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Limoncino, lettere al veleno Tensione tra comitato e lavoratori - Il Tirreno Livorno

 

Mazzola (Pdci) scrive a Di Bonito per accelerare la discussione in consiglio  
 
LIVORNO. «La discussione sulla discarica del Limoncino non è più rimandabile e il Pd deve prenderne atto». Il capogruppo dei Comunisti italiani, Michele Mazzola, ha scritto al presidente del consiglio provinciale, Fabio Di Bonito, per chiedere che la discussione sull’impianto (in particolare sulla relazione fatta dalla commissione ambiente) non sia più rimandata.
 Nell’ultima riunione dei capigruppo, infatti, Elis Bufalini (Pd) ha chiesto e ottenuto di spostare il dibattito sul Limoncino al prossimo mercoledì, in attesa di formulare una proposta compatta del partito sia in Comune che in Provincia.
 «Da componente della commissione - scrive Mazzola - ritengo di poter sostenere che è stato svolto un ottimo lavoro, con riferimenti precisi e puntuali: il consiglio deve confrontarsi su questo lavoro ed esprimersi chiaramente». «In particolare - chiude - il consiglio dovrebbe impegnare la giunta a prendere atto che il ripristino ambientale delle cave può essere fatto solo con rifiuti inerti e dare mandato agli uffici di procedere all’inchiesta pubblica ogni volta che la normativa lo consente. Il progetto della discarica deve essere rivisto».
 E mentre i consigli (domani in Comune, mercoledì in Provincia) aspettano di discutere relazioni, mozioni e tenute di coalizioni, in via del Limoncino regna il caos. Con la tensione che negli ultimi giorni è salita alle stelle.
 Dopo l’allarme lanciato dai sindacati a difesa dei lavoratori di Bellabarba («Viene impedito loro di lavorare, mentre la crisi avanza») dal comitato arriva una nota a firma di Rosaria Scaffidi. «Le vie vicinali del Limoncino e della Sambuca - scrive - non sono adatte all’uso industriale. Se in Comune e in Provincia ci sono persone poco accorte che non hanno considerato questo aspetto non è colpa nostra...».
 «I blocchi stradali - continua - non ci sono e le autorità competenti lo hanno constatato. Ci sono solo, talvolta, manifestazioni pacifiche». «Il sequestro della ex cava di Monteburrone gestita dalla società Bellabarba - chiude - fa pensare che gli abitanti e i proprietari di terreni al Limoncino abbiano tutto il diritto di opporsi al progetto». Ma i lavoratori del gruppo Bellabarba (che hanno raccolto foto e filmati) non ci stanno. «Chiediamo al comitato - scrivono - di smetterla di raccontare bugie, come quando parlano di uso di esplosivi, inquinamento e prosciugamento delle falde acquifere. Chiediamo anche che la smettano di avere un atteggiamento vittimistico nei confronti delle forze dell’ordine e dei vigili urbani. I membri del comitato impediscono il regolare svolgimento di un lavoro legalmente autorizzato».
 Per la prima volta i lavoratori rispondono anche ai politici che nelle ultime settimane, oltre a fare visita al presidio, hanno partecipato a trasmissioni televisive. Alla consigliera del Pdl, Marcella Amadio, scrivono che «tutto l’ardore speso nella battaglia per l’ambiente è di chiara matrice politica, quindi tutte le parole spese non sono altro che strumenti propagandistici ricchi di retorica». E al capogruppo di Idv, Andrea Romano: «Pur essendo membro della maggioranza dalla quale non esce nemmeno con le cannonate (come ha dichiarato in trasmissione) continua a schierarsi contro sostenendo le idee dell’opposizione. Colpa del suo passato leghista?». «Ha detto - chiudono - che l’allarme lanciato da sessanta lavoratori è solo una montatura, una “marchionnata”: non si rende conto di cosa vuol dire lottare ogni gionro per portare a casa 1200 euro».


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