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Affacciati sul mare ecco largo Tito Neri e via Gaetano D'Alesio - Il Tirreno Livorno
Autorità e familiari alla cerimonia di intitolazione del belvedere alla Fortezza e della strada davanti al cantiere
ROBERTO RIU
LIVORNO. Tito Neri e Gaetano D’Alesio, due personalità del mondo portuale ed armatoriale che hanno significato molto per Livorno, da ieri mattina hanno compiuto il loro ingresso ufficiale nella toponomastica cittadina con l’intitolazione, rispettivamente, di una piccola piazza e di una via.
A Tito Neri è stato, in particolare, dedicato lo slargo a terrazza da cui si possono vedere la Fortezza Vecchia, la Darsena Vecchia ed il Palazzo dei Portuali: una piccola piazza che rappresenta di sicuro un luogo simbolo per colui che in gioventù, lontano erede di una famiglia proveniente nel’600 da Sestri Levante, esercitò, come il padre Costante, il mestiere di navicellaio, avvicendato con il raddobbo dei velieri e la riparazione delle coffe per lo scarico del carbone, prima di avviare negli anni’30 la sua fortunata attività con i rimorchiatori che è tuttora proseguita dai suoi discendenti: un uomo che, come ha messo in evidenza Piero Neri, si è sempre sentito un autentico marinaio e portuale livornese.
E’ stato invece intitolato a Gaetano D’Alesio il tratto di strada compreso fra piazza Luigi Orlando e gli scali Novi Lena, affacciato su piazza Mazzini e costeggiato sul lato mare dallo storico palazzo direzionale dell’ex Cantiere Orlando. Anche qui si tratta di un luogo simbolo: è infatti dal cantiere navale livornese che in passato sono scese in mare alcune delle motonavi nel tempo allineate dalla flotta D’Alesio come il tanker Liliana D’Alesio e la chimichiera Calafuria. E, come ha affermato Nino D’Alesio, suo padre aveva gli uffici della sua azienda proprio lì vicino e, nato in Borgo dei Cappuccini da una famiglia originaria di Torre Annunziata, il piccolo Gaetano amava giocare proprio in piazza Mazzini.
Alle brevi cerimonie di scoprimento della targa d’intitolazione, oltre ai rispettivi familiari dei due importanti imprenditori livornesi ed a diversi esponenti della portualità e dell’economia locale, ha partecipato il sindaco Alessandro Cosimi accompagnato dall’assessore alle culture Mario Tredici. Dal sindaco è stato, in particolare, sottolineato come non può avere futuro una città che non abbia memoria del suo passato. Ed appunto per questo è stato scelto di ricordare in modo significativo due livornesi che hanno lasciato alla loro città una traccia tangibile del proprio lavoro e del proprio impegno di una vita.
«Un uomo di successo livornese fino in fondo»
PIERO NERI
Desidero ringraziare il sindaco Alessandro Cosimi, e tutta l’amministrazione comunale, che hanno voluto onorare la memoria di Tito Neri intitolando al suo nome questo splendido posto.
La scelta del luogo non poteva essere più appropriata perché in questa darsena Tito Neri da giovanissimo ormeggiava i navicelli e faceva manutenzione ai velieri e alle spalle è la sede dei lavoratori portuali come suo padre Costante Neri. Sicuramente ne sarebbe stato contento.
Non nascondo la mia emozione nel vedere presenti familiari e amici ed ex dipendenti che lo conobbero e lo apprezzarono e che tuttora, a distanza di quaranta anni dalla sua scomparsa, me ne parlano spesso con affetto ed ammirazione.
Perché? Perché Tito Neri è sempre stato uno di loro; seppur uomo di successo non ha mai dimenticato le sue origini di famiglia di lavoratori trasferitasi a Livorno sulla metà del 1600 perché qui a Livorno, porto franco, aveva trovato un’opportunità di lavoro in più rispetto a quella offerta da Genova o La Spezia.
Tito Neri ha continuato con successo sulle orme del padre dimostrando di essere nella vita e sul lavoro un tipico esemplare dell’autentico carattere livornese, un impasto di spirito di avventura, di pionierismo, di insofferenza, di maschia esuberanza, di furberie micidiali e di primitive ingenuità. Di questa materia grezza era formato Tito Neri nella sua vita per il lavoro, per il mare, per la sua città.
Tito Neri si è sempre sentito un autentico “marinaio e portuale livornese” e quando, dopo tanti anni, verrà eletto Cavaliere del lavoro, esclamerà “Finalmente un portuale Cavaliere del Lavoro”.
Egli ha vissuto la sua vita di lavoro, di successi sempre con modestia, discrezione e generosità verso chi aveva bisogno di aiuto. Era solito dire che possedeva solo alberi in mare, non aveva mai avuto possedimenti in terra. Il suo stile di vita era semplice e spartano. Aldo Santini, nel libro “Livornesi del 900”, lo ricorda come il più livornese degli imprenditori locali, autentico figlio del popolo, venuto su dal nulla e legato al popolo della sua città come nessun altro. Usava dire a noi nipoti: “Non dimenticate mai le vostre origini e la riconoscenza verso la città per tutte le opportunità che vi ha offerto”.
Grazie alla città di Livorno.
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