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Mtm dimezza la sede, 150 posti a rischio - Il Tirreno Livorno
La fabbrica restituisce parte dei capannoni in affitto, si teme una chiusura a luglio
L’azienda rassicura ma i sindacati sono preoccupati «Senza incentivi poche
prospettive»
LIVORNO. Da miracolo economico ad azienda a un passo dalla chiusura. In poco più di un anno si è completamente ribaltata la situazione della Mtm-Brc, l’azienda di Guasticce che installa impianti gpl sulle auto. Dei 150 dipendenti, solo 20 lavorano, gli altri sono in cassa integrazione a zero ore. E, alla scadenza della cassa, il rischio è che l’azienda decida di chiudere lo stabilimento. Anche se - va detto - finora ha sempre sostenuto il contrario, ritenendo Livorno un sito strategico.
La domanda di auto gpl, con la scomparsa degli ecoincentivi, è crollata dal 30% al 10% del totale delle immatricolazioni. Segno di questa difficoltà è la decisione, presa in questi giorni dalla società, di restituire all’Interporto una parte dei capannoni presi in affitto.
Un indizio di smobilitazione? I delegati sindacali della fabbrica sperano di no, ma sono preoccupati. Anche perchè, a lume di naso, non si vedono prospettive. «Se non si interviene in qualche modo, tra qualche mese rischiamo di trovarci con 150 posti di lavoro in meno. E non si dica che non si sapeva niente. Noi non ci stiamo a fare la politica dello struzzo» avverte il sindacalista della Fiom Cgil Davide Romagnani.
La Mtm di Guasticce è arrivata a occupare, nei momenti di picco della produzione, fino a 900 operai. Adesso ne sono rimasti a lavorare 150, tutti a tempo indeterminato. Ma la produzione è ridotta al lumicino. Con la restituzione dei tre capannoni alla proprietà, le linee di produzione sono scese da 17 a 9. Ma di queste nove, solo una gira. I rappresentanti sindacali e dell’azienda hanno illustrato la situazione ai parlamentari dell’area, Silvia Velo e Marco Filippi, e al sindaco di Collesalvetti Bacci. Velo e Filippi hanno chiesto, con un’interrogazione al ministro, il ripristino di una forma di incentivazione per le auto ecologiche. «Si tratterebbe - spiega Romagnani - di dare un incentivo per coprire il costo dell’installazione dell’impianto, circa 700 euro a vettura». Ma il governo ha risposto picche. «Sia chiaro: quando scadrà la cassa integrazione ordinaria, il 1 luglio, chiederemo la cassa integrazione straordinaria. Ma non siamo in grado di prevedere la risposta dell’azienda» dice ancora il sindacalista. La Mtm ha ribadito, anche nell’incontro con i parlamentari, che «il sito di Livorno resta strategico» e sta adoperandosi per fare anche altri tipi di lavorazioni, ma in presenza di una perdurante carenza di lavoro potrebbe concentrare tutta la produzione nello stabilimento principale, quello di Cherasco. Un rischio che si deve scongiurare.
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