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Unione, mancano i soldi per gli stipendi - Il Tirreno Elba

 

In cassa solo 42mila euro, tra le motivazioni la restituzione dei mutui sull’acquedotto che spetterebbero ad Asa  
 
Il presidente Della Lucia: li pagheremo ma ci rimetteranno i nostri fornitori  
 

 
 PORTOFERRAIO. In cassa sono rimasti 42mila euro. Troppo poco per pagare gli stipendi di febbraio ai 37 dipendenti dell’Unione dei Comuni. Tra contenziosi aperti, debiti e residui non più esigibili da parte dell’ente la cifra che manca in bilancio si aggira sui 4 milioni di euro. E l’ultimatum della Regione, pronta a sciogliere l’ex Comunità montana se non verranno attivate le gestioni associate previste dalla legge, complica ulteriormente la situazione.
 In una parola l’Unione dei Comuni è al capolinea. Da mesi il personale e i sindacati parlano di crisi. Da mesi il presidente nominato più o meno un anno fa ma dimissionario dalla scorsa estate, Claudio Della Lucia, chiede il commissariamento allo scopo di rimettere in ordine i conti e ripartire da zero, coinvolgendo tutti i Comuni dell’isola nella gestione dell’Unione. Ma ad oggi nessuna inizitiva concreta (nonostante alcuni tentativi da parte dello stesso Della Lucia) è stata intrapresa nè in questa nè in altre direzioni. E a richiamare l’attenzione sulla gravità della situazione ci devono pensare i lavoratori. Più precisamente una lettera del dirigente tecnico dell’Unione, l’architetto Mario Ferrari, che nella sua qualità di datore di lavoro (come disposto dalla giunta dell’ente) annuncia che i soldi sono finiti.
 «La disponibilità di cassa - scrive Ferrari rivolgendosi agli organi direttivi dell’Unione, ai sindaci elbani, alla Regione, alla Provincia e alla Prefettura - ammonta a 42.652,06 euro che non consentono il pagamento delle retribuzioni alle scadenze del 25 febbraio per il personale impiegato, del 10 marzo per il personale forestale e del 15 marzo per il versamento dei contributi di tutti i dipendenti».
 L’emergenza probabilmente verrà tamponata. I soldi per i lavoratori, assicura Della Lucia, si troveranno. Ma quando la coperta è corta è difficile far tornare i conti. «La salvaguardia degli stipenti è una priorità - spiega Della Lucia - e il 25 febbraio li pagheremo ma ci rimetteranno i fornitori che in questo momento ci fanno da cassa». L’Unione, in altre parole, ritarderà il pagamento delle ditte e delle cooperative che hanno lavorato in appalto per l’ente per riuscire ad assicurare lo stipendio ai propri dipendenti. Un’indotto che conta almeno una trentina di aziende, di piccole e medie dimensioni, prevalentemente elbane: tra 300 e 400 posti di lavoro.
 Legittimo chiedersi, a questo punto, che fine abbiano fatto i soldi dei lavoratori. Ferrari, nella sua lettera denuncia, richiama l’attenzione il contenzioso con Asa, il gestore del servizio idrico integrato al quale l’ex Comunità montana ha passato le competenze sull’acqua ormai sei anni fa. Un passaggio rispetto al quale sono rimaste aperte diverse partite economiche tra cui la restituzione dei mutui per opere realizzate sull’acquedotto che oggi l’Unione continua a pagare al posto di Asa la quale, nello specifico, non avrebbe ancora restituito all’ente l’ultima rata del debito: 160mila euro resi alle banche a dicembre 2010 che ora avrebbero fatto comodo proprio per far fronte al pagamento degli stipendi. Ma c’è di più, come spiega Ferrari. Ci sono circa due milioni di euro andati, per così dire, persi nel passaggio delle competenze sull’acquedotto: quelli relativi al Logo Cigri e al valore degli impianti trasferiti ad Asa al centro del contenzioso con la società dell’acqua grazie ai quali l’Unione potrebbe uscire dalla crisi se solo gli enti trovassero un accordo.
 
LA PROTESTA  
 
Assemblea e sit-in a Livorno Cgil e Cisl accusano i sindaci «A rischio i posti di lavoro»  
 
 
 
L’sos dei sindacati che denunciano la totale assenza degli organi politici «Ci saranno danni anche per i Comuni»  
 
 
 PORTOFERRAIO. Un’assemblea generale e un presidio in piazza del municipio a Livorno, il prossimo 25 febbraio, per denunciare la gravità della situazione che investe l’Unione dei Comuni dell’Elba e che mette a rischio gli stipendi dei dipendenti e il futuro delle ditte che lavorano in appalto per l’ente. «Siamo molto preoccupati per la situazione che si sta delineando e per la totale assenza degli organi politici» affermano i rappresentanti dei lavoratori di Cisl e Cgil che puntano il dito contro i sindaci i quali si sarebbero dimenticati dell’ultimatum arrivato dalla regione: quello del 31 marzo, data in cui o verranno attivate le gestioni associate o l’ente verrà commissionato e chiuso. Per i sindacati i sindaci non comprendono neppure le difficoltà del personale «che vede a rischio la mensilità di febbraio». Cgil e Cisl sono convinti che la chiusura dell’Unione rappresenti «un disastro economico per tutto il territorio elbano. Oltre a mettere a rischio gli oltre 30 lavoratori tra amministrativi, forestali e della bonifica, ne metterà a rischio altri 100 che fanno parte dell’indotto. La cosa più importante, della quale nessuno pare preoccuparsi, riguarda il pagamento dei debiti che l’ ente lascerebbe in caso di chiusura, debiti che a quel punto dovrebbero essere spalmati sui bilanci degli otto Comuni. E’ presumibile che, in alcuni Comuni, questo provocherebbe il dissesto finanziario, mentre per altri potrebbe significare la riduzione di servizi alla cittadinanza e per i cittadini significherebbe un aumento delle tasse. L’ assurdità di tale situazione sta nel fatto che l’ ente in questione vanta crediti per circa due milioni di euro». Per questi motivi, Fp Cgil, Flai Cgil, Fp Cisl e Fai Cisl, convocano un’ assemblea generale per l’ intera giornata del 25 febbraio con presidio in piazza del municipio a Livorno a partire dalle 10,30.


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