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Istituzioni piegate su Gallanti dal volere di Matteoli e Rossi - La Nazione Livorno

 

Partita la seconda terna: solo la Camera di Commercio non ha ceduto
 
 di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
LA «FOGLIA DI FICO» per coprire — come si dice — le vergogne, si chiama nella fattispecie Angelo Roma. Che proprio non avrebbe voluto prestarsi, ma ha dovuto cedere — e pare tutt’altro che volentieri — alle calde pressioni dell’amico sindaco Sandro Cosimi. Fino a venerdi sera Roma si augurava che fosse trovata un’altra formula, ovvero il nome di un altro agnello sacrificale: poi, quasi in nottata, l’appello del sindaco. Con una richiesta alla quale non si poteva rispondere di no.
FINISCE così la pessima telenovela della seconda «terna» per la presidenza della Port Authority labronica: telenovela già scritta da tempo, con il designato presidente avvocatop Giuliano Gallanti che al momento funge da commissario ma avendo in tasca il bastone di maresciallo («napoleonamente» parlando) per congiunta promessa tra il ministro Matteoli e il governatore toscano Rossi.
MALGRADO le bastonate sui denti da parte del suo stesso partito — che proprio la scelta di Gallanti non l’ha digerita, e non tanto per il personaggio quanto per il modo — il sindaco s’è assunto la responsabilità politica di indicare l’avvocato genovese, affiancandolo, appunto, con la «foglia di fico» Roma, che voleva essere un tributo almeno formale alle richieste della portualità di un personaggio delle banchine.
IL PRESIDENTE della Provincia Giorgio Kutufà e il sindaco di Capraia Maurizio Della Rosa hanno inghiottito fiele ma si sono schierati su Gallanti: potenza del «suggerimento» da Firenze, dove evidentemente di salvare la faccia a chi aveva detto solo poco prima «mai e poi mai» non è importato meno che niente. A confermarsi non allineata ai diktat, sia della politica labronica sia della Regione, è stata la giunta della Camera di Commercio; che ha aspettato fino alla scadenza del tempo limite ed ha poi «sparato» il suo nome, anch’esso puramente di facciata visti gli accordi esistenti tra Roma e Firenze su Gallanti, ma comunque rappresentativo del mondo del porto almeno come Angelo Roma: e cioè il presidente della Spedimar, l’associazione degli spedizionieri, Roberto Alberti.
«UNA CANDIDATURA puramente di servizio — ha voluto commentare il presidente della Camera, Roberto Nardi — da parte di un operatore portuale che non si è con questo contrapposto ad alcuno, ma ha soltanto dato la propria disponibilità a completare una terna come richiesto dal ministro».
VICENDA conclusa dunque ? Rimane l’amarezza — tutt’altro che nascosta — dei tanti che avrebbero voluto continuare fino in fondo la battaglia in difesa del presidente uscente Roberto Piccini. Tra i quali si è collocato «sua sponte» anche lo stesso sindaco Cosimi, pur assumendosi la responsabilità di essere poi ripiegato su Gallanti. Ma ha prevalso la realpolitik, ovvero: insistere su Piccini contro il «niet» del ministro avrebbe solo portato a un commissariamento di anni; che nessuno vuole e che naturalmente non sarebbe stato il massimo per il porto. Si conclude così quel che si sapeva da settimane e che è stato preceduto da un teatrino infinito tra dichiarazioni roboanti e anche notevoli perdite di tempo. Come dire: salviamo almeno le forme. Ma che Gallanti doveva essere si sapeva: e infatti è stato.
 
GRANDI MANOVRE UN PROBLEMA TUTTO INTERNO AL PD CHE DEVE «SISTEMARE» ROBERTO PICCINI  
 
Ma ora c’è da trovare un posto al defenestrato
 
 ALLA FINE è arrivato anche un documento congiunto, firmato da tutte le istituzioni che hanno partecipato — con diversi gradi di responsabilità — al defenestramento di Roberto Piccini dalla presidenza dell’Authority. Dopo la risentita precisazione di ieri delle categorie portuali («Non ci siamo piegati agli accordi politici, ciascuno si assumerà le proprie responsabilità») il documento offre un ramoscello d’ulivo. Tutti concordi, alla fine, sul fatto che Piccini sarebbe andato bene, ma il ministro non l’ha voluto e dantescamente parlando «vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole». Dunque, ok a Gallanti, sul cui curriculum non c’è niente da obiettare. Volontà comune: superiamo questa faccenda e specialmente superiamo più velocemente possibile il commissariamento. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul ruolo che potrebbe giocare Roberto Piccini, farebbe bene a rassegnarsi: Piccini «tiene famiglia», come si dice, insomma non vuol fare la fine di un Lamberti che da sindaco è finito a ritrovarsi come pensionato, unico caso di un vip della sinistra livornese a non aver continuato il suo «cursum honoris».
ANCHE i sassi ormai sanno che è voce corrente la promessa di una presidenza di prestigio (e ben remunerata) com’è quella della «Porto 2000». Anche i sassi sanno che si tratta di una promessa, e non certo di una contratto: per di più in una fase di privatizzazione della «Porto 2000» che potrebbe creare qualche problema se l’acquirente volesse disconoscere l’impegno. Ma gli strumenti per evitare sgarbi le istituzioni li hanno, specie se c’è l’accordo tra i due soci attuali (Authority e Camera di Commercio). Insomma: rimarranno imbarazzanti strascichi politici specie nel Pd, ma il più è fatto. Rimangono i tempi tecnici: sulla nuova terna l’accordo Matteoli-Rossi è scontato, poi tocca alle commissioni parlamentari, quindi il decreto. Volendo si può fare in meno di un mese. E il lo vorrebbe davvero.
Antonio Fulvi


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