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Senza manifatturiero la Toscana non ha futuro - Il Tirreno Livorno
La dinamica del mercato delle automobili in Europa durante il 2010 non mostra il minimo accenno di ripresa. L’andamento delle vendite nell’Europa a 27 (più Svizzera ed Efta) ha subito nel 2010 un arretramento dell’1,5% (a 13,8 milioni di unità vendute) mentre quello dell’Europa a 15 è andato sotto di quasi il 6%, scendendo così sotto la quota 13milioni alla quale si era giunti nel 2007. Il mercato tedesco nel 2010 è ancora il primo con oltre 2,9 milioni di auto assorbite, ma crolla del 23,4 %, dopo che nel 2009 grazie ad incentivi ecc. era cresciuto quasi altrettanto. Seguono il mercato francese con 2,3 milioni di auto vendute (-2,2% nel 2010), il mercato britannico con poco più di 2 milioni (l’unico a crescere nell’ultimo anno +2%). Infine l’Italia, al quarto posto con quasi 2 milioni di unità vendute (un secco -9,2%).
Tra le marche primeggia la Volkswagen con 1,5milioni di auto vendute (-6,6% rispetto al 2009), seguita da Renault e Ford con poco più di 1milione ciascuna (ma una performance ben diversa rispetto al 2009, +3,4% la prima e -13,3% la seconda). Poi vengono Opel (General Motors) e Peugeot con 1milione per una (-5,5% e -0,4% rispetto all’anno precedente). La Fiat si piazza al settimo posto (dopo Citroen) con appena 800mila auto vendute (crollo rispetto al 2009 di quasi il 19%), ed una quota di mercato che passa dal 7,1 % al 5,8%. A livello di gruppo non è andata tanto meglio. Sempre nel 2010, Fiat Group (Fiat, Lancia, Alfa ecc.) ha subito in Europa un calo del 17%, immatricolando 1,04 milioni di nuove auto contro gli 1,26 milioni del 2009. Di fatto Fiat vende ormai meno della metà dei 2,5 milioni di auto collocate sul mercato dal gruppo Volkswagen (con il marchio omonimo più Audi, Seat e Skoda). In termini di quota di mercato l’aggregato Fiat è passato purtroppo dall’8,7% al 7,5%. Soprattutto quest’ultimo dato spiega bene lo stato di agitazione che pervade il gruppo ex-torinese. Ci fa capire, anche se non condividere, la faccia “cattiva” mostrata dal top management aziendale e dalla famiglia Agnelli.
Non c’è dubbio che questo trend negativo delle vendite si collega agli scarsi investimenti in tecnologia sia di prodotto che di processo. Tardando, a fare dell’innovazione e del ritmo di rinnovo dei modelli il fattore strategico di competitività, alla Fiat non è rimasto che manovrare la variabile costi. Tutto questo mette a repentagliol’attuale schema di localizzazione, ecco il perché delle enfasi su Polonia, Serbia o Brasile. Parliamoci chiaro, si tratta di un ripiego difensivo perché la strategia giusta sarebbe tutt’altra, come indicano Volkswagen e Daimler-Benz che non ci pensano nemmeno a lasciare il vantaggio competitivo strategico costituito dalle competenze dei loro lavoratori tedeschi (internazionalizzazione? giusto quella che ci vuole).
Per l’area vasta costiera della Toscana questo è un problema rilevante. Il piccolo aggregato di imprese automotive che risiedono in area vasta, legato a Fiat com’è, resta sotto minaccia di delocalizzazione. Occorrono urgenti strategie di marketing d’area per sfruttare ogni opportunità di attrazione di nuove realtà del settore, ora, che abbiamo ancora dei fattori di richiamo rilevanti. Le università, come si è “scoperto” in questi giorni di riflessioni inedite (sono solo 17 anni che parliamo di attrazione degli investimenti), ma soprattutto abbiamo ancora infrastrutture logistiche semi-efficaci, un porto che è un hub mediterraneo per i traffici auto edinfine un aggregato di potenziali fornitori della filiera presenti in area (le stesse considerazioni si potrebbero fare per la cantieristica).
Non ci si illuda però, non ci sono scorciatoie, la moda sembra diventata attrarre “servizi”, ma se non c’è un tessuto manifatturiero progredito e solido non si attraggono servizi avanzati con il quale integrarli. Perciò, prima o almeno insieme ai servizi bisogna attrarre investimenti di logistica e manifattura, o presto avremo solo siti dismessi e lavoratori a casa (saranno felici quelli che pensano alla Toscana come novella Las Vegas).
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