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La crisi libica colpisce la Sarplast - Il Tirreno Cecina domenica 27 febbraio
Congelata grossa commessa. Richiesta la cassa integrazione per 110 addetti
A rischio i contratti di 40 interinali L’azienda: «Stiamo cercando nuovo ordini per limitare le difficoltà»
MARIO MOSCADELLI
SANTA LUCE. La crisi libica si sta ripercuotendo su una delle più grosse aziende del territorio, l’ex Sarplast, ora Iniziative Industriali. Il caos che si è scatenato nel paese nordafricano ha bloccato una importante commessa, che ha portato l’azienda di Santa Luce - specializzata nella produzione di tubi in vetroresina - a richiedere precauzionalmente la cassa integrazione per tutti i dipendenti.
È stata programmata, inoltre, anche l’eventuale l’interruzione dei contratti con gli interinali. In totale sono 150 - tra quadri, impiegati e operai - le persone interessate da questo momento di difficoltà occupazionale. «Il nostro compito ora - spiega Raffaele Colangelo, direttore dello stabilimento - è di trovare soluzioni capaci di farci evitare il ricorso alla cassa integrazione o almeno di limitarla al minimo».
La commessa. La fabbrica di via Rosignanina, sul mercato da 35 anni, nel 2010 ha assunto una commessa da grandi numeri in Libia: la costruzione di 200 pozzi di estrazione di acqua dal deserto e la distribuzione della risorsa. Una commessa, già finanziata dallo stato libico attraverso le banche, che avrebbe coperto il lavoro dell’intera fabbrica per due anni. Nel dicembre scorso è partito il primo lotto e nessuno si sarebbe immaginato quanto accaduto in questi giorni.
La crisi. L’esplosione del caos in Libia, infatti, ha portato i vertici dell’azienda - l’amministratore delegato Giuseppe Gotti e il direttore di stabilimento Colangelo - a convocare pochi giorni fa un incontro con i sindacati. Incontro dove è stato sottoscritto all’unanimità un accordo per affrontare la crisi. Accordo che concretamente partirà domani e che sarà vigilato e aggiornato nella speranza di novità incoraggianti. «Il primo passo - spiega Alessandro Conforti, della Rsu di fabbrica - sarà quello delle ferie forzate per tutto il personale dipendente. Andranno avanti nel lavoro, per circa due settimane, i 40 interinali: al termine di questo periodo i loro contratti saranno spenti». E sarà allora che scatterà la cassa integrazione per i 110 dipendenti, quadri compresi. «Queste sono le previsioni ad oggi: gli scenari possono cambiare da un momento all’altro, visto che l’azienda è a caccia anche di nuovi ordini. Comunque sia, la cassa integrazione prevista sarà di una settimana al mese per non andare ad intaccare troppo lo stipendio. Cassa integrazione che sarà anticipata dall’azienda, che ha assicurato anche il pagamento a marzo del premio di produzione». Dunque, da domani si fermeranno due linee su quattro: la Px3 e la Cam 12, ovvero quelle dedicate alla realizzazione di tubi da piantare sotto terra. La linea Px2 (tubi per linee aeree) andrà avanti grazie al fatto che Sarplast ha fatto rientrare al suo interno alcuni lavori esternalizzati. Andrà spedita la linea Px1, che in questo momento sta costruendo tubi per Panama. «Nell’accordo firmato inoltre - continua Conforti - l’azienda valuterà caso per caso gli interinali. Con due obiettivi. Primo: capire se per qualcuno c’è la possibilità di assunzione e di cassa integrazione. Secondo: contattare le singole agenzie per valutare se la possibilità di ottenere gli ammortizzatori sociali. È stato assicurato che quando le linee ripartiranno saranno chiamati gli stessi interinali oggi presenti nello stabilimento».
Le prospettive. L’ufficio commerciale si è già messo in moto a caccia di nuove commesse. «Tutto questo - dice Conforti - nella speranza che la situazione in Libia si risolva in qualche modo. La nostra commessa, per fortuna, si riferisce ad opere necessarie per la popolazione e già finanziate dalle banche. Dunque, non c’è il rischio di un annullamento. Di sicuro ci sarà da stringere i denti almeno fino ad aprile, ma abbiamo fiducia. Siamo un’azienda forte, con un grande coesione tra dirigenti e dipendenti e tra sindacati». A proposito di commesse, l’azienda ha avviato un contatto con un cliente inglese capace di dare ossigeno.
I SOCIALISTI
«Dobbiamo dare aiuto alla fabbrica»
SANTA LUCE. «Tutti dobbiamo impegnarci a dare sostegno alla Sarplast». È il messaggio di Paolo Sammuri, consigliere comunale del gruppo Uniti per Santa Luce e di Lidio Tani, segretario del Psi di Santa Luce. Un messaggio fatto partire dopo l’assemblea dell’altra sera a Pastina del gruppo consiliare. «Venuti a conoscenza della difficile situazione creata nell’azienda di Macchiaverde dalla crisi libica - dicono Sammuri e Tani - esprimiamo solidarietà a tutti i dipendenti e alla direzione». Sammuri e Tani proseguono nell’intervento: «Nel contempo si invitano tutte le autorità locali, provinciali e nazionali, compreso Confindustria e sindacati, ad attivarsi tempestivamente perché questa storica fabbrica abbia tutto il sostegno sociale, tecnico e economico per superare questo difficile momento di crisi».
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