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Anche procedimenti disciplinari nel circo di Palazzo Granducale - La Nazione Livorno

 

Verifiche sui documenti elaborati da Serra e Rafanelli. Tensione fortissima col
 
di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
«IO NON MI VOGLIO più ritrovare in queste situazioni». L’architetto Reginaldo Serra responsabile del dipartimento ambiente e territorio che ha seguito, sin dai suoi primi passi, l’iter autorizzativo per la discarica del Limoncino, non ne può più di essere messo in croce per questa vicenda. E ieri mattina, seguendo l’acceso dibattito in consiglio, si è lasciato scappare con l’assessore Nista questa espressione di disappunto. Del resto sia lui che l’ingegner Andrea Rafanelli sono al centro di un procedimento disciplinare firmato dal segretario generale Fabio Martino Battista aperto dopo la relazione della terza commissione ambiente. Procedimento nei confronti di Andrea Rafanelli che non si è astenuto — come prevede l’articolo 6 del codice di comportamento dei dipendenti — nella fase autorizzativa del progetto della cava dove compare la firma dello zio Antonio Rafanelli, e l’architetto Serra per non aver controllato l’astensione. Si complica dunque la posizione dei dipendenti della Provincia coinvolti nell’iter autorizzativo della discarica di Monte La Poggia finito nel mirino della terza commissione ambiente che sotto la guida puntigliosa di Luca Bogi, capogruppo dell’Idv, ha cercato la «verità». E c’è’ andata così vicino che il Pdl ha fatto di tutto ieri per farla votare e la maggioranza del Pd invece ha fatto di tutto — e ci è riuscita anche se in modo maldestro — per non farla votare.
ECCO CHE davanti ai membri del comitato e ad alcuni lavoratori di Bellabarba — protagonisti di qualche momento di tensione fra di loro — al consiglio provinciale di ieri sono volate parole grosse. Con tanto di espulsione dalla sala — seguita da scuse immediate del presidente Di Bonito («Preso dalla tensione ho abusato dei miei poteri») — della capogruppo del Pdl Costanza Vaccaro che si era scagliata contro la maggioranza dopo per aver presentato un emendamento — nel tentativo di incassare il voto sulla scabrosa relazione — che non ha raggiunto il quorum (vedi box a lato). Ma il Pdl ha ottenuto comunque un bel risultato mettendo a nudo la voragine all’interno della maggioranza; e le urla dei membri del comitato dietro al presidente della Provincia Kutufà sono l’ennesima riprova della figuretta che l’ente ha fatto con i cittadini affatto appagati dal capogruppo del Pd Elis Bufalini che ha affermato: «Chiedo scusa se non c’è stato sufficiente controllo politico». E il riferimento è, ovviamente, al procedimaneto autorizzativo che — come ha urlato Benito Gragnoli del Pdl, «Non è mai arrivato sui tavoli del consiglio provinciale nella precedente legislatura ed io c’ero. Voi prendete in giro i cittadini, avete fatto gravi errori e Kutufà non si fida nemmeno dei suoi tecnici se porta gli atti in Procura. Lei ha paura anche della sua ombra». Giusto insomma per ricordare ai presenti che Kutufà non è certo cuor di leone e che pur di levarsi «la forfora» dalle spalle trova sempre qualcuno a cui dare la colpa.
IL PD HA CERCATO di compattare le fila con l’assessore Nicola Nista che ha ricordato la necessità di dare risposte a un milione 200 mila tonnellate di rifuti industriali, con Rossella Lupi che ha puntato il dito sulla necessità di fare procedure più partecipate con i cittadini. Ma l’intervento di Antonio Ceccantini ha fatto capire che sull’ambiente in Provincia ci sono dei consiglieri che non sono più disposti a scherzare. E anche se ormai la discarica al Limoncino si farà di sicuro l’imminente piano provinciale dei rifiuti non avrà vita facile. Anche di questo parlerà la commissione di garanzia e controllo, presieduta da Maurizio Zingoni, che martedì doveva ascoltare la relazione del presidente Kutufà il quale ha pensato bene di non presentarsi. «Complimenti — ha detto ironico Zingoni — avete fatto un atto di grande coraggio perché è questo il vostro modo di gestire le cose». Ma il coraggio, si sa, non è nel dna del presidente Kutufà.  

MAGGIORANZA L’ATTO «APOCRIFO» CIRCOLA NEGLI ENTI LOCALI E CERCA DI SMONTARE LA RELAZIONE  
 
Spunta un documento per «istruire» i consiglieri
 
 UN ALTRO TASSELLO si unisce alla già pesante vicenda della discarica del Limoncino. Da qualche giorno, circola anche un documento «apocrifo» come ha ricordato il consiglio provinciale il consigliere del Pdl Alessandro Corsinovi dove ogni punto della relazione viene «commentato». Una sorta di vademecum per i consiglieri della maggioranza che dovevano esprimersi nelle assemblee pubbliche. Il documento «apocrifo» cerca di giustificare tutto il procedimento fatto fin qui dalle amministrazioni: dalla mancata inchiesta pubblica — più volte invocata ieri mattina in consiglio — alle valutazioni ambientali, dalle sorgenti dell’acqua ai controlli in fase di realizzazione sulla discarica. Elementi che erano stati ampiamente analizzati dalla terza commissione ambiente che ieri si è dimostrata compatta nel voto sulle due mozioni finite sui tavoli del consiglio provinciale: quella del Pdl che ha incassato l’astensione di Antonio Ceccantini Pd, Luca Bogi Idv e Cristiano Adriani Sel, e l’altra della maggioranza passata con la forza dei numeri in casa Pd. La mozione del Pdl — illustrata da Alessandro Corsinovi — riprendeva in gran parte le conclusioni scritte dai consiglieri della terza commissione e, per questo, è stata bocciata. Ma la mozione del Pdl ha incassato comunque l’astensione di Luca Bogi, capogruppo e segretario dell’Idv, che ieri mattina in consiglio provinciale, non si è tirato indietro sul lavoro svolto dalla commissione da lui presieduta. Aveva tutti gli i documenti sul suo tavolo: un faldone che conteneva la «verità».
«IN QUESTI GIORNI — ho detto Bogi — ho pensato molto a quanto stava accadendo e mi è venuto in mente il film Gesù di Nazareth quando Ponzio Pilato, ad un certo punto, dice la parola ‘verità’. Ma cos’è la verità? Io la ricerco, sulla mia pelle. Ma se non si cerca la verità sarà difficile dare risposte ai cittadini e a chi ci lavora». Anche se il sogno di Bogi sarebbe quello di «ripristinare il sito facendoci un bel prato fiorito». Ma sarà difficile trasformare una discarica che Bogi ha paragonato ad un «wc» in un prato fiorito...  
 
E in Comune solo chiacchere davanti a lavoratori e comitato  
Nessuna mozione al voto per evitare la spaccatura  
 
 ERA DAI TEMPI della drammatica vertenza per il cantiere navale Fratelli Orlando (i lavoratori erano padroni di se stessi perché soci della cooperativa e altri erano solo dipendenti) che in consiglio comunale non si presentavano lavoratori e datori di lavoro insieme. Anche se all’ordine del giorno c’era solo il dibattito, nessuna mozione da votare. Paolo Bellabarba, titolare con il fratello della omonima ditta, si è presentato con i suoi dipendenti, accompagnati anche dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, nella gremitissima aula consiliare dove si stava discutendo animatamente del progetto di discarica. I Bellabarba stanno realizzando nella ex cava di Monte La Poggia. In mezzo al pubblico c’era anche il Comitato a salvaguardia della cava.
TRA I LAVORATORI l’umore è nero. Lo spettro della perdita del posto li affligge. «Lavoro per Bellabarbda dal 1994 come escavatorista. — è la testimonianza di Andrea Ferrari — lavoro ai cantieri di Borgo di Magrignano, ma con i problemi che ci sono nel settore edile se non parte la discarica ci saranno ripercussioni per tutti i 35 dipendenti Bellabarba, per i 35 lavoratori della ditta Biagi assorbita da Bellabarba e per i 25 addetti del nostro indotto». E si lascia andare ad un commento: «Ho il timore che questa protesta del Comitato sia stata strumentalizzata perché prima che si sapesse della discarica c’era la questione degli annessi agricoli abusivi: esploso il caso della discarica degli annessi non si parla più». Maurizio Bottoni lavora per Bellabarba da 21 anni e Giovanni Merlini da 11 anni. «Siamo in consiglio per lottare a difesa del nostro posto di lavoro. Siamo esasperati» sottolineano quando li avviciniamo. «E non sappiamo fino a quando riusciremo a restare calmi». Merlini aggiunge: «Siamo stati minacciati. Ma per cosa? Se è tutto in regola. Piuttosto penso che dietro la protesta del Comitato c’è la richiesta di condonare gli annessi abusivi. Ma li buttino giù, così usiamo le macerie per il ripristino della cava di Monte La Poggia». Marco Rossi, alle dipendenze dei Bellabarba da 12 anni, con moglie e figlio a carico e mutuo da pagare è molto preoccupato.
«PIÙ TEMPO perdiamo nel completare la discarica più questo peserà su Bellabarba che ha fatto ingenti investimenti per il progetto di discarica, sulla quale ha puntato per diversificare l’attività visto che il settore edile è in crisi». Aggiunge: «Quando sarà a regime la discarica impiegherà dieci addetti. Ma già adesso a causa della crisi in edilizia sono a casa 20 addetti della Alba Edil che lavora per noi per le urbanizzazioni e le costruzioni civili». Per cui « il Comitato ha diritto di protestare, ma se continua a bloccare la strada del Limoncino, ci metterà in ginocchio in una inutile guerra tra poveri».
Monica Dolciotti


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