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Sfilano i lavoratori di Bellabarba - Il Tirreno sabato 26 febbraio
«Limoncino, basta blocchi. Vogliamo lavorare». Striscioni contro la Amadio
JUNA GOTI
LIVORNO. «No alla Repubblica di Limoncino». Si è aperta così, con questo striscione portato in corteo da via dei Materassai al Comune, la protesta organizzata ieri mattina dai lavoratori del gruppo Bellabarba. Cento edili hanno attraversato la città a bordo di gru e camion aziendali per chiedere di «lavorare nella legalità». Il riferimento è a un’altra protesta, quella degli abitanti del Limoncino, che da sei mesi presidiano l’angolo con via della valle Benedetta per impedire la realizzazione della discarica. «Gli ostacoli creati al monte La Poggia - si legge nel volantino distribuito in strada dai lavoratori - ci stanno impedendo di operare con efficacia e rischiano di danneggiare un’azienda che ha sempre garantito regolarità contrattuali e stipendi. Ci rivolgiamo agli enti locali perché facciano quanto di loro competenza e alle forze dell’ordine perché garantiscono il nostro diritto a lavorare». «La nostra è un’attività legalmente autorizzata - spiega Paolo Bellabarba - e i lavoratori manifestano perchè vengono violati i loro diritti».
In strada non mancano frecciate politiche. Sono indirizzate soprattutto alla capogruppo del Pdl, Marcella Amadio, che prima (in una trasmissione televisiva) ha definito i lavoratori «patetici e strumentalizzati», poi in consiglio ha difeso a spada tratta le istanze del no alla discarica. Tra fischietti e rallentamenti del traffico spuntano così due striscioni ironici: «Marcella apparecchia, siamo in cento» e ancora «Marcella butta la pasta». Immediata la risposta della consigliera, che va giù dura: «Sono ventriloqui di Bellabarba e maschilisti. Devono capire che un consigliere comunale ha tutto il diritto di esprimere le proprie posizioni. Io butterò anche la pasta, ma continuerò a dire no all’impianto». «Oltretutto - scrive - quello che è emerso a carico dei funzionari della Provincia getta nuove ombre sul progetto: sarebbero opportuno che il sindaco e il presidente Kutufà attivassero l’avvocatura dei rispettivi enti per fare marcia indietro». Polemiche politiche a parte, i lavoratori del gruppo Bellabarba sottolineano che «la crisi ha già messo in ginocchio i cantieri edili della città e il blocco sta danneggiando un progetto già autorizzato da mesi. Non si può lasciare che il monte La Poggia si trasformi nella Repubblica del Limoncino».
Monteburrone: il gip convalida il sequestro
LIVORNO. Anche il Gip ha convalidato il sequestro per discarica abusiva dell’ex cava di Monteburrone, lungo la panoramica che porta a Montenero. L’area - in gestione alla società Bellabarba, ma di proprietà della famiglia Canaccini - è soggetta a un progetto di ripristino ambientale attraverso macerie e terre di scavo provenienti dai cantieri pubblici sparsi in città: dall’acquario Cestoni al canale di viale Caprera, passando per i capannoni portuali. A disporre il sequestro preventivo era stato a inizio febbraio il corpo forestale dello stato, guidato dal comandante Luca Barattini, per il sospetto conferimento di materiale non autorizzato. Dopo la convalida dei sigilli da parte della Procura sono scattate le analisi di Arpat: una serie di campionamenti in doppia copia consegnati anche ai gestori e ai proprietari dell’area. «Siamo sicuri di avere lavorato bene - ripete Paolo Bellabarba - nell’ex cava non sono finiti rifiuti di alcun genere, ma solo terre autorizzate». I gestori fanno sapere che le controanalisi fatte fare dal privato proprietario ai laboratori di Aamps sono già pronte: «Lunedì o martedì il nostro legale (l’avvocato Laura Formichini) presenterà al tribunale del riesame la richiesta di dissequestro». Ma per capire davvero cosa accadrà lungo i boschi che portano a Montenero ci sarà da attendere la risposta di Arpat. (j.g.)
E in Provincia torna in ballo il voto sull’emendamento
LIVORNO. È giallo sulla mozione da emendare che mercoledì ha infiammato il consiglio provinciale. Mozione che, una volta modificata, avrebbe portato l’assemblea a votare l’approvazione (o meno) della famosa relazione sulla discarica del Limoncino saltata fuori dalla commissione ambiente. «La votazione - ripete la capogruppo del Pdl, Costanza Vaccaro - va ripetuta: come recita l’articolo 23 del regolamento, la modifica richiesta dal nostro gruppo al testo presentato inizialmente, avrebbe dovuto essere accolta senza ricorrere alla verifica». Tradotto: il consiglio avrebbe dovuto dire subito (senza votare alcuna modica alla prima mozione presentata dal Pdl) se fare sua la relazione “incriminata”. Ma ecco che spunta il giallo: come fa sapere il presidente Fabio Di Bonito (Pd) la vicenda sta andando avanti a colpi di regolamento. Perché secondo l’interpretazione della segreteria quella presentata in mezzo alla discussione dal Pdl sarebbe stata una riformulazione, in pratica una nuova mozione.
«Sarà la conferenza dei capigruppo - chiarisce - a decidere se rimettere a votazione nel prossimo consiglio la nuova mozione. A questo punto spero proprio di sì per stracciare la questione». Ma come voteranno le varie anime della coalizione (soprattutto Sel e Idv, ma anche qualche consigliere del Pd) se ci sarà da “sfiduciare” la relazione?
J.G.
LETTERA
Kutufà scrive al prefetto: consentire i lavori
LIVORNO. I lavoratori di Bellabarba hanno incontrato il presidente Kutufà e gli assessori alle attività produttive di Provincia e Comune, Nista e Majidi. Kutufà ha inviato una lettera al Prefetto con allegate le due mozioni sulla discarica del Limoncino votate dal consiglio provinciale. Una (approvata) che impegna l’amministrazione ad andare avanti nel progetto, ma con una forte riduzione dei codici e l’affidamento di un nuovo studio tecnico, l’altra (respinta) che avrebbe previsto la sospensione delle autorizzazioni. «l’ipotesi di sospensione dell’autorizzazione è stata largamente respinta e che il progetto va avanti - si legge nella lettera - Ora è compito di chi è preposto alla tutela dell’ordine pubblico assicurarne l’esecuzione».
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