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A tappe forzate verso l'inceneritore - Il Tirreno Livorno

 

Brucerà 350mila tonnellate di rifiuti da tutta la costa  
 
 
 
Ecco le linee del piano interprovinciale degli scarti urbani  
 
JUNA GOTI  

 
  LIVORNO. L’assessore all’ambiente, Nicola Nista, lo ripete almeno tre volte: «L’inceneritore non è che l’ultima fase di un ciclo che stiamo cercando di riorganizzare. La stessa Europa ci dice che bruciare i rifiuti non differenziati è meglio che portarli in discarica».
 Tradotto: Livorno corre verso la realizzazione del mega termovalorizzatore che a partire dal 2020 dovrebbe bruciare i rifiuti (non differenziati) prodotti anche da Pisa, Massa Carrara e Lucca. E’ quanto si legge nell’avvio del procedimento di approvazione del Piano interprovinciale dei rifiuti solidi urbani, presentato ieri dall’assessore Nista. In pratica quello che ci dirà come e dove saranno smaltiti gli scarti prodotti nelle nostre case.
 Il piano si snoda in tre tappe. La prima: i prossimi tre anni, con una produzione invariata di rifiuti solidi urbani (950.489 tonnellate) e la differenziata ferma al 45%. La seconda: dal 2015 al 2019, quando nel nostro territorio potrebbero essere prodotte 60 tonnellate in più di scarti, con l’attivazione della terza linea del termovalorizzatore al Picchianti (approvata nel 2004 e ancora in forse). La terza (dal 2020) in cui si ipotizza una crescita di rifiuti del 15-16%, con la realizzazione del nuovo inceneritore.
 A quella data i rifiuti urbani prodotti nelle quattro province ammonterebbero a 1.101.200 tonnellate: 715.810 di raccolta differenziata (sempre che arrivi davvero al 65%) e 385.390 di indifferenziati, da bruciare o portare in discarica.
 «L’aumento dei rifiuti - chiarisce Nista - è calcolato sulla base della crescita del Pil. Il nostro obiettivo è ridurre il più possibile la quantità di materiale non riutilizzabile e azzerare il conferimento in discarica. Come? Incentivando la raccolta differenziata, ad esempio attraverso il porta a porta. Se non raggiungiamo il 65% salta tutto il piano».
 Il punto è che la differenziata costa. Aamps, nell’ultimo anno, ha speso cento euro in più a tonnellata per portare il multimateriale agli impianti di Massa (per un incremento di spesa di un milione). Nel piano si parla di «mantenimento degli impianti di selezione e trattamento solo nelle province di Massa e Lucca». Come la mettiamo? «Il 35% del materiale differenziato - chiude Nista - è fatto da frazione umida: entro il 2015 dobbiamo avere il biodigestore anaerobico pensato a Vallin Buio». Che però è ancora sulle carte.
 Le linee del piano (sottoposto a procedure di Via e Vas) arriveranno in consiglio dopo l’estate. Intanto, per lunedì, è in programma un focus con enti locali e associazioni di categoria per capire come intrecciare i rifiuti prodotti nelle case con quelli speciali, che saltano fuori dalle aziende. Altro tema spinoso. Basta guardare al Limoncino...
 
L’INDAGINE IN PROVINCIA  
 
Limoncino, i dirigenti ascoltati dalla commissione disciplinare  
 
  LIVORNO. Sono stati appena ascoltati dalla commissione disciplinare della Provincia i due dirigenti - l’architetto Reginaldo Serra e l’ingegnere Andrea Rafanelli - che hanno preso parte al procedimento autorizzativo della discarica del Limoncino.
 I due sono finiti al centro di un’indagine interna, firmata dal segretario Fabio Battista, dopo la relazione della commissione ambiente: Rafanelli per non essersi astenuto (come recita l’articolo 6 del codice dei dipendenti) «dal prendere decisioni o partecipare ad attività che possano coinvolgere parenti entro il quarto grado» (lo zio, Antonio, ha infatti messo la firma sul progetto della discarica per conto della società Bellabarba, proprietaria del sito). Serra, che di quel procedimento era responsabile, sarebbe finito nell’onda disciplinare per non avere controllato l’astensione.
 Ieri mattina, ascoltato dalla commissione garanzia e controllo presieduta da Maurizio Zingoni (Pdl), il segretario Battista si è limitato a riferire che «il procedimento disciplinare è in corso, si chiuderà entro 120 giorni dall’avvio». Che è di metà febbraio. Ma il faccia a faccia tra i dirigenti e la commissione disciplinare (presieduta proprio da Battista e formata dai coordinatori dell’ente) c’è già stato.
 Rafanelli si è presentato senza avvocato perché, avrebbe riferito, «non ho niente da nascondere». Si è detto sereno, ma anche amareggiato. A suo dire non ci sarebbe stato coinvolgimento di interessi privati («Non sono nipote di Bellabarba») e l’atto firmato nel corso dell’iter autorizzativo (quando era funzionario dell’unità rifiuti e bonifiche dei siti inquinanti) sarebbe stato «solo marginale». Ora starà alla commissione valutare se procedere: l’eventuale provvedimento va dal rimprovero alla sospensione. (j.g.)


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