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De Tomaso, è nata una piccola Fiat - Il Tirreno Livorno

 


Entra socio indiano con 100 milioni, Rossignolo secondo gruppo in Italia  
 
 
 
 
CRISTIANO MEONI  


 
 LIVORNO. Con l’inaugurazione dello stabilimento di Livorno, è definitivamente decollata l’avventura della seconda casa automobilistica italiana (dopo Fiat). Perchè questa è oggi la dimensione della De Tomaso. Dimensione destinata ad accrescersi con l’accordo, dato ormai per imminente, per l’ingresso nel capitale della società di un importante partner. Un partner finanziario indiano che, attraverso una società basata a Londra, dovrebbe rilevare il 30% della casa automobilistica, con un’iniezione di 100 milioni di euro.
 La firma dell’accordo è prevista tra il 22 e il 25 prossimi ma anche ieri, nonostante gli insistenti rumours, la famiglia Rossignolo non ha voluto commentare. Nascerebbe così un gruppo con proiezione mondiale. Con due stabilimenti certi in Italia (Livorno e Torino) più un terzo possibile (Termini Imerese) e uno nel nord dell’India, che General Motor ha appena dismesso, dove 2500 persone lavorerebbero alla produzione di un’auto disegnata in Italia ma destinata al mercato asiatico.
 Quello della sostenibilità finanziaria era considerato, sinora, il tallone di Achille dell’operazione Rossignolo. Che, sul piano industriale, va avanti. La Deauville sarà messa in produzione a ottobre. I corsi teorici per i 150 ex operai Delphi inizieranno il 28 (probabilmente alla Cassa Edile) e a metà maggio cominceranno quelli pratici, che si protrarranno anche durante luglio e agosto. Il secondo modello, la coupè “Pantera”, è già stato prodotto e sarà presentato al Salone di Los Angeles nel prossimo autunno.
 Nella cerimonia di ieri mattina, Rossignolo ha anche accennato al progetto di ricerca e sviluppo di sistemi a propulsione ibrida, svolto in collaborazione con il Sant’Anna di Pisa. L’idea sarebbe di affiancare all’attività produttiva di assemblaggio di parti meccaniche, a Guasticce, anche un piccolo centro di ricerca.
 
«Non è di cartone...»  
 
Gli operai a tu per tu con l’auto  
 
 
CRI.ME.  

 
 LIVORNO. «Allora non è di cartone...». Come San Tommaso gli operai della Delphi hanno voluto vedere per credere. Lo scetticismo che ancora aleggiava sulla macchina di Rossignolo è svanito quando è caduto il velo: quando la Deauville è stata scoperta dal telo grigio, fragoroso è partito l’applauso. Sincero, spontaneo, accompagnato dalle immancabili battute. «Boia come è bella, e ora come si fa a farla?». «La compro, se mi fanno lo sconto come dipendente». «Ma non la parcheggi facile, eh Piero?».
 Ieri mattina è venuto il mondo a Guasticce - area ex Brovedani - per tagliare il nastro allo stabilimento De Tomaso, dove verrà costruita per metà la “Deauville”. Gianmario Rossignolo, entusiasta come un bambino, doppiopetto grigio d’ordinanza e cravatta rosa, era con il figlio Edoardo. Il direttore generale Claudio Degrate, livornese, accompagnava il presidente della Regione Enrico Rossi, sempre con quell’aria un po’ così. L’assessore regionale Simoncini a braccetto col sindaco Cosimi. Poi il presidente della Provincia Kutufà, il sindaco di Collesalvetti Bacci, i rappresentanti dei sindacati, delle associazioni. E soprattutto, loro, gli operai licenziati cinque anni fa dalla Delphi e riassunti dalla De Tomaso.
 Operai come Franco Ancona, che ora posa soddisfatto al volante della Deauville. «Vi ricordate di me? Sono quello che si sdraiò in terra, come un morto, quando la Delphi chiuse». O come Anna, che sorride con il bimbo in braccio.
 Il più emozionato, però, sembra Gian Mario Rossignolo. Sale sul podio e si accalora. «Abbiamo insegnato al mondo a fare le macchine e ora dovremmo metterci a fare i turisti? No, non lo accetto». Ringrazia molto, Rossignolo: ringazia la Regione, ma soprattutto il sindaco. Deamicisiano quando parla di Livorno: «Qui è la sede, qui è il cuore, qui il sentimento che mi ha fatto impegnare in modo spasmodico». Svela i retroscena. Come quello sul nome: «Avevo pensato a Tosca, poi ho scoperto che questo nome l’aveva già depositato Toyota. E così Aida. Incredibile ma tutte le nostre opere sono state prese da altri. Quando abbiamo comprato De Tomaso, abbiamo ritrovato i vecchi marchi della casa: mi è piaciuto Deauville, che è una località di villeggiatura di lusso della Normandia. Rende bene l’idea del lusso». E il logo, quella strana T, «altro non è che un’intuizione del nostro designer. Sono due sezioni auree di Leonardo da Vinci accoppiate».
 Gli operai si affollano intorno alla macchina. La filmano con il telefonino, come turisti davanti alla torre di Pisa. La toccano. Siedono sugli immacolati sedili in pelle chiara e impugnano il volante. Aprono il bagagliaio. Eh sì, proprio non è una macchina di cartone. E costa tra i 90mila e i 130mila euro.
 «Vi piace?» domanda Rossignolo al termine della cerimonia. E gli operai rispondono in coro. Ma non è un’entusiastica adesione da convention berlusconiana. Perchè, sciamando fuori dallo stabilimento, lo spiritaccio livornese, diffidenza mista a incredulità, riaffora: «Troppo bello per essere vero». Eppure è vero.


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