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L'idea del Comune unico è superata e velleitaria - Il Tirreno Piombino

 

 
 
 L’idea del Comune unico non è nuova. Fu lanciata dal Pci-Pds circa 20 anni fa nel congresso di zona a Campiglia. Oggi riemerge da esponenti di quello stesso partito che da allora ha cambiato nome più volte. Io penso che quella del Comune unico sia un’idea vecchia e velleitaria, peraltro già fallita, rispolverata all’improvviso per non fare niente o per confondere le acque, per affondare definitivamente gli strumenti di coordinamento dei nostri Comuni (compreso il progetto dell’Unione) che invece vantano una lunga tradizione, dagli anni ’70 al 2000. L’idea del Comune unico rischia di aprire un inutile dibattito che potrebbe durare anni, un ennesimo tormentone in una zona tormentata. Non è di questo che la Val di Cornia ha bisogno.
 Servirebbe invece una effettiva politica di area centrata sui municipi, altro che Comune unico! Importanti studi indicano ormai il rilancio del locale (da non confondersi col localismo) come la via moderna per combattere la crisi globale e il degrado della politica. Quello che servirebbe è un rafforzamento dei Comuni, non il loro smantellamento; ciò che serve è la salvaguardia di diritti e servizi faticosamente conquistati nel tempo, il mantenimento di una rappresentanza democratica vicina alla gente e ai territori, il rispetto delle identità locali e il rilancio del ruolo dei consigli comunali. E, in tale ottica, promuovere strutture snelle di associazionismo e di coordinamento intercomunale.
 I Comuni oggi sono sotto attacco, colpiti nel loro ruolo democratico e civile, privati delle risorse necessarie, sottoposti a vincoli di ogni genere. Non mortifichiamoli ulteriormente! Da noi, più che altrove in Italia, i Comuni sono grandi, anche quelli piccoli hanno grandi territori da governare. Territori e cittadini devono continuare a sentirsi vicini a chi li amministra.
 Il Comune unico sarebbe un ulteriore allontanamento del governo locale, che invece deve essere considerato il livello primario. Avverrebbe quello che è già avvenuto per molti servizi pubblici (si pensi all’acqua), dove una dimensione più ampia e lontana ha prodotto effetti negativi e mercificazione delle risorse. Il megacomune sarebbe infine la resa agli impulsi neocentralisti e al falso federalismo di Berlusconi-Bossi, ai tagli di Tremonti, alla marginalizzazione del locale da parte della politica globale. Mi auguro che la Val di Cornia sappia resistere alle sirene e alle chimere della politica spettacolo.
Rossano Pazzagli Ex sindaco di Suvereto Docente di storia moderna all’Università del Molise


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