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Pezzotta, il lavoro e «un paese vecchio da rivoluzionare» - Il Tirreno Rosignano domenica 20 marzo

 

Pezzotta, il lavoro e «un paese vecchio da rivoluzionare»  
 
 
 
L’ex sindacalista ospite di un auditorium gremito di gente  
 
 
 CECINA. Davanti a un auditorium gremito di ascoltatori, in via Verdi, l’onorevole Savino Pezzotta ha parlato di «rivoluzione del pensiero», di «un paese vecchio», della necessità «di fare sacrifici per far andare avanti i giovani». L’incontro con l’ex segretario della Cisl, ora deputato dell’Udc, organizzato dalla parrocchia del Duomo in onore del patrono di San Giuseppe, era intitolato “Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”.
 Dopo una lunga introduzione e una serie di riflessioni del sindaco Stefano Benedetti a proposito della problematica lavoro, tematica base di questo incontro, la parola è passata al protagonista della conferenza, Pezzotta.
 «Non sono un sociologo, né tantomeno un economista ma un uomo di lavoro - ha premesso l’onorevole - Lavoro che ha perso il suo onore, il suo valore nella società occidentale. Lavoro che è diminuito, diventato saltuario e un peso, per lo stesso lavoratore. Quest’ultimo è mutato, non è più lavoratore ma consumatore. Il consumo è alla base di tutto, i soldi sono alla base di tutto. Il denaro conta più del lavoro stesso mentre in passato era fondamentale come si guadagnava: attraverso quale strumento ci si arricchiva. Il lavoro era sinonimo di crescita e di formazione, ora cos’è il lavoro?».
 «Secondo fonti Istat ci sono 110.000 unità in meno di lavoratori - ha proseguito Pezzotta - e la disoccupazione, specialmente giovanile, è dell’8,6%. Sono dati allarmanti. L’Italia è un paese vecchio, e i paesi vecchi non vanno da nessuna parte»¯
 In sala è caduto il silenzio, quando Pezzotta ha ripreso: «Occorre una rivoluzione del pensiero che deve passare da un’ottica statica e analitica ad un ottica globale e complessa. Lo stesso governo per crescere deve ragionare in ottiche globali. Il bene del Paese, della gente, viene prima di ogni festa ad Arcore, viene prima di ogni legittimo impedimento. Le persone devono essere rappresentate dalle proprie esigenze perché questo Paese sta annegando. La fraternità e il dono, temi cristiani per eccellenza, devono ritornare alla ribalta in questa società in piena crisi globale».
 L’ex sindacalista poi ha suggerito una soluzione: «La fraternità si deve sviluppare attraverso sacrifici. Diminuire le pensioni sarebbe un passo avanti per aiutare i giovani, perché loro sono il futuro mentre noi vecchi, cosa siamo?’ Bisogna pensare al futuro altrui e non al nostro presente. Per arginare la crisi occorre un sistema sociale basato sull’educazione e coesione che la globalizzazione ha in parte portato. L’interdipendenza si sviluppa anche sulla sobrietà, come ha affermato più volte Stefano Zecchi, sobrietà che equivale al risparmio, alla necessità e non alla totalità del consumo. E in tutto questo, compito dei cristiani è alimentare la speranza».


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