
Formazione
Benvenuto
Benvenuto
Limoncino. Gemignani: in gioco l'affidabilità del nostro territorio - Il Tirreno Livorno domenica 27 febbraio
«Chiediamo soltanto di lavorare»
Il comitato dirà sempre no: hanno il diritto di manifestare, non di bloccare i lavori
JUNA GOTI
LIVORNO. «In quarant’anni di attività è la prima volta che ci troviamo in una situazione del genere. I lavoratori non hanno manifestato per entrare nel merito delle autorizzazioni o del progetto, ma perché vedono violato il loro diritto al lavoro». Venerdì mattina l’imprenditore Paolo Bellabarba ha raggiunto piazza del Municipio - dove era in corso la manifestazione dei suoi operai - insieme al cugino Federico e al resto della famiglia. «Vogliamo stare fuori dalle beghe politiche - ripete - ma il comitato ci lasci lavorare. Qui c’è un’impresa che ha tutte le carte in regola e che di fatto viene quotidianamente ostacolata. Vorrei ricordare che fino a oggi nessun rappresentante delle amministrazioni ha detto che il progetto non si farà. Cosimi e Kutufà hanno confermato che non ci saranno passi indietro rispetto alle autorizzazioni».
Cosa chiedete?
«Di lavorare. Chiediamo che sia ripristinato lo stato di legalità. Abbiamo depositato in questura foto e filmati dei blocchi della strada che porta all’impianto. E rinnovato tutte le denunce in Procura».
A proposito di strada: non avreste dovuto riunire tutti i frontisti di via del Limoncino prima di dare il via al progetto?
«Quella strada porta a un sito industriale dagli anni Trenta. Dalla cava sono passati i camion che hanno trasportato il materiale da costruzione per mezza città: il bacino di Carenaggio negli anni Settanta, i lotti autostradali di Italia Novanta, la Darsena Toscana, l’autoparco di Collesalvetti, il Molo Italia. Decine di camion al giorno e non è mai successo questo macello. La storia della strada è pretestuosa».
Siete ancora disposti a trattare sui codici?
«Siamo sempre stati disponibili a sederci al tavolo, ma devono essere ripristinate le condizioni di legalità. E’ chiaro, comunque, che il comitato dirà sempre no. Non vuole la discarica, punto. Hanno tutto il diritto di manifestare e chiedere spiegazioni, ma non di bloccare i lavori».
Il comitato non è l’unico ad avere dubbi. La Provincia ha avviato un’indagine interna per verificare l’operato di due dirigenti e il consiglio ha chiesto di affidare al Cnr un nuovo studio tecnico.
«Quanto ai dirigenti sono dispiaciuto perché sono convinto che abbiano svolto con coscienza il proprio lavoro. Per lo stress test ho l’impressione che si stia creando un precedente pericoloso. Dal 2007 al 2009 (il tempo intercorso prima di ricevere le autorizzazioni) ci sono state tantissime commissioni a cui hanno partecipato quasi tutti gli enti del territorio: dal Comune alla Provincia, da Arpat alla Forestale. A quei tavoli si sono seduti più di cinquanta soggetti: è possibile che di questi nessuno si sia accorto che si stava parlando di un impianto di discarica al Limoncino? Mi sembra assurdo. Penso soprattutto a Arpat: perché se c’erano tanti dubbi non sono venuti fuori prima?».
Lei che idea si è fatto?
«Certi politici sono opportunisti, cavalcano l’onda. Ma non voglio entrare nel dibattito politico: sono stato in consiglio comunale l’altra sera solo per tenere calmi i lavoratori. Per i soggetti che hanno partecipato alle conferenze dei servizi e che ora tirano fuori nuovi punti interrogativi francamente non so cosa dire».
I sindacati hanno lanciato l’allarme occupazione, ma in discarica lavoreranno al massimo dieci addetti. C’è chi vi accusa di mandare avanti gli operai per fare pressing sulle istituzioni.
«Non ci siamo mai nascosti dietro ai lavoratori ed è vero che solo in pochi lavorerebbero al Limoncino. Ma quando un’azienda fa un investimento importante (qui si parla di 5milioni di euro) se non lo mette a regime rischia di andare in crisi: ci sono le banche, i tempi che stringono. L’impresa, insomma, è legata al progetto: se va a monte si porta dietro tutto. Abbiamo scelto di investire in questo settore proprio per diversificare le attività in un momento in cui il mercato dell’edilizia è fermo. Abbiamo già costruito e gestito altre discariche: le vasche di Vallin dell’Aquila, Croce al Marmo a Pisa, per quattro anni la discarica pubblica di Torino. E non abbiamo mai avuto problemi».
Quando pensate di attivare la discarica?
«Vorremmo partire a giugno. Uso il condizionale perché ormai è d’obbligo. Mancano solo la parte logistica (box, pesa) e i teli impermeabilizzati per coprire lo strato di argilla».
E se dopo i nuovi test fosse deciso lo stop?
«Chi ha sbagliato pagherà».
Adesso stop agli indugi l’autorizzazione c’è
Gemignani: in gioco l’affidabilità del nostro territorio
LIVORNO. La Confindustria si augura che l’incontro tra il presidente della Provincia ed i lavoratori del gruppo Bellabarba «possa contribuire a ripristinare condizioni di operatività per l’impianto di Monte La Poggia». Parola del presidente confindustriale Andrea Gemignani, che spera di veder «finalmente scritto il capitolo conclusivo di una vicenda che si trascina ormai da mesi, a causa di una mentalità per cui il tema dei rifiuti continua ad essere considerato, per difetto culturale e scarsità di conoscenze tecniche, esclusivamente come un “pericolo”». Insomma, al massimo si si accetta di dover smaltire i rifiuti, «purché ciò avvenga “altrove”».
Per Genignani è assurdo che s’invochi la competitività del territorio «se, una volta rilasciata una regolare autorizzazione, si permette che ne sia impedito l’esercizio con comportamenti fuori dalla legalità». La Confindustria auspica che l’atto di Kutufà «possa garantire finalmente il regolare svolgimento delle attività, senza ulteriori incertezze». E questo - aggiunge - perché «situazioni simili a questa» minino «l’affidabilità del territorio nel suo complesso» e si ripercuotano su attività economiche e occupazione.
VERTENZA LIVORNO
Non si strumentalizzino i dipendenti per colpire il diritto alla salute
«Bisogna sconfiggere la paura del ricatto occupazionale»
«Ci pare che ancora una volta si faccia un uso strumentale del lavoro e del suo sacrosanto diritto, sacrificando su questo “altare” quelli che dovrebbero essere gli altri capisaldi di una qualunque comunità che abbia a cuore il bene e gli interessi dei cittadini: la salute, l’ambiente e la democrazia». A dirlo sono Stefano Romboli e Massimo Maggini a nome di “Vertenza Livorno” nella lotta contro la discarica al Limoncino: l’iter autorizzativo - si sottolinea - si è svolto «nel più assoluto silenzio» e la città «è stata messa di fronte al fatto compiuto». Vertenza Livorno «ribadisce di stare dalla parte dei lavoratori»: ok il diritto al lavoro, ma «non subordinandolo al diritto alla salute che dovrebbe interessare tutti, pure i lavoratori della ditta Bellabarba e i familiari».
Per Vertenza Livorno sono legittime le preoccupazioni dei lavoratori della ditta Bellabarba ma si chiede se davvero il rischio di perdere il posto di lavoro sia strettamente collegato alla progettata discarica: «Che tipologia di contratto hanno? La ditta Bellabarba fa solo la discarica? Non ci risulta».
Romboli e Maggini invitano «i lavoratori e i loro rappresentanti» a invertire la tendenza di «un modello di sviluppo insostenibile e inadeguato e che sempre più spesso usa il “ricatto” del lavoro (fragile, precario e mal pagato) come foglia di fico per non mostrare le contraddizioni e le meschinità di un paradigma di civiltà fondato sul profitto e sullo sfruttamento delle popolazioni. A partire dalle nocività che questo modello genera».
Altri articoli di Formazione

News Correlate


Scopri anche...

CONFINDUSTRIA TOSCANA
CENTRO E COSTA
Delegazione di Livorno
Via Roma, 54 - 57126 Livorno
Tel. +39.0586.263011
Fax +39.0586.804192
Delegazione di Massa Carrara
Viale XX Settembre 118, 54033 - Carrara (MS)
Tel. +39.0585.846326
Fax +39.0585.841901
Email segreteria.lims@confindustriatoscanacentroecosta.it
PEC info@pec.confindustrialivornomassacarrara.it
CONFINDUSTRIA
LIVORNO
MASSA CARRARA
Via Roma, 54
57126 Livorno