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Il piano-rifiuti ci rifila il maxi-inceneritore - La Nazione Livorno

 

Confermate le nostre anticipazioni. La raccolta differenziata dovrà arrivare al 65%
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
LA RACCOLTA differenziata è l’elemento al centro del piano interprovinciale dei rifiuti urbani anticipato ieri su queste colonne e presentato dall’assessore Nicola Nista. Un piano che traguarda la programmazione dell’Ato Costa (province di Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara) al 2020. Si parla di una raccolta differenziata che dovrà arrivare al 65% con una percentuale di indifferenziato del 35% che sarà destinata all’impianto di incenerimento previsto nell’area livornese. Perchè una cosa è certa: il nuovo inceneritore a Livorno si farà e sarà tarato su questo parametro ovvero il 35% di indifferenziato. «Se la percentuale sarà superiore perché non saranno raggiunti i livelli elevati di raccolta differenziata — dice Nista — dovremo pagare il conferimento in altri territori». E il costo sarà salato. L’inceneritore labronico raccatterà tutto il residuo proveniente dall’Ato Costa; mentre Massa Carrara e Lucca alimenteranno l’impiantistica di selezione e trattamento dei rifiuti differenziati. E i cittadini già si preoccupano perchè oltre a dover pagare profumatamente la raccolta differenziata (117 euro a tonnellata alla Revet di Pontedera, ad esempio, contro gli 88 euro dello smaltimento dell’indifferenziato a Scapigliato) si dovrà sopportare anche l’impatto di un inceneritore.
PER NON PARLARE di un digestore anaerobico che a Vallin Buio dovrebbe trattare la frazione organica che da sola rappresenta il 35-40% del materiale raccolto dalla differenziata. «La Regione impone l’autosufficienza dei territori — spiega l’assessore Nista — per lo smaltimento. E questo vale anche per l’area fiorentina». Perchè se è vero che da una parte le province si stanno attrezzando per smaltire i rifiuti, dall’altra devono fare i conti con un territorio come Firenze dove i cittadini hanno già bocciato il progetto di inceneritore a Scandicci.
LA PROIEZIONE della produzione dei rifiuti urbani, per l’Ato Costa arriverà a 1.034mila tonnellate al 2020 che scenderà a 885mila tonnellate se sarà raggiunta la percentuale di raccolta differenziata del 65%. Per questo, a breve termine è previsto il potenziatmento del porta a porta; l’intercettazione delle frazioni da utenze commerciali e produttive; la revisione delle modalità di raccolta del multi materiale e l’adozione di una tariffazione puntuale. Ovvero chi fa più raccolta differnziata avrà uno sconto sulla Tia. «Il problema è che nell’Ato Toscana Costa — dice l’assessore Nista — nonostante ci sia una importante realtà impiantistica, c’è carenza di impianti in alcune filiere di trattamento. Gli impianti devono essere fatti, bisogna correre».
A PARTIRE appunto dall’impianto di trattamento del materiale organico. L’assessore ha più volte ribadito che: l’impianto di incenerimento è l’ultimo anello di questo processo che comunque ha come obiettivo quello di eliminare le discariche. «Come ha stabilito la Comunità Europea — continua Nista — le discariche hanno un maggior impatto del termovalorizzatore che sarà, e lo ripeto, l’ultimo anello della catena, non il primo». Il piano interprovinciale dei rifiuti approderà inc onsiglio provinciale dopo l’estate. Mentre, dalla prossima settimana, si aprirà il dibattito sul piano degli speciali. E per quelli non c’è alternativa, per ora, alle discariche. Dal Limoncino in giù...


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