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Torna in corsa la mozione sulla discarica - La Nazione Livorno

 

Il Pdl impugna il regolamento e riapre il dibattito sulla cava di Monte La Poggia
 
 — LIVORNO —
COLPO DI SCENA. Torneranno sui tavoli del consiglio provinciale la mozione e l’emendamento sulla discarica del Limocnino presentati dal Popolo delle Libertà al centro della polemica scoppiata giovedì mattina a Palazzo Granducale. E ci torneranno — riaprendo così l’infuocato dibattito sulla discarica — perchè il Pdl, con l’abilità del consigliere Alessandro Corsinovi e la determinazione della capogruppo Costanza Vaccaro, ha impugnato il regolamento. Nella seduta di giovedì mattina, infatti, il presidente del consiglio Fabio Di Bonito (nella foto grande) Laveva messo in votazione l’emendamento del Pdl che chiedeva l’approvazione in toto della relazione fatta dalla terza commissione ambiente; mancando il quorum per l’astensione del Pd, l’emendamento era saltato. Ma il voto non è previsto nel caso di emendamenti a mozioni, il regolamento parla chiaro. Così alla prossima seduta del consiglio provinciale coloro che non hanno avuto soddisfazione nell’esito della seduta consiliare del 23 febbraio, possono sognare di avere giustizia. Soddisfatta la capogruppo del Pdl Vaccaro, protagonista di un alterco con il presidente Di Bonito che l’ha cacciata dall’aula, dopo un braccio di ferro armato da toni sopra le righe. «Il presidente dovrà chiedermi scusa un’altra volta — dice la Vaccaro — e soprattutto dovrà stare più tranquillo, soprattutto con il centrodestra». Poi aggiunge: «Di Bonito dovrà riconoscere l’errore: il consigliere Corsinovi aveva ragione, non  si  poteva   mettere  in votazione preliminare il testo presentato dal Gruppo Pdl. Il testo, erroneamente bocciato,  si  dovrà rivotare». La capogruppo attacca: «Quanto   accade  nei  palazzi  delle  istituzioni è indicativo  di una arroganza del potere che però non paga più. Da  diverso  tempo anche in Provincia a fare l’opposizione c’è gente tosta, preparata,  e  forse la  nostra opposizione disturba  e innervosisce. Qualcuno  mi ha domandato  se  chiederò le dimissioni di Di Bonito. Non credo le darebbe solo perché glielo chiedo io,  quindi  non le chiederò. Noi  siamo gente  seria: non spariamo  frasi  ad  effetto sulle  dimissioni  solo per fare notizia. Mi risulta  invece che, al posto attualmente occupato da Di Bonito,  ci punti qualcun  altro  della  maggioranza».  
NEL POMERIGGIO il presidente del consiglio ha accolto la richiesta del Pdl, la mozione emendata sarà riproposta in consiglio. «Di Bonito — dice Corsinovi — ritiene che questo possa servire ad avere anche “maggiore tranquillità e aggiunge che coglierà l’occasione per chiarire l’accaduto con l’ assunzione dei vari livelli di responsabilità”. Mi pare una attestazione di grande importanza, e un segnale di responsabilità che rimette al giusto posto il “ruolo” di Di Bonito persona rispetto alla quale non ho mai avuto dubbi, stimandolo e apprezzandolo. Di Bonito è uno dei pochi che sa cosa vuol dire la politica e che ha il senso delle istituzioni».
Michela Berti

 
LE REAZIONI NEL MIRINO ALESSIO VILLANO RESPONSABILE DEL LAVORO DEL PARTITO SOCIALISTA  
 
La rabbia dei cittadini e gli attacchi del comitato
 
 «FINALMENTE esce allo scoperto lo scandalo (perchè proprio di uno scandalo si tratta..) della discarica del Limoncino, ma mi chiedo — oltre ai soliti battibecchi-ricatto tra partiti politici e ai presunti conflitti d’interesse tra amministratori, ditte eccetera — vogliamo guardare al merito?» E’ l’inizio di una lunga lettera di una cittadina che si firma con il nickname Libera75. «Leggo su La Nazione di “investimenti nel parco dei monti livornesi con l’ipotesi di riassorbire la discarica una volta ripristinata nel parco stesso” Ma che significa? Che non solo la discarica va avanti, ma si ingloba anche nel parco come biglietto da visita?» In effetti non sembra proprio il massimo per l’ambientalsimo. «Il territorio ed il parco sono prima di tutto dei cittadini e gli enti dovrebbero prima di tutto essere al servizio dei cittadini o mi sbaglio? Svegliatevi anzi svegliamoci!»
IL COMITATO contro la discarica invece risponde a Alessio Villano responsabile lavoro dei socialisti. «Villando garantisce che la discarica è sicura: nessun inquinamento ambientale, non ci sono frane attive, le vie vicinali del Limoncino e della Sambuca sono ottimali per il transito dei Pellicani da 40 tonnellate. Ma la cosa più eclatante è che Villano sa anche che il materiale oggetto dello smaltimento non sarà nocivo perché ci sono i controlli . Il Comitato si congratula con Villano per le sue granitiche certezze anche se sommessamente fa notare che la ex cava di Monte Burrone in cui dovevano andare solo le terre di scavo di lavori pubblici e non 106 codici CER come in quella del Limoncino è sotto sequestro. Ma evidentemente i tempi del socialismo romantico che tutelavano l’ambiente, la salute e la serenità delle persone sono cambiate. Oggi anche i socialisti si schierano con il potere».  
 
I nodi al pettine
CARA Nazione, leggo il corsivo sul comportamento del presidente della Provincia nella travagliata questione della cava del Limoncino, e vorrei dare un ulteriore piccolo approfondimento. Dice bene il sindaco Cosimi, quando, pubblicamnente censurando il pilatesco comportamento del presidente della Provincia, afferma che la Procura non fa amministrazione attiva e che, piuttosto che portare atti relativi al proprio operato all’approvazione dei magistrati, gli organi eletti debbono eseguire il loro mandato al meglio ed assumersi fino in fondo le responsabilità che la legge e gli elettori loro affidano. Per questo mi era sembrato giusto, all’indomani della corsa in Procura, di invitare il presidente Kutufà a non sfuggire alle proprie responsabilità, amministrative e contabili, riconoscendo i suoi eventuali errori e traendone le conseguenze. Si apprende, viceversa, che, in un interminabile gioco del cerino acceso, vengono sottoposti a procedimento disciplinare dirigenti della sua stessa amministrazione che non avrebbero vigilato abbastanza nei confronti di altri dipendenti. Ma si dimentica che la funzione primaria di un amministratore è proprio quella di indirizzo, vigilanza e controllo: la funzione stessa non può essere relegata agli onori ed agli emolumenti della carica. Assurdo dunque scaricare le responsabilità su un dirigente perché non avrebbe fatto quello che il suo stesso capo in primis, su di una pratica di rilevantissima importanza, ha omesso di fare. Ma non si sfugge alle responsabilità ed i nodi vengono al pettine. Delle due l’una: o la concessione è legittima, ed allora non si possono negare i diritti di chi l’ha ottenuta, o si è sbagliato a darla, ed allora si assumono gli atti conseguenti. Sugli aspetti politici di questa approssimativa gestione di una partita importantissima, giudicheranno i cittadini, siano essi abitanti preoccupati della propria salute o i lavoratori che rischiano, per questa insipienza, il proprio posto di lavoro. Una cosa è certa: in questo paese la parola «dimissioni» è rimasta solo una voce sullo Zingarelli.
* esponente dell’Api


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