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Unione, soldi finiti anche per il gasolio - Il Tirreno Piombino

 

Dipendenti e sindacati in assemblea per fare il punto sugli stipendi di febbraio ancora a rischio  
 
 
Gli operai forestali: se scoppiasse un incendio non potremmo intervenire  
 
 
 
Dal personale un appello ai sindaci fino a oggi latitanti  
 
VALENTINA LANDUCCI  


 PORTOFERRAIO. Anche i soldi per la benzina sono finiti. E i fornitori non intendono riempire i serbatori dei mezzi dell’Unione, anche quelli dell’anticendio, se non dietro pagamento immediato. Da oggi niente più credito perché temono di non vedersi restituire dall’ente il dovuto.
 Volendo estremizzare se oggi scoppiasse un incendio, come spiegano gli operai forestali dell’Unione, l’autobotte non potrebbe partire perché a secco: niente gasolio, niente fondo cassa per fare il pieno, niente garanzia di intervento. Se fosse stata necessaria un’altra dimostrazione della gravità della crisi dell’Unione eccola servita. Di questo e degli altri problemi che affliggono l’ente si è discusso ieri in un’assemblea sindacale convocata in concomitanza con una conferenza dei sindaci dell’Unione. Il confornto tra i primi cittadini, però, è stato annullato ma i lavoratori si sono riuniti lo stesso insieme ai rappresentanti sindacali di categoria: quelli della Funzione pubblica di Cgil e Cisl oltre che Fai Cisl e Flai Cgil. Il quadro che emerge è drammatico. Probabilmente gli stipendi di febbraio (che dovrebbero essere pagati domani per gli amministrativi e i primi di marzo per gli operai forestali) arriveranno raschiando il fondo del barile «cioè - spiegano i lavoratori - ciò che rimane a disposizione dello scoperto bancario». «Ma ad oggi - spiega Alessandro Giuliani di Flai Cgil - non ci sono comunque certezze di poter riscuotere integralmente gli stipendi di febbraio e questo non fa che esasperare il personale che non riesce a capire come mai, dopo tanti comunicati e denunce, non siano arrivate risposte dagli amministratori elbani, in particolare dai sindaci. Cosa che ci fa ancora più male visto che riteniamo questo ente una ricchezza per tutto l’Arcipelago». Sul tema degli stipendi, poi, c’è anche un’altra questione. «Non si tratta solo della copertura finanziaria delle buste paga - spiega Marco Carducci di Fai Cisl - c’è anche il pagamento dei contributi. In tutto servono oltre 150mila euro. I problemi emersi per quelli di febbraio si ripeteranno il mese successivo. Nonostante questo ente abbia garantito lavori e opere su tutto il territorio, a beneficio di tutti i Comuni, ci sono enti che hanno beneficiato degli interventi ma non li hanno ancora pagati. Eppure conoscono la nostra situazione». Soldi non riscossi, insomma, che ora farebbero molto comodo all’Unione. Come del resto le cifre al centro del contenzioso con Asa. In pratica quelle relative al valore degli impianti idrici ceduti alla società dell’acqua nel 2005 ma il cui passaggio non è mai stato ratificato nè remunerato - il valore è stimato in circa due milioni - all’Unione. Ma anche il milione e 200mila euro del Logo Cigri che Asa non intende pagare in virtù di precedenti accordi siglati con l’ex Comunità montana ma mai ratificati dagli organi politici dell’ente. Tutto questo pesa come un macigno sui conti dell’Unione il cui funzionamento giornaliero «vale all’incirca 4mila 500 euro - spiegano i lavoratori - una cifra che va a incrementare, giorno dopo giorno, il debito dell’ente che già è di 4 milioni». Da qui l’invito da parte di Manuel Anselmi della Funzione Pubblica della Cgil «agli amministratori e ai sindaci dell’isola, fino ad oggi completamente latitanti, perché in occasione della prossima conferenza dei sindaci ci convochino e si facciano carico delle loro responsabilità».


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