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Authority. Corsa contro il tempo a caccia dei candidati «riempitivi» - La Nazione Livorno
LA PROCEDURA INTANTO A BARI E TARANTO SALTANO LE INTERPRETAZIONI DELLA LEGGE 84/94 PER LA NOMINA DEI PRESIDENTI
EH NO, sembrava troppo facile: una volta deciso che Giuliano Gallanti è l’uomo della provvidenza per il porto, domani nel vertice con la Regione s’infila il suo nome nelle terne il gioco è fatto: il ministro e il governatore controfirmano, il decreto arriva in quattro e quattr’otto e finisce il commissariamento. Invece non sembra sia così semplice: proprio per quella comunicazione che il ministro Matteoli ha fatto a Brindisi per la scelta in corso sull’Authority del porto, di cui abbiamo scritto ieri: una sola volta il nome del candidato da promuovere, e addirittura — questa è l’ulteriore novità — una sola terna tra tutte le istituzioni delegate dalla legge 84/94 e non più una terna ciascuna. Interpretazione che per qualcuno cozza contro la stessa legge 84/94, oltre che con la prassi consolidata fino ad oggi: ma che al sud sta buttando all’aria l’intera procedura dei porti di Bari e Taranto, dove erano state presentate terne da ciascuna delle istituzioni locali, e che quindi dovrebbe valere anche per il porto di Livorno. A Bari dunque le terne dovranno essere rifatte totalmente, sia pure con l’accordo tra il governatore della Puglia e il ministro che sarà riconfermato Mariani; a Taranto la situazione è più complessa, perché l’accordo non c’è, le terne presentate ripetevano tutte il nome dell’ammiraglio Giuffrè, attuale commissario governativo dell’Authority e dovrà essere trovato l’accordo tra le tre istituzioni locali (Comune, Provincia, Camera di Commercio) su chi proporrà Giuffrè e chi metterà gli altri due nomi per fare l’unica terna chiesta dal ministro.
COME SI RIFLETTE la vicenda in questione sulla procedura in corso per Livorno? Premesso che ormai non ci sono certezze nemmeno procedurali — perché sembra che ad ogni pratica le interpretazioni da Roma cambino — ci si potrebbe trovare di fronte al seguente inghippo: Comune, Provincia, Camera di Commercio e Capraia dovrebbero concordare tre soli nomi, tra i quali il candidato «della provvidenza» (cioè Gallanti) e due nomi come riempitivi, tanto per arrivare a far la terna.
NON FACILISSIMO, ma specialmente assai poco elegante, per non dire di peggio; perché tra l’altro verrebbe in questo modo a cadere quella libertà di scelta che la legge 84/94 dovrebbe garantire a ciascuna delle istituzioni in gioco. Qualcuno si chiede, a questo punto, se non ci sia per caso un errore di interpretazione delle norme dettate dal ministro per i porti della Puglia; e se non ci sia la necessità di un immediato chiarimento con l’ufficio legislativo del ministero prima di procedere altrimenti. Siamo, come già tante volte scritto,«alle porte coi sassi», cioè a pochissimi giorni dai termini per la terna definitiva. E la procedura appare tutto meno che chiara.
Antonio Fulvi
Salvare la faccia e far decidere Matteoli e Rossi
VACCI A CAPIRE qualcosa, sulle procedure per l’Authority. Perché se per Piombino sono bastati due nomi, e poi per Livorno il ministro ha respinto la terna, l’interrogativo è capire come e se ci sarà questa seconda terna unificata (con l’obbligo Gallanti) e chi rimarrà fuori dal fare la propria scelta autonoma. Oppure se si farà scattare la fase bis della procedura che lascia a Matteoli e Rossi la responsabilità della scelta. Salverebbe qualche faccia...
Maggioranza a pezzi. E anche il Pd
Il sindaco viene duramente attaccato da alcuni consiglieri del suo gruppo.
di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
I NODI sono venuti al pettine ed anche se il sindaco Alessandro Cosimi si è dimostrato un perfetto incassatore, beh, nel consiglio ocmunale di ieri qualcuno ha avuto il fegato di dirgli quello che in città circola sulla vicenda dell’Autorità portuale. Perchè intorno alla dichiarazione del sindaco che «visto bla bla bla... il nome di Gallanti entrerà nella seconda terna. Piccini resta il candidato della città ma... il curriculum del commissario è di alto profilo», ecc. ecc proprio sul commissario, il consiglere Bruno Tamburini, del Pdl, ha puntato il dito: «Mi riesce difficile pensare che i nome di Gallanti sia stato fatto da una persona diversa da lei signor sindaco ed è giunto il momento che se ne prenda la responsabilità. Lei, secondo me, ha fatto finta di lottare come un leone per Piccini ed invece trattava per altro». Parole, quest’ultime, che hanno fatto scattare la reazione del primo cittadino — un po’ febbricitante — che ha minacciato: «Chiederò soddisfazione di quello che è detto, lesivo della mia onorabilità». Ovvero querela. Il botta e risposta tra Cosimi e Tamburini è stato forse il momento più critico del consiglio di ieri, almeno sotto il profilo verbale, ma sul fronte politico c’è stato un vero e proprio colpo di scena all’interno del Pd.
«NON HO più fiducia nel sindaco — ha detto Giovanni Mancusi del Pd — perché in questa vicenda il gruppo non è stato coinvolto. Ho sentito dire che sono state analizzate altre candidature, ma da chi? Non certo dai consiglieri, ridotti a semplici spettatori. E francamente non capisco la scelta di designare Piccini ad altro incarico, per una semplice compensazione, con i soldi dei cittadini». Mancusi ha fatto esplodere un malcontento che serpeggia nel gruppo nonostante i tentativi del capogruppo Massimo Gulì di ricompattare gli animi. Anche Alessandro Latorraca, pur se con toni più sfumati, ha fatto intendere qualcosa di più di un semplice disappunto.
«LIVORNO potrà contare solo se le persone si faranno rispettare — dice Latorraca — ed il consiglio deve recuperare il rapporto con la città. Non è più accettabile dibattere su certe questioni mentre la città cammina lontano in un’altra direzione». Pd spaccato e maggioranza allo sbando. Con Andrea Romano dell’Italia dei Valori che non ha affatto gradito l’esclusione degli alleati dall’incontro fiorentino del Pd con il governatore Rossi. «Il quale Rossi è stato sostenuto anche dall’Idv alle elezioni — tuona Romano — gli abbiamo portato il 13,5 dei consensi ma continua a confrontarsi solo con il Pd. Ora, Piccini deve institere nella sua battaglia contro la decisione del ministro e l’avvocato Gallanti non deve essere inserito nella seconda terna».
IN EVIDENTE difficoltà il capogruppo di Sel Lamberto Giannini che da una parte non si sbilancia sull’avvocato Gallanti e dall’altra spinge Piccini verso il ricorso. Ma quando il sindaco lo esorta dischiararsi sulla prossima terna, Giannini affanna: «Io non ho condiviso il percorso fatto fino ad oggi e non intendo partecipare al dibattito sui nomi». Nomi che dovranno maturare all’interno del confronto tra gli entilocali, la Camera di Commercio ed il Comune di Capraia. Ma, ieri il consiglio comunale ha comunque suonato il «de profundis» all’ex presidente di Palazzo Rosciamo. Un sacrificio che viene giustificato così dalla maggioranza: Livorno si piega al diktat del ministro e subisce la presidenza Gallanti, ma rivuole la sua dignità. Come? Finanziamenti per il porto, e per il Lotto Zero. «Ovviamente — ha detto il capogruppo del Pd — il giorno dopo il suo arrivo, il presidente dovrà continuare il lavoro fatto da Piccini». E infatti il genovese Gallanti ha già iniziato a prendere confidenza con il porto labronico, «Gazzetta Ufficiale» alla mano.
Tutti «affamati» per il segretario
A GIANFRANCO Lamberti, capogruppo di Confronto per Livorno, non sfugge che in questi giorni a tener banco in città sia anche il dibattito sul futuro segretario generale di Palazzo Rosciano. «La cronaca — dice Lamberti — è piena di trattative personali sul segretario generale». Una figura che ricoprirà un ruolo centrale a fianco di Gallanti. Ed anche per questo ruolo, lo scozzo sembra tutto targato Partito Democratico, con sfide all’interno delle stesse segreterie. «E’ una trattativa oscena e vergognosa quella sul segretario generale — ha rincarato Tamburini — vorrei candidarmi anche io ma non ho enti che mi sostengano! ».
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