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La Regione sperimenta lo 007 informatico per recuperare 500 milioni l'anno - Il Tirreno Primo piano

 

Non paghi le tasse? Ci pensa Elisa  
 
Il nuovo sistema integra gli accordi di collaborazione con Finanza e Agenzia delle entrate per stanare i furbetti  
 
MARIO LANCISI  


 FIRENZE. In Toscana sta per scattare il programma Elisa per il recupero dell’evasione fiscale. Si tratta di un programma del governo per integrare il sistema informativo tributario di Comuni, Regioni, Province, Camere di commercio, catasti e altri enti preposti al fisco.
 La Toscana sarà una delle prime regioni ad affidarsi ad Elisa, nome dolce (ricordate Per Elisa, la canzone di Alice?) ma software da Grande Fratello, implacabile, occhiuto. Sì, perché sarà difficile sfuggire alla rete informatica di Elisa. «Finora nella pubblica amministrazione il braccio destro non sapeva quello che faceva quello sinistro. Con Elisa se la Regione si accorge ad esempio che il signor Rossi non ha pagato il bollo di tre camioncini indirizza il dato al suo Comune di appartenenza, il quale poi informa la Camera di commercio e, attraverso uno scambio via web dei dati, di questo signore evasore si potrà sapere tutto», racconta l’assessore regionale al bilancio Riccardo Nencini.
 Tre milioni per Elisa. La Regione - che presenterà il progetto Elisa la prossima settimana - ci investirà oltre 3 milioni e il primo Comune a sperimentare il software sarà Fabbriche di Vallico del sindaco Oreste Giurlani. Obiettivo? Recuperare almeno 500 milioni l’anno di evasione fiscale. Una bella cifra. Quasi il doppio dei tagli inflitti quest’anno dal ministro Tremonti alla Toscana.
 Nencini strizza l’occhio ad Elisa con tanto di dati in mano. Senza Elisa e solo con accordi con la Finanza e l’Agenzia delle entrate, nel 2010 il recupero dell’evasione fiscale dei tributi regionali è stato di 160 milioni e 688.609 euro, il 43,6% in più rispetto ai 111 milioni e 891.442 del 2009. Di questi, 100 milioni provengono dal recupero della tassa sul bollo auto, 50 milioni da Irap e addizionale Irpef e 10 da tributi minori.
 Pare che anche i cinesi abbiano cominciato a pagare. «Anche se non esistono dati precisi, la nostra impressione è che in questo boom di recupero dell’evasione ci siano i primi frutti della lotta all’illegalità cinese. La lotta all’irregolarità economica, con un particolare attenzione al distretto cinese, è una priorità per la giunta regionale», spiega Nencini.
 Dal bollo all’Irpef. Il recupero riguarda in particolar modo bollo auto, Irap e addizionale Irpef, tra i principali tributi regionali, e, in piccola parte, tasse di concessione e tributo per il conferimento in discarica dei rifiuti.
 Dall’avvio della legislatura la Regione ha siglato una serie di accordi con la Finanza per una maggiore collaborazione e scambio di informazioni, con l’Agenzia delle entrate, per rinnovare l’incarico per la gestione di Irap e addizionale Irpef, con Rete Imprese Toscana, ancora per uno scambio di informazioni e analisi, e con l’Anci, permettendo ai Comuni di ricevere nelle loro casse la metà dei tributi evasi che saranno recuperati grazie alle loro segnalazioni.
 «Ma possiamo fare di più e meglio. Possiamo ulteriormente crescere facendo squadra e condividendo le informazioni di ogni singolo ente o branca della pubblica amministrazione. E il software Elisa consentirà ai comuni di condividere le banche dati in possesso delle diverse branche della pubblica amministrazione», spiega Nencini.
 Nel mirino i cinesi. Nel mirino c’è soprattutto la Chinatown pratese. Appena insediata la giunta regionale, colpita dai milioni di euro di rimesse che ogni anno partono da Prato, destinazione Cina, ha deciso la tolleranza zero. Tre le misure anti-evasione.
 La più importante? Stipula di protocolli di intesa con l’Agenzia delle entrate e Finanza che prevedono la messa a disposizione da parte della Regione della banca dati su Irap e Irpef.
 
Nencini: non chiamatemi Dracula è solo questione di giustizia  
 
 
 
 
M.L.  


 
 FIRENZE. Tanti soldi evasi recuperati. Il segreto?
 «L’uovo di Colombo», sorride l’assessore al bilancio Riccardo Nencini.
 In che senso?
 «Parliamoci chiaro: l’evasione fiscale è un male spesso tollerato. Si chiudono troppi occhi».
 Si spieghi meglio.
 «Manca la volontà politica di combatterla seriamente».
 Da cosa lo ricava?
 «Dal fatto che in una società come la nostra dove tutti siamo controllati, codificati, tesserati, basta un programmino di software...».
 Come Elisa.
 «Come Elisa, ma anche come abbiamo fatto noi in questi mesi: scambiando dati con la Guardia di Finanza, con l’Agenzia delle entrate e gli altri enti».
 Il famoso braccio destro che non sa quello che va quello di sinistra.
 «Proprio così».
 La Regione invece?
 «La Regione invece vuole che tutti bracci della pubblica amministrazione tengano per mano in questa battaglia economica e civile».
 Civile?
 «Certo. Pagare le tasse tutti è la premessa per pagarne meno».
 Nencini il nuovo Visco, l’ex ministro ribattezzato il Dracula dei contribuenti?
 «Niente Dracula. La Regione si batte per l’equità fiscale. Tutti devono pagare in base a quello che riscuotono».
 E il governatore Rossi cosa dice?
 «Lui è in prima fila. La determinazione della Regione, prima in Italia nel recupero dell’evasione fiscale, è frutto anche dell’impulso deciso di Rossi».
 E i Comuni?
 «Contiamo molto nella loro collaborazione. Anche perché hanno un vantaggio. Tu sindaco recuperi 10 milioni? La Regione te ne riconosce 5 milioni».
 
PRATO  
 
Dei 52 evasori totali quasi la metà sono cinesi  
 
 
 
 PRATO. Le cifre fornite ieri dalla Finanza sull’evasione fiscale a Prato sembrano confermare che la lotta all’illegalità cinese sta dando dei risultati. L’evasione accertata dalle Fiamme Gialle nel 2010 è stata di 136 milioni di euro, tra imposte dirette e Iva, con 52 evasori totali o paratotali.
 Le verifiche sono state 165 ad aziende italiane e 46 a imprese cinesi, mentre i controlli hanno riguardato in 415 casi soggetti italiani e in 104 casi soggetti cinesi. E i risultati rispecchiano le proporzioni: circa 30 milioni dell’evasione sulle imposte dirette (un po’ più di un quarto del totale) sono riferiti a cinesi, così come 5,5 milioni (un quarto) dell’evasione Iva.
 Dei 52 evasori totali, 23 sono cinesi. Comunque, in base alle verifiche del 2010, gli orientali evadono pressappoco come gli italiani. Le cifre però non tengono conto dell’inchiesta sui money transfer e sul riciclaggio che ha accertato un enorme flusso di capitali cinesi in uscita da Prato e dal resto del paese.


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