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Discarica: Cosimi «molla» Kutufà - Il Tirreno Livorno
Criticata la scelta di portare la mozione in Procura «La magistratura non fa amministrazione attiva...»
Cannito: «Meglio trovare un sito alternativo». Bartimmo: «Che brutto pasticcio» Amadio: «L’ex cava è franosa e c’è l’acqua»
LIVORNO. «Non ci siamo sottratti al dibattito in questo consiglio per non dare la sensazione che sfuggiamo. Ma sarebbe stato meglio discutere dopo la Provincia: non voglio entrare in procedure che riguardano un altro ente». Lo ripete il sindaco Alessandro Cosimi davanti ai lavoratori di Bellabarba e residenti del Limoncino che martedì sera hanno preso parte al consiglio comunale.
Il sindaco non si sottrae al faccia a faccia infuocato, è vero, ma getta spesso la palla tra le braccia del vicino di palazzo, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà. Come quando sottolinea che «molti di quei soggetti che oggi si lamentano erano presenti alla conferenza dei servizi, ma non siamo stati noi a tutelare quel percorso...». Poi in una frase pronunciata nel bel mezzo delle conclusioni si può leggere anche una frecciata a Kutufà, che è corso in Procura per consegnare la relazione della sua commissione ambiente: «La magistratura non fa amministrazione attiva...». A proposito di relazioni, Cosimi mette i puntini sulle i: «Sui nostri tecnici non vogliono che ci siano elementi di ambiguità». E si lascia andare a un paragone non proprio felice. Ai consiglieri del centro destra che tirano in ballo il dirigente di Palazzo Granducale Andrea Rafanelli (nominato nella relazione perché nipote del progettista della discarica) il sindaco controbatte: «Non parlate qui di parentele. Non facciamo associazioni fuori luogo: io non mi permetto di dire che tutto il centrodestra è ladro tirando in ballo la storia dei dirigenti e del sindaco di Milano Letizia Moratti». Cosa vuol dire, che dall’altro lato della strada qualcosa non va? La frase che arriva dopo è chiara: «Anche secondo me ci sono elementi su cui la magistratura deve fare chiarezza».
Cosimi traccia due linee di fuga: «Trattare col proprietario perché vengano eliminati i materiali che possono spaventare i cittadini e continuare il ripristino delle cave con materiale inerte, secondo il progetto Atlante originario».
Intanto, come annunciato, la maggioranza non vota alcuna mozione congiunta. Lamberto Giannini (Sel) ribadisce il suo no all’impianto, ma sottolinea anche che «è inutile creare attese, non abbiamo il potere di decidere». Andrea Romano (Idv) rivendica il lavoro fatto dalla commissione ambiente della Provincia (presieduta dal suo segretario) e a proposito della corsa in Procura raccomanda di «non incappare in cortocircuiti istituzionali». Dice che «indietro non si torna e non si può che trattare sui codici, ma la trattativa per ora non ha avuto buon esito». «Perché Kutufà è andato in Procura? - Chiede Gianfranco Lamberti (Confronto) - Ha ravvisato ipotesi di reato? O la Provincia si assume le sue responsabilità o con la logica dello scaricabarile è un dramma». Tiziana Bartimmo (Rc) grida al ‹‹pasticciaccio›› mentre Cannito chiede di «avviare il monitoraggio di siti alternativi». Marco Taradash (Pdl) ironizza: «Altro che discussioni su come rifare piazza Grande, qui la città è stata messa di fronte al fatto compiuto». E Amadio (Pdl) attacca: «C’è la fata turchina che trasforma una strada privata in pubblica? Il monte La Poggia è franoso e c’è l’acqua: lì la discarica non s’ha da fare».
J.G.
I due capigruppo hanno chiesto di stralciare alcune misure dalla revisione del piano strutturale
«Aree pedonali e Ztl più grandi»
Gulì (Pd) e Romano (Idv): subito gli interventi sulla mobilità
ALESSANDRO GUARDUCCI
LIVORNO. L’avvio delle procedure per la redazione del piano della mobilità urbana sarebbe dovuto avvenire nei primi cento giorni del primo mandato di Alessandro Cosimi, come ha ricordato l’altro ieri in consiglio comunale Marco Cannito (Città Diversa) citando un articolo del Tirreno. Ma dal 2004 a oggi il nuovo piano è rimasto nel cassetto dei progetti incompiuti.
L’unico sussulto si è avuto nel dicembre scorso, quando sindaco e giunta hanno deciso di inserire il piano della mobilità all’interno dei nuovi strumenti urbanistici: è per questo che una relazione firmata dall’assessore Massimo Bettini è stata allegata al documento di affidamento della revisione del piano strutturale.
Ma i tempi della revisione urbanistica sono necessariamente lunghi. Sicuramente troppo lunghi per le esigenze di Livorno in tema di mobilità: problemi come quelli riguardanti il trasporto pubblico necessitano infatti di risposte urgenti. E non è un caso che due pezzi da novanta della maggioranza di centrosinistra come Massimo Gulì (Pd) e Andrea Romano (Idv) abbiano chiesto, nei loro interventi in consiglio comunale, di accelerare con l’applicazione dei provvedimenti sul traffico. «Dobbiamo iniziare subito a lavorare sull’allegato al documento di affido - dice il capogruppo del Pd - e verificare la possibilità di estrapolare alcuni interventi sul traffico dal più ampio contesto del piano strutturale. Un lavoro che dovrà essere svolto in commissione per poi approdare in consiglio».
Parole dolci come il miele per il capogruppo dell’Idv. «È tanto tempo che chiediamo di mettere mano alla mobilità cittadina - spiega Romano - ma non siamo mai stati ascoltati. Ora che abbiamo anche l’appoggio del Pd credo che l’amministrazione ci ascolterà: è chiaro che le scelte in materia di traffico dovranno armonizzarsi con quelle urbanistiche, ma la situazione è talmente grave - a partire proprio dal trasporto pubblica - che richiede di essere affrontata subito».
L’esponente dell’Idv indica anche quelli che sono, a suo giudizio, i provvedimenti da mettere quanto prima in pratica. «Per rendere redditizio il trasporto pubblico - afferma - bisogna incentivare l’uso del bus a scapito dell’auto. Per questo bisogna attivare le corsie preferenziali protette (le così dette Lam) per lo scorrimento veloce dei bus. In più si dovranno ampliare le aree pedonali e la Ztl: al riguardo, ci sono già alcune indicazioni in tal senso nell’allegato al piano strutturale. Infine, bisogna incrementare l’utilizzo dei parcheggi scambiatori già esistenti (viale della Libertà, Santa Trinita, via Del Corona, etc.): per evitare che continuino a restare deserti, l’unica soluzione è di installare nelle vicinanze dei varchi videosorvegliati, ampliando così la zona a traffico limitato».
Quindi no alla realizzazione di nuovi parcheggi. «Noi siamo contrari a realizzare un nuovo parcheggio in piazza Benamozegh - risponde Andrea Romano - perché attrarrebbe traffico privato in centro. Siamo invece favorevoli al parcheggio della Bellana, che tra l’altro è inserito nel programma di mandato di Cosimi».
A proposito di mandati del sindaco: in quello del 2004 era prevista la riapertura di piazza Cavour, in quella del 2008 no. Come la mettiamo? «Non credo che Cosimi se lo sia dimenticato - dice il capogruppo del Pd - Se non lo ha inserito un motivo di certo ci sarà e noi ci riteniamo soddisfatti, visto che siamo contrari alla riapertura di piazza Cavour al traffico. Credo che la pensi allo stesso modo Gulì». Il capogruppo del Pd, però, non si sbilancia: «Stiamo preparando una relazione da consegnare all’assessore Bettini, e non è il caso di parlare di singoli interventi. Il nuovo piano dovrà comunque tutelare i pedoni e i ciclisti, e quindi dovrà assicurare più aree pedonali e un collegamento sicuro tra le piste ciclabili. In più la Ztl dovrà essere ampliata per incentivare l’uso del mezzo pubblico. Tutte misure che vanno nella direzione dell’allegato al piano strutturale».
Sel: l’accordo sul trasporto pubblico pone le basi per la riforma del settore
SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTà
E’ stato recentemente siglato un accordo al tavolo regionale sul trasporto pubblico toscano, che costituisce un avanzamento importante per costruire in modo efficace il futuro del settore. L’accordo sul futuro del tpl, firmato da Regione, enti locali (Anci e Upi), aziende di trasporto (con le loro rappresentanze Asstra e Anav) e sindacati (Cgil, Cisl, Uil), affronta senza strappi sociali e con soluzioni condivise la fase transitoria del 2011 e getta le basi per la riforma del settore nel 2012.
La Regione si è impegnata a destinare al tpl ulteriori quattro milioni di euro e a procedere quanto prima alla ripartizione dei circa cinque milioni di euro già a bilancio per la cosiddetta premialità. Grazie alle nuove risorse regionali e al reintegro di 700.000 euro del Comune di Livorno, l’amministrazione comunale sta provvedendo a sistemare le maggiori criticità con un recupero dei chilometri tagliati. Nel frattempo l’amministrazione sta compiendo investimenti nella priorità semaforica e nella ridefinizione delle linee esistenti in modo da aumentare la velocità commerciale. Del resto la premialità ottenuta dall’azienda è sintomo del buon lavoro fatto anche negli anni precedenti con la collaborazione dei lavoratori. Si auspica che grazie al reintegro delle somme tagliate, al pensionamento dei lavoratori aventi diritto e alla stipula dei contratti di solidarietà l’azienda possa recuperare il livello del servizio e salvaguardare il livello dell’occupazione.
Sel, in considerazione della criticità della situazione, dovuta ai tagli indiscriminati del governo Berlusconi, e al recente accordo sopra detto, ritiene che si possa superare questo periodo con il minor danno possibile per gli utenti e per i lavoratori e già da ora si debba lavorare per porre le basi per la riforma del settore nel 2012.
Di Bonito espelle la Vaccaro dall’aula e tutto il Pdl va via
Ceccantini (Pd) vota la mozione del centrodestra che però non passa (ben undici le astensioni)
Passa invece il documento del centrosinistra però le divisioni sulla discarica non accennano in alcun modo a diminuire
JUNA GOTI
LIVORNO. Il presidente Fabio Di Bonito (Pd) spedisce fuori dalla sala la capogruppo del Pdl Costanza Vaccaro: i suoi la seguono indispettiti fino a quando l’ultimo rappresentante del centrodestra rimasto in consiglio, Alessandro Corsinovi, chiude questo imbarazzante capitolo politico - istituzionale sbattendo dietro di sé la porta. Si è conclusa così, davanti alle facce attonite dei lavoratori di Bellabarba e dei rappresentanti del comitato antidiscarica, la delicata discussione dei consiglieri provinciali sul Limoncino. Una discussione attesa da tempo perché all’ordine del giorno - oltre a due mozioni presentate dalla maggioranza e da alcuni consiglieri del centrodestra - c’era la famosa relazione uscita fuori dalla commissione ambiente e portata dal presidente Giorgio Kutufà in Procura.
BUFERA PDL: SCOPPIA IL CAOS.
Il caos scoppia quando il Pdl chiede di emendare, cioè modificare, la mozione presentata pochi minuti prima. Come? Aggiungendo una frase in cui si chiede di approvare la relazione della terza commissione. Proprio quella mal digerita dalla giunta. La mossa è astuta e rischia di mettere di nuovo in crisi la maggioranza (Idv, Pd e Sel) perché non è un mistero che per presentarsi all’appuntamento di ieri con una mozione congiunta la coalizione abbia dovuto fare i salti mortali. Il capogruppo di Idv, Luca Bogi, è proprio il presidente della commissione “incriminata”, mentre Antonio Ceccantini (Pd) è uno dei commissari più attivi. Il risultato è che Idv non partecipa al voto e Ceccantini è a favore. Alla fine, su 26 votanti, 9 dicono sì alla modifica, 6 no e 11 si astengono. C’è la maggioranza, ma non assoluta e l’emendamento non passa. Apriti cielo per il centrodestra che grida alla scorrettezza (ma la regola è così): e il vice coordinatore regionale Maurizio Zingoni abbandona la sala. Il presidente del consiglio poi perde le staffe e spedisce fuori la capogruppo Vaccaro che se ne va gridando. Abbandono in massa del salone. Di Bonito si scusa in diretta (ha contro il il regolamento), ma la frittata è fatta.
OK ALLA MOZIONE DI MAGGIORANZA.
Intanto una mozione passa. E’ quella della coalizione di centrosinistra che come anticipato nei giorni scorsi, impegna in sintesi il consiglio a trattare con il proprietario dell’ex cava per conferire all’interno solo i rifiuti delle operazioni di costruzione, valutare se esiste una viabilità alternativa, affidare un nuovo studio idrogeologico (“stress test”) a un soggetto terzo come il Cnr, realizzare il parco dei Monti livornesi e far sì che diventi una sorta di “presidio di controllo” dell’impianto, trovare gli strumenti affinché in futuro i cittadini e gli stessi organi rappresentativi vengano coinvolti di più nelle decisioni di governo.
DIBATTITO ACCESO.
Il centrodestra critica la mozione di maggioranza, («E’ aria fritta») e mostra anche qualche spaccatura interna. Perché se Zingoni è prudente e difende le ragioni dell’imprenditore («State danneggiando i cittadini che non sono stati informati, ma soprattutto un imprenditore che ha fatto investimenti legittimi»), Vaccaro spara a zero sulla discarica: «Non è un’opera conforme alle previsioni urbanistiche». Benito Gragnoli attacca Kutufà: «La discarica era voluta da tutte le forze politiche, ma voi avete scelto il sito sbagliato. Lei, presidente, ha paura anche dell’acqua: perché è corso in Procura? Non ha fiducia nell’operato dei suoi uffici?» Duro anche Massimo Malanima: «E’ impossibile tornare indietro, Il tentativo politico di scaricare le responsabilità sugli uffici è imbarazzante». Il capogruppo del Pd, Elis Bufalini, sottolinea che «abbiamo già chiesto scusa per la scarsa partecipazione, ma abbiamo responsabilità di governo e questo non è un dibattito su un’autorizzazione da dare. Non si torna indietro».
Cristiano Adriani (Sel) chiede di «rivedere il progetto Atlante e riportarlo al disegno originario che prevedeva di riempire le cave solo con terre e rocce». Silvio Lami (Rc) bolla il sito come «non idoneo» e vota no a tutte le mozioni. Ma ad entrare nel dettaglio è soprattutto il capogruppo di Idv, Luca Bogi, che ripercorrendo il lavoro fatto dalla sua commissione parla di «acqua che affiora dal terreno di cava», «frane ripetute», «sopralluoghi che hanno fatto nascere nuovi dubbi più che sciogliere i nodi». Bogi dice sì alla mozione di maggioranza «per dare un segnale ben preciso: le ex cave devono essere riempite solo con inerti». Ma i dubbi sul Limoncino e i rapporti con la maggioranza - mozione o non mozione - sembrano tutt’altro che chiariti.
Ecco la contro-relazione
Palazzo Granducale risponde ai vari dubbi sollevati dalla commissione ambiente. Però...
LIVORNO. Per rispondere a tutti i dubbi sollevati dalla relazione della commissione ambiente, l’amministrazione provinciale sta preparando una sorta di contro-relazione. Una bozza del documento è approdata due giorni fa in giunta: ripercorre punto per punto le obiezioni e le richieste di chiarimento arrivate dai commissari e dagli stessi tecnici del comitato anti-discarica che hanno contribuito alla stesura della relazione. Certo è curioso che la giunta non abbia portato le diciotto pagine del nuovo documento in consiglio ieri mattina.
A pagina tre compare subito uno dei punti più dibattuti da maggioranza e opposizioni. Perché non è stata convocata l’inchiesta pubblica per informare cittadini e rappresentanti politici prima di concedere le autorizzazioni? «Per la fase partecipativa - si legge nella risposta dell’amministrazione - fu organizzata una presentazione pubblica non partecipata e nel periodo di deposito non giunse agli uffici alcuna osservazione. Per cui, in quel momento, non c’erano elementi che giustificassero l’indizione di inchiesta pubblica».
Poi una delle questioni più scottanti. Il ruolo del dirigente Andrea Rafanelli, che stando a quanto scritto dai commissari della Provincia «avrebbe dovuto astenersi dal procedimento autorizzativo della discarica perché nipote del progettista scelto dalla famiglia Bellabarba». Frasi messe nero su bianco e mai ripetute ieri, nel corso del dibattito. «Occorre - scrivono i vertici di Palazzo Granducale - avere presente che Rafanelli, all’epoca dei fatti, era responsabile dell’unità operativa rifiuti e bonifiche dei siti inquinati. Il responsabile dell’unità tutela dell’ambiente non avrebbe potuto esimersi dal richiedere un’istruttoria all’ufficio preposto, istruttoria che è stata inevitabilmente approntata dai collaboratori di Rafanelli».
«L’ingegnere - chiude la nota - nell’ambito del procedimento di Via si è limitato a firmare il relativo verbale per attestare la sua presenza alla struttura operativa in modo trasparente e inerente alla sola matrice di competenza. Quando da funzionario è diventato dirigente con potere di firma di atti aventi rilevanza esterna è stato emanato un decreto del presidente che stabiliva che in caso di incompatibilità sarebbe stato sostituito da Enrico Bartoletti: solo quando è diventato dirigente si sarebbero potute ravvisare le incompatibilità definite dall’articolo 6 del regolamento della Provincia».
Quanto alle frane evidenziate dalla commissione ambiente, l’amministrazione risponde che «i movimenti sono avvenuti in un’area esterna a quella di cava», mentre sulle sorgenti d’acqua scrive in sintesi che ‹«a presenza di un complesso argillitico rappresenta una barriera naturale alla circolazione dell’acqua». Ma intanto ci sarà un nuovo studio tecnico...
J.G.
AFFIDATO UN NUOVO STUDIO
I tecnici della Provincia si sentono scaricati
LIVORNO. La Provincia affiderà un nuovo studio tecnico a un soggetto terzo. «Un soggetto - ripete il presidente Kutufà - che garantisca a maggiore tutela e sicurezza per tutti». Come il Cnr o l’ordine dei geologi. Palazzo Granducale raccomanda un bello stress test, «una specie di esame sotto sforzo per vedere se il progetto tiene». Già, ma cosa ne pensano i tecnici che a quel progetto, a quelle autorizzazioni, hanno lavorato per anni? Ieri mattina, a seguire il dibattito dal fondo della sala, c’era anche il responsabile del procedimento che ha portato all’autorizzazione della discarica, l’architetto Reginaldo Serra. Dietro a lui, ironia della sorte, la fila degli anti-discarica. Serra non fa dichiarazioni ufficiali, ma trattiene a stento il disappunto. Come quando la capogruppo del Pdl, Costanza Vaccaro, grida al microfono «che l’opera non è conforme alle previsioni urbanistiche».
«Qui si va vicini a una denuncia per diffamazione...» sbotta lui nell’orecchio di un collega. E lo stesso fa quando la portavoce del comitato, Rosaria Scaffidi, tenta l’arrembaggio: «Aspetti che la registro - dice Serra - voglio che si senta bene ciò che dice...» Ma a surriscaldare il clima ci pensa soprattutto la mozione di maggioranza. Perché se affidare un nuovo studio rasserena-animi può essere una via di uscita politica dal pasticcio Limoncino, non è certo uno scambio di complimenti con i tecnici della Provincia. «Non mi esprimo in questa fase - dice - chi ha un minimo di buonsenso capisce da solo come la penso...», taglia corto Serra.
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