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In fabbrica sette nodi di governabilità - Il Sole 24 Ore
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Francesca Barbieri
La questione sulla governabilità degli impianti, sollevata da Sergio Marchionne nei giorni scorsi, accende i riflettori sui possibili campanelli di allarme che mettono a rischio la normale produzione nelle fabbriche. Il Sole 24 Ore ha chiesto a un panel di giuslavoristi ed esperti d'individuare i potenziali fattori di rischio e, soprattutto, gli eventuali rimedi.
Punto primo: la rappresentanza sindacale. «Il nostro sistema è costruito sull'unità di azione dei sindacati – osserva il giuslavorista Michel Martone – che per decenni hanno agito sempre compatti: ora che l'equilibrio si è rotto, manca una regola di risoluzione pacifica dei conflitti». In altre parole, se un accordo è sottoscritto a maggioranza, la minoranza non è vincolata a rispettarlo. A ciò si lega il secondo fattore di disturbo: gli effetti della clausola di tregua, perché non è chiaro se l'impegno a non scioperare contro il contratto collettivo vincoli solo il sindacato che lo ha firmato, oppure anche tutti i lavoratori a cui si applica.
Come uscire dal pantano? «Serve un accordo tra le parti sociali – risponde Martone – seguito da una legge che ne rafforzi l'esigibilità». Sulla stessa linea è Pietro Ichino, che però ritiene improbabile «che a questo accordo interconfederale si arrivi entro breve termine» e suggerisce «una legge che, in via provvisoria e sussidiaria, stabilisca il diritto della coalizione sindacale maggioritaria a stipulare in azienda, anche in deroga al contratto nazionale, con effetti vincolanti per tutti».
Ma non solo. «Va riconosciuto – aggiunge Ichino – il diritto del sindacato minoritario alla voce in azienda, anche se non firma l'accordo». Un sistema che, secondo il giuslavorista, attenuerebbe l'effetto negativo sulla governabilità del terzo punto critico: l'assenza di una disciplina per il rapporto tra contratti collettivi di livello diverso.
Il quarto fattore identificato dagli esperti è la produttività del lavoro, a cui si legano anche la flessibilità produttiva (punto numero 5) e la partecipazione dei lavoratori (punto numero 6). «Una bassa produttività – spiega Luciano Pero, docente di organizzazione aziendale al Politecnico di Milano – può essere causata da alti livelli di assenteismo: in questo caso si può cercare di risolvere il problema attraverso l'adozione di modelli più flessibili dell'orario». Il riferimento è alla Germania e ai paesi scandinavi, dove molte aziende applicano in maniera consistente il part-time, spesso reversibile, la banca delle ore e altri modelli di flessibilità.
«L'aspetto-chiave – precisa Pero – sta nel coinvolgimento dei lavoratori nella messa a punto delle forme e procedure di organizzazione del lavoro, ma anche sul fronte di innovazione, qualità e sicurezza». La bassa produttività del lavoro, quindi, si risolleva incentivando l'adesione dal basso, «non tanto come partecipazione azionaria – sottolinea il sociologo Bruno Manghi – difficile da attuare nel nostro tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese, quanto come partecipazione cosciente dei dipendenti, perché soltanto con la collaborazione si può ottenere la qualità necessaria per competere».
Sulla stessa linea anche Giulio Sapelli, ordinario di Storia economica alla Statale di Milano: «Per assicurare continuità alla produzione bisogna creare una comunità di destino, in cui gli operai si sentono accomunati con l'azienda, anche se hanno interessi diversi». Un modello di compartecipazione che – spesso a livello informale – già prevale in Italia e ha portato a risultati positivi. «Basti pensare – evidenzia Sapelli – alle ristrutturazioni nel settore tessile, realizzate senza un'ora di sciopero, o all'industria chimica, che vanta punte di eccellenza sul fronte della no pollution».
La bussola che orienta ogni decisione dev'essere comunque la trasparenza degli obiettivi (settimo fattore critico), in assenza della quale «può essere compromessa la governabilità», puntualizza Giuseppe Berta, docente di Storia economica alla Bocconi. Paradigma difficile da attuare in una situazione di conflittualità sindacale come quella attuale in Fiat. «Un contesto – conclude Berta – che mette a repentaglio la competitività dell'azienda e il potere di rappresentanza del sindacato. Situazione decisamente più semplice nelle Pmi, dove s'instaurano relazioni dirette tra azienda e lavoratori che permettono d'impostare un buon rapporto di convivenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I fattori-chiave per la governabilità di un'azienda
A livello normativo
non è chiaro chi e in quale modo
ha potere di concludere accordi sindacali vincolanti per tutti i lavoratori, anche quelli aderenti ai sindacati non firmatari o non iscritti ad alcuni sindacato. C'è chi propone di risolvere l'incertezza con una riforma realizzata per via legislativa e chi invece propone
un accordo interconfederale
Non è chiaro se l'impegno a non scioperare contro il contratto collettivo vincoli soltanto il sindacato che lo ha firmato, oppure anche tutti i lavoratori, cui il contratto si applica, regola che peraltro si applica in quasi tutti i Paesi occidentali. Per assicurare governabilità a un'azienda è necessario che ci sia un reciproco impegno, da parte di azienda e sindacati, a rispettare gli accordi
Nel nostro sistema non è regolato il rapporto tra contratti collettivi di livello diverso: ne consegue una notevole incertezza circa
gli effetti del contratto aziendale che deroghi rispetto
a quello nazionale, quando lo stesso non sia firmato da tutte le organizzazioni sindacali che hanno
sottoscritto il contratto collettivo
nazionale di lavoro
La bassa produttività del lavoro è causata in parte anche
dagli alti livelli di assenteismo.
Tra le proposte per contrastare questo fenomeno, vi è
quella di consentire una gestione flessibile delle ore, sull'esempio della Germania e dei paesi scandinavi, dove sono diffuse iniziative come part-time reversibile e banca delle ore
Un'altra modalità che potrebbe incrementare la produttività del lavoro riguarda la flessibilità produttiva da attuare attraverso turni e orari modulabili
(i cosiddetti contratti a menù), realizzata con una negoziazione condivisa con il lavoratore, al quale viene lasciato un certo margine di scelta tra le diverse opzioni disponibili
La governabilità di un'azienda
può essere migliorata
attraverso una maggiore partecipazione dei lavoratori. Partecipazione intesa sia come coinvolgimento nell'organizzazione del lavoro, sia come partecipazione ai risultati dell'azienda attraverso l'assegnazione di quote del capitale della società
La governabilità di un'azienda
può essere messa
a repentaglio quando
non c'è trasparenza per i dipendenti sulla situazione dei conti e sugli obiettivi dell'azienda.
Più il management riesce a condividere gli obiettivi con i dipendenti,
più la governabilità è solida
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