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Limoncino, è scontro tra Cosimi e Kutufà - Il Tirreno Livorno lunedì 28 febbraio 2011

 

 
Il presidente: «L’impianto l’hanno chiesto loro». Il sindaco: «Dovevano portare l’atto in giunta»  
 
 
 
Il primo cittadino chiederà chiarimenti con una lettera ufficiale  
 
ALESSANDRO GUARDUCCI  

 
 LIVORNO. Alessandro Cosimi e Giorgio Kutufà sono ai ferri corti. Tutta colpa delle polemiche politiche che - in un continuo crescendo di botta e risposta - stanno lacerando la discussione sulla discarica del Limoncino.
 Che la tensione tra sindaco e presidente fosse ai livelli di guardia lo si era capito già nel consiglio comunale di mercoledì scorso, quando Cosimi aveva mollato Kutufà lasciando intendere che la vicenda aveva un peccato originale: la decisione da parte della Provincia di non far passare dalla giunta questa autorizzazione (così come quella per la centrale delle biomasse). In poche parole, il sindaco ha rimproverato a Kutufà la mancanza di un controllo politico e di aver lasciato l’intera vicenda in mano ai tecnici.
 Il presidente della Provincia non l’ha presa bene e ha mandato a dire al sindaco che era stato Palazzo Civico a volere l’impianto e che poi non ha fatto nulla per trovare una soluzione ai problemi. A cominciare dalla costruzione della nuova strada, ancora non progettata. La replica di Cosimi? Non c’è stata, perché il sindaco non ha voluto rilasciare dichiarazioni. «Di questo argomento parlerò solo in consiglio comunale». Ma intanto si è appreso che oggi scriverà a Kutufà una lettera ufficiale in cui chiederà chiarimenti su alcune questioni istituzionali.
 Insomma, sono passati solo sei mesi, ma i tempi in cui entrambi magnificavano la “discarica green del Limoncino” sembrano così lontani...
 
«Siamo pronti anche a revocare l’autorizzazione»  
 
Kutufà attende l’esito del nuovo studio: ho fiducia nel lavoro fatto dai tecnici  
 
 
 LIVORNO. La mozione del centrosinistra approvata giovedì scorso in Provincia impegna, tra l’altro, a dare incarico al Cnr o l’Università di Pisa di realizzare uno stress-test sulla discarica del Limoncino.
 Presidente Kutufà, cosa accadrà se lo studio dovesse verificare che c’è qualcosa che non va nell’autorizzazione per la discarica?
 «Ne prenderemo atto».
 E cioè?
 «Ci comporteremo di conseguenza».
 Scusi se insistiamo, ma deve spiegarsi meglio: cosa farà la Provincia se lo stress-test dovesse riscontrare che c’è qualcosa che non va?
 «Io ho piena fiducia nel lavoro che è stato svolto dai nostri tecnici. Ove venissero riscontrate delle problematiche sul funzionamento della discarica, aggiungeremo delle prescrizioni a carico dei proprietari-gestori. Lo studio, insomma, non sarà affidato tanto per fare».
 D’accordo. Ma se venissero evidenziati problemi particolarmente gravi?  «Se lo studio dovesse indicare dei problemi di maggiore gravità, potremmo arrivare anche alla revoca della concessione. Ma è una ipotesi estrema».
 Estrema sì, ma possibile. In tal caso, vi trovereste a fare i conti con una maxi-causa, con tanto di richiesta di risarcimento danni, da parte di Bellabarba. Se ne rende conto?
 «Sì, ma al momento non esistono elementi di preoccupazione che facciano ipotizzare questo scenario».
 Presidente, perché ha scritto al prefetto?
«Perché è il rappresentante dello Stato e perchè presiede il comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Non si può lasciare che questa vicenda sia risolta da un confronto tra i lavoratori di Bellabarba e i cittadini del comitato: la situazione rischia di degenerare col passare dei giorni e perciò bisogna intervenire perchè chi lavora lo faccia in sicurezza e tranquillità, senza però negare a chi protesta la libertà di farlo. È anche un problema di sicurezza».
A.G.  

VALTRIANI (CNA)  
 
«No alla dittatura dei comitati»  
 
 
 LIVORNO. «Paolo Bellabarba ha pienamente ragione e continua ad avere tutto il nostro sostegno nel chiedere di poter lavorare in base alle autorizzazioni ricevute». Questo il giudizio di Marco Valtriani, direttore della Cna, sulla vicenda della discarica del Limoncino. Che poi si rivolge dirattamente ai cittadini del comitato. Con un richiamo rivolto anche alle istituzioni. «Se qualcuno si sente leso da quegli atti è più che lecito che dissenta, ma nelle sedi opportune e senza ostacolare chi può esercitare i diritti che dagli atti stessi vengono sanciti. La politica deve fare il suo ruolo fino in fondo e non fino a quando qualcuno non protesta, rimettendo allora tutto in discussione: così non si fa la democrazia, ma la dittatura dei comitati».
 «Purtroppo - continua Valtriani - scontiamo in questa dinamica tutta la distanza che c’è fra il mondo della politica, in cui si decide “con” e “dei” soldi degli altri, e quella dell’impresa, in cui l’imprenditore rischia i suoi di soldi: è per questo che i progetti ci mettono anni a percorrere gli iter procedurali in cui decine di persone sono chiamate a dire la propria; intendiamoci, ciò sarebbe anche un bene essendo la garanzia per la società che tutto sia in regola e non vada contro l’interesse generale, ma se non fosse che alla fine di tutti i passaggi, ottenute le autorizzazioni, non si blocchi tutto per un interesse particolare».
 Valtriani aggiunge che «come spiega bene Bellabarba, quando un’impresa investe in un progetto di quelle dimensioni, in gioco non c’è l’intero equilibrio aziendale, che rischia di saltare se l’investimento non realizza i suoi effetti positivi nel periodo programmato in base alle autorizzazioni ricevute».
 «Le aziende hanno bisogno di certezze - sottolinea il direttore della Cna - già devono affrontare il mercato con le sue incognite, le concorrenze sleali, i suoi costi finanziari e burocratici, figuriamoci se poi devono anche affrontare gli ostacoli di una politica che invece di fare le regole e farle rispettare, si mette a cambiare le carte in tavola; se un diritto è acquisito, è acquisito, e deve esserne garantito l’esercizio».
 «Non si chiede uno strappo alle regole in nome del fare impresa e del lavoro - conclude - ma al contrario che le regole, una volta scritte, non vengano strappate. Aspettare che siano soggetti terzi come la magistratura a compiere o difendere le scelte significa esautorarsi da ciò che la democrazia affida alla politica, quella però con la P maiuscola».
 
«Troviamo soluzioni alternative all’utilizzo del monte La Poggia»  
 
 
 
 
SILVIO LAMI, CAPOGRUPPO   PDRC IN PROVINCIA  

 
 Fin dall’inizio, da quando cioè è scoppiata la polemica sulla discarica al Limoncino è risultato evidente che ci trovavamo di fronte a un brutto pasticcio. Non possiamo nasconderci che le autorizzazioni concesse alla società Bellabarba hanno limiti sul piano formale ma principalmente sono contestabili sul piano sostanziale.  Sul piano formale proprio perché è mancato quel necessario percorso partecipato in evidente contraddizione con lo stesso programma di indirizzo di questa amministrazione. Sul piano sostanziale perché l’individuazione del Monte La Poggia, per molti aspetti risulta non idonea come impianto terminale di smaltimento.
 L’aver presentato in consiglio provinciale le due mozioni e in tal modo aver considerato esaurito il ruolo della 3ª commissione è da considerarsi un errore. Proprio sulla base della relazione del lavoro svolto dalla 3ª commissione si potrebbero e dovrebbero ricercare soluzioni conseguenti e alternative alla attività di discarica.
 Il centro del confronto politico deve rimanere attestato sul fatto che la concessione di discarica, in quella localizzazione, è da riconvertire con un progetto di reale risanamento ambientale.


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