. La logistica è uno dei centri di costo più rilevanti per un’azienda. Tutte le filosofie giapponesi mirano a ridurre i magazzini, gli spostamenti e le rotture di carico. E la logistica mondiale crescerà sempre meno del Pil mondiale. L’interporto Vespucci ha rappresentato fino ad oggi un macigno per questo territorio, se cogliamo l’occasione di trasformarlo sarà la più grande occasione di rilancio della provincia. Fino ad ora sono stati costruiti capannoni destinati a rimaner vuoti in ottica speculativa. Devastata una piana è tempo di dargli almeno un senso, visto che questo scempio per ora non ha portato neanche gli oneri d’urbanizzazione nelle casse comunali. Inoltre, dare una destinazione produttiva a quelle aree, ben oltre i 7 ettari di cui ha parlato Bacci (l’interporto ha 300 ettari), porterebbe quei soldi nelle casse del comune utili a raffreddare le tentazioni cementificatorie in aree di invidiabile pregio paesaggistico. Aree collinari che meriterebbero un bel vincolo ambientale, altro che un regolamento urbanistico a maglie larghe.
Il sindacato: «Ci sono le condizioni per assumerli»
Sciopero alla Ltm per solidarietà con i lavoratori precari licenziati
LIVORNO. Sciopero di 24 ore, dalle 1,30 di ieri mattina fino alla stessa ora di stamani, al terminal Ltm, l’azienda portuale specializzata in traghetti ro-ro e partecipata da Compagni Portuali e Agenti Marittimi. Alla base dell’astensione dal lavoro la questione dei precari licenziati o in via di licenziamento dal terminal, alcuni dei quali hanno anche visto scadere in questi giorni gli assegni di disoccupazione. Sono una dozzina di persone circa, che hanno visto scadere i propri contratti a termine di 36 mesi che contavano di vedere trasformati in situazioni stabili, tanto che per venire in Ltm alcuni avevano lasciato altri impieghi a tempo indeterminato. E quella di ieri potrebbe essere solo la prima di una serie di inziative per ottenere il reintegro e la stabilizzazioni di questi contratti.
«Le condizioni economiche e di necessità di lavoro per poter reintegrare i licenziati e stabilizzare gli altri precari in Ltm ci sono, e questo nonostante la crisi - sottolinea Claudio Picchiottino, segretario provinciale della Fil-Cgil - tanto che questa vertenza si sta trascinando ormai da mesi. Oltretutto - prosegue il sindacalista - abbiamo anche spiegato all’azienda che siamo disponibili ad prendere in esame forme di flessibilità del lavoro proprio per favorire questi inserimenti in pianta stabile, ma finora non abbiamo avuto nessuna risposta dalla Ltm».
Picchiottino spiega quindi che se queste risposte non arrivassero, ci si vederebbe costretti a proseguire nelle azioni sindacali, che già vedono il blocco degli straordinari, con altre astensioni dal lavoro.
Ma Picchiottino punta il dito anche sulla situazione generale del porto: «Ci sono altre aziende dove ci sono problemi simili - spiega - e a questo punto bisogna assolutamente bloccare questo circuito che si è innescato sul nostro scalo in cui, piuttosto che trovare nuovi traffici, si prefereisce toglierli ad altri operatoi in una gioco alla meno dove alla fine ci rimettono soprattuto i lavoratori che vedono a rischio il proprio posto di lavoro». Per mettere fine a questo stato di cose, - sostiene Picchiottino - sarà necessario un intervento della stessa Autorità Portuale».
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