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E ora Gallanti va bene a tutti Ecco il contrordine dei compagni - La Nazione Livorno
Tutte le istituzioni fanno a gara per indicare l’avvocato genovese
di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
LA FIGURACCIA rischia d’apparire cosmica; ma del resto in porto ci si sta abituando. Dopo le barricate contro la nomina di Gallanti alla presidenza della Port Authority, adesso è arrivato il «contrordine compagni», con una brusca — dicono essere stata durissima — tirata d’orecchie del governatore della Regione: e a tutti di colpo Gallanti ora va bene. Tanto da ipotizzare che l’aborrita seconda terna («Non la faremo mai, i genovesi No pasaran») non solo ci sarà nei termini temporali di legge, ma che sarà ridondante del nome di Giuliano Gallanti. Della serie: Gallanti nella terna del Comune, Gallanti in quella della Provincia, si dice anche in quella della Camera di Commercio e persino di Capraia, il cui sindaco inizialmente aveva giurato che «mai e poi mai». Porto di voltagabbana? Qualcuno già nei giorni scorsi registrava il pellegrinaggio a Palazzo Rosciano di... insospettabili (cioè sperticati sostenitori di Roberto Piccini) a baciar l’anello del commissario-presidente in pectore.
L’ACCORDO di mettere Gallanti in tutte le terne, del resto, ha un preciso significato politico: quello che nessuno si vuole esporre ad essere l’unico a segnalarlo nell’atto ufficiale (scripta manent) con il rischio di ritrovarsi domani l’unico con il cerino in mano; quindi la soluzione ideale è la corresponsabilità condivisa. La (piccola) furbata dovrebbe garantire tutti, anche coloro che si stanno piegando assai poco volentieri ad un imposto unanimismo. Ma è la politica, bellezze. Nel gioco sembra rientrare anche la stessa vittima sacrificale, Roberto Piccini. Che sa di poter mandare all’aria a lungo tutti i tatticismi della politica, semplicemente «sparando» un secondo ricorso al Tar contro il «niet» del ministro Matteoli alla prima terna, ribadito anche dopo la prima sentenza del tribunale di Firenze.
PICCINI SA che vincerebbe. Ma sa anche che sarebbe una vittoria di Pirro: come ha detto lo stesso governatore Rossi, la poltrona della Port Authority ormai per Piccini è definitivamente persa (non lo vuole il ministro che finchè c’è è determinante). Un suo nuovo ricorso servirebbe solo — oltre che a «difendere il proprio onore» — ad allungare l’agonia del commissariamento per mesi e forse per anni.
QUI ENTRA in gioco la realpolitik; o se vogliamo dirlo in termini più brutali, il mercato delle compensazioni. Anche sabato al convegno regionale Cgil, il governatore Rossi ha ribadito — calcando bene le parole perché risultassero ancora più chiare — che Piccini è stato bravo, ha lavorato bene e avrebbe dovuto essere confermato; ma il ministro non lo vuole, e il ministro ha il potere di imporre la sua scelta. Dunque, per il bene del porto, Piccini si faccia da parte e accetti la giusta ricompensa per cotale alto sacrificio. Se n’è già parlato in questi ultimi giorni: dalla presidenza della società Porto Livorno 2000, alla presidenza della costituenda Authority dei porti regionali. Insomma una poltrona decorosa sempre nel settore porto. Ma l’ex presidente Piccini tentenna: dicono che non si fidi delle parole, che voglia nero su bianco. L’arma del ricorso è spendibile ancora per diverse settimane ma l’impegno che non la userà tutti lo vogliono subito. E la partita si giocherà in queste ultime ore.
I RETROSCENA DELLA DIREZIONE PD È UNA DELLE TANTE FRASI «BRILLANTI» PRONUNCIATE DURANTE L’INCONTRO CON ROSSI
«Piccini non l’avrebbero preso nemmeno vestito da Ruby»
CORRE VOCE che alla riunione della direzione del Partito Democratico che si è tenuta lunedì sera al salone delle Corallaie sulla vicenda dell’Autorità Portuale ci sia stata anche un bel po’ di ilarità. Unita all’imbarazzo, però. Ospite d’onore, il governatore Enrico Rossi. Due punti all’ordine del giorno: commissarimento di Palazzo Rosciano e Lotto Zero. A prendere la parola è stato il segretario dell’Unione Comunale Yari De Filicaia che ha parlato — si dice — quasi un’ora. Strano, per un ragazzo conciso come lui. In realtà, dicono alcuni «compagni» presenti ha applicato la tattica dell’addormenta platea. Perché c’era chi — soprattutto fra i portuali — era partito con i migliori propositi: ovvero fare chiarezza una buona voltasull’Authority e stanare chi aveva fatto, per primo, il nome di Gallanti. Dopo l’apertura alla camomilla, è stata la volta del Governatore. Patti chiari: alla Toscana serve un sistema logistico integrato con l’aeroporto Pisa-Firenze e il porto di Livorno.
UNA VOLTA appurato che sul nome di Piccini non ci sarebbe stata la convergenza del ministro Matteoli, Rossi ha chiesto una rosa di nomi agli enti livornesi (Cosimi & Kutufà). Quello che dava più garanzie era l’avvocato Gallanti che è stato scelto come commissario e che finirà dritto nella terna. Sono seguiti vari interventi molti dei quali hanno iniziato con le aprole «Sarò sincero...» con alcune dichiarazioni degne di nota.
COME QUELLA del tenace Mario Camici, segretario del ciroclo Pd del porto: «Si è capito che Piccini non l’avrebbero preso nemmeno travesito da Ruby...» tanto per usare un’espressione che sarà certamente cara alle «compagne» che domenica scorsa hanno manifestato in piazza per i diritti del gentil sesso. Oppure l’uscita del brillante Adriano Tramonti, consigliere comunale del Pd: «Cosa vuo dire un candidato extraterritoriale? Quando ci sono state le elezioni regionali in toscana non siamo andati a cercare un candidato fuori regione. Se c’era Obama, era meglio. Ma c’era Rossi e abbiamo candidato lui». C’è solo da sperare che il governatore fosse distratto in quel momento. Ma ci ha pensato il presidente della Provincia Giorgio Kutufà a recuperare la figuretta con il governatore. «Io non sono il suggeritore, ma accetto il suggerimento».
Michela Berti
Ma da Taranto arriva la gelata: ogni terna deve contenere nomi diversi
TUTTO SEMPLICE e scontato? Calma: non è proprio così. Perché l’ipotesi di infarcire la seconda terna di Gallanti potrebbe rappresentare un nuovo autogol. Da Taranto infatti arriva una dichiarazione di Matteoli che, riferendosi alle terne locali per l’Authority dove in ciascuna figura il nome dell’ammiraglio Giuffrè, scarica sul «sistema» locale una gelida doccia: non si può (dichiarazione tra virgolette del ministro sul quotidiano locale di venerdì), ogni terna deve contenere nomi diversi. Sulla dichiarazione nessun dubbio: e allora risulta difficile credere che Matteoli la consideri valida a Taranto e non a Livorno. Nell’incontro di dopodomani a Firenze convocato da Rossi con le istituzioni livornesi, questo sarà un nodo da sciogliere. Anche perché la Camera di Commercio a ieri aveva ricevuto solo l’invito, ma nessun «suggerimento» sul nome Gallanti da inserire. I tempi sono stretti e Nardi ci ha sempre tenuto a investire delle scelte la giunta. In punta di sofisma, dalla Camera arriva anche un appunto: se le istituzioni concordano un nome, dov’è l’autonomia di scelta che sta alla base della legge 84/94 ? Forse la soluzione più semplice è non far terne e far scattare il passaggio successivo: decidano Ministro e governatore, e festa finita.
A. F.
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