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Concessioni, l'Europa mette in allarme balneari e ambulanti - Il Tirreno Piombino

 

Anche i titolari delle postazioni dei mercatini non potranno conservare i diritti dopo 10 anni  
 
 
 PIOMBINO. La Bolkestein ci sarà. Ormai sembra inevitabile. Ne ha preso atto anche il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, nel piano presentato all’Ue. La direttiva Bolkestein, di fatto, elimina il diritto automatico di rinnovo delle concessioni demaniali che così, al termine di un certo periodo, dovrebbero essere rimesse in assegnazione all’asta. Ad oggi sono 51 nel complesso le concessioni demaniali presenti fra Piombino e San Vincenzo. Interessano 19 stabilimenti balneari sul territorio piombinese. A San Cincenzo 12 stabilimenti balneari, 12 alberghi, 6 villaggi turistici, 2 bar e ristoranti.
 «Al momento l’applicazione della direttiva è a titolo definitivo - spiega Marco Montagnani, presidente della Confesercenti e Fiba (Federazione balneari) - Le associazioni stanno verificando la possibilità nelle regioni di definire una legge quadro che venga promulgata a livello nazionale per tutelare i concessionari esistenti». Un provvedimento da approvare entro il 2015, per ridurre l’insicurezza.
 La Bolkestein, presentata nel febbraio del 2004, ma recepita dall’Italia solo con il decreto legislativo del 26 marzo 2010, porterebbe, al termine della prima scadenza di 6 anni, a una nuova gara per le concessioni. «Stiamo lavorando per proporre altri elementi per l’assegnazione, che non siano solo il canone - dice ancora Montagnani - L’obiettivo è di avviare un processo di comparazione che, nel rispetto della normativa europea, garantisca una tutela per chi è già titolare della concessione. Non dovrebbe essere solo il prezzo a contare, ma pure i progetti, gli investimenti e le norme di salvaguardia».
 Una crisi che investe non solo i balneari, senz’altro riluttanti nell’investire in un’attività dal futuro imprevedibile, ma anche tutte le aziende coinvolte nel settore: fabbriche che costruiscono pedalò, ombrelloni e così via.
 Dopo i balneari a ribellarsi sono gli ambulanti. Inizialmente non compresi nella direttiva europea, sono entrati a farne parte in un secondo tempo, vedendo così a rischio il proprio lavoro, che solo in Toscana interessa 11mila venditori. Con la direttiva, cancellato il diritto di insistenza, con il quale si prevedeva il rinnovo automatico, al termine della prima scadenza (10 anni) la concessione sarà oggetto di nuova gara. Il pericolo per gli ambulanti è quello di perdere la licenza e vedere così sfumata un’attività che nella maggior parte dei casi viene tramandata di generazione in generazione.
 Inoltre, la partecipazione alle gare allargata a società di capitali e a cooperative apre la possibilità a uno scenario in grado di trasformare di fatto le caratteristiche intrinseche dei mercati rionali. Nulla vieterebbe infatti alla grande distribuzione, forte economicamente, di aderire al bando, ottenendo tutte o quasi le attività. In questo modo andrebbe a sparire definitivamente il senso commerciale dei banchi ambulanti, rappresentati da una vendita al dettaglio spesso trattata come mestiere trasmesso da padre a figlio.
 «C’è forte preoccupazione - afferma Luca Lavoratori, della Confcommercio - no - Come categoria le possibili contromosse. La situazione è ancora fumosa e non mi sento di dire altro al momento».
 Sembra in effetti esserci ancora la speranza per gli ambulanti di uscire dalla Bolkestein, in base alla natura stessa del mercato. Il suolo è infatti occupato solo provvisoriamente. Inoltre su sette giorni le concessioni riguardano una media di appena otto ore per centro abitato.
 Forti di tali requisiti, gli ambulanti confidano nell’opportunità di evitare le norme imposte dalla direttiva europea. I primi a essersi mossi sono stati i venditori del Piemonte, protagonisti di uno sciopero contro la nuova legge. Anche le altre regioni comunque sono in fermento, alla ricerca di una soluzione che possa salvaguardare l’attività ambulante. In ambito locale, il problema appare rilevante. Il mercato di Piombino, il più grande della Val di Cornia, conta ben 160-180 banchi. Altrettante famiglie che ogni mercoledì riempiono le vie del centro, arrivando presto la mattina e smontando tutto all’ora di pranzo. Una vita da ambulante che potrebbe essere spazzata via da una legge.


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