Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

E sul Limoncino ora cresce la paura «Evitiamo un altro lodo Fremura» - La Nazione Livorno

 

Si è insediata la commissione di garanzia e controllo per leggere tutti gli atti
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
SI È INSEDIATA ufficilamente ieri la commissione di garanzia e controllo presieduta da Maurizio Zingoni consigliere del Pdl sulla discarica del Limoncino. Il problema che dovrà essere affrontato da questo organismo di vigilanza è quello di capire quali ricadute potrebbero esserci sull’ente nel caso in cui venissero evidenziate delle responsabilità nel procedimento autorizzativo. «Dobbiamo evitare un altro Lodo Fremura — ha tuonato il consigliere del Pdl Benito Gragnoli — e io voglio capire esattamente cosa andrò a votare. Perchè chi vota e sbaglia dovrà pagare e questa vicenda potrebbe costare cara ai 30 consiglieri della Provincia. Io un milione di euro non ce li ho davvero». C’è paura, ora, anche tra gli stessi eletti per quanto sta accadendo intorno a questa discarica del Limoncino, soprattutto dopo la pesante relazione dlela terza commissione che denuncia diverse «incongruenze» anche da parte dei tecnici della Provincia. Coloro che sono chiamati a votare gli atti vogliono capire con esattezza la natura dei documenti che finisce sotto i loro occhi. Perchè anche la mossa del presidente Kutufà — che ha trasmesso la relazione della terza commissione alla Procura — non ha certo favorito la tranquillità. Della serie: se non si fida lui, figuriamoci noi!
«IL PRESIDENTE Kutufà — giustifica il capogruppo del Pd Elis Bufalini — ha portato la relazione in Procura perché pochi giorni prima aveva ricevuto un avviso di comparizione per la vicenda dell’ex assessore Garufio. E’ chiaro che il presidente ha voluto evitare un’altra mossa da parte della magistratura ed ha inviato la documentazione». Anche per questo, appunto, i consiglieri del centrodestra vogliono vedere meglio le carte e capire come la Provincia si è mossa per arrivare a dare le autorizzazioni alla discarica del Limoncino.
MA, IERI il centrodestra ha impallinato la maggioranza su un altro punto. Gragnoli, Zingoni e Carabellese, capogruppo della Lega, sono riusciti a far saltare la richiesta avanzata dalla conferenza dei capigruppo di far slittare il dibattito sulla discarica all’indomani del consiglio provincial edel 23 febbraio. Infatti il 17 febbraio, quando doveva tenersi il consiglio rimandato poi di sei giorni, sarà chiamato in commissione di garanzia e controllo il presidente della Provincia Giorgio Kutufà. Forse gli eletti del Pd — il gotha del gruppo rappresentato dal capogruppo Elis Bufalini, e dai consiglieri Bagnoli, Del Bravo e Gambacciani — non si sono resi conto che è stata, di fatto, disattesa la richiesta fatta dai capigruppo ed esplicitata dal presidente del consiglio Fabio Di Bonito. La riunione di ieri era stata convocata per valutare la richiesta dei capigruppo e capire se c’erano gli estremi per dare il via al lavoro di questa commissione speciale.
TRA L’ALTRO, anche il presidente della Provincia Kutufà aveva inviato una nota nella quale precisava di non aver presentato un esposto alla Procura ma di aver trasmesso la relazione fatta dalla terza commissione perchè materiale attinente all’indagine aperta dalla magistratura sulla discarica del Limoncino. Come avevamo anticipato qualche giorno fa, difficilmente la relazione esplosiva elaborata dai membri della commissione ambiente — Bogi, Ceccantini, Bartalesi (che non era presente al momento del voto), Corsinovi, Naldini, e Bufalini (che non l’ha votata) — finirà sui tavoli del consiglio provinciale. «La relazione non è una delibera — dice lo stesso Bufalini — per questo sarà difficile che diventi l’oggetto del dibattito». Dichiarazioni impugnate da Zingoni: «Se questa relazione non sarà discussa è come sfiduciare il lavoro fatto dalla terza commissione». Oggi intanto alle 17 riunione del Pd nella federazione di via Donnini  

AZIONE LEGALE L’AVVOCATO PATRIZIO ROSSI VUOLE IL RICONOSCIMENTO DELL’USO PRIVATISTICO DI VIA DEL LIMONCINO  
 
«La strada è privata»: il Comitato chiede un atto del tribunale
 
 INTANTO IL COMITATO per la tutela della cava del Limoncino ha notifcato un atto di citazione davanti al Tribunale di Livorno per ottenere un pronunciamento che riconosca l’inesistenza di un uso pubblico sulla via vicinale del Limoncino. L’avvocato Patrizio Rossi, legale del Comitato, porta avanti la sua azione di contrasto al progetto di trasformazione della cava Bellabarba in discarica. «Alcuni esponenti del Comitato hanno fatto una citazione davanti al tribunale ordinario — spiega il legale — perchè intendono affermare la nautura privatistica della strada del Limoncino nei confronti dell’amministrazione comunale. Negare l’esistenza di servitù di uso pubblico sulla strada stessa». Via del Limoncino è diventata da tempo l’oggetto del condentere fra il Comitato, il Comune e la ditta Bellabarba che la utilizza per consentire ai camion di raggiungere la cava sul monte La Poggia.
I FRONTISTI hanno più volte ricordato che la strada non viene servita dai mezzi dell’Aamps per la raccolta dei rifiuti, uno degli elementi che, a loro dire, confermerebbe la sua natura privatistica. Un braccio di ferro che alcuni mesi fa ha visto il posizionamento e poi la rimozione di cartelli stradali, in un turbinio di contestazioni che denotano solo la poca chiarezza che c’è intorno a questa strada. «Con lo stesso atto — continua l’avvocato Rossi — considerate le caratteristiche strutturali della strada, si chiede per ragioni di sicurezza e pubblica incolumità, che venga interdetto il transito dei mezzi pesanti, con una poprtata superiore ai 35 quintali sulla strada stessa». Ovviamente nel mirino del Comitato finiscono i camion della ditta Bellabarba che movimentano il materiale della cava.
«SI CHIEDE INOLTRE — conclude il legale del Comitato — che Bellabarba rispetti gli impegni assunti con una scrittura privata del 26 giugno del 2000 con la quale si era impegnato, una volta cessata l’attività della cava di Monte la Poggia, a ripristinare la strada del Limoncino ove fosse necessario e non adibirla più ad uso industriale». I destinatari dell’atto sono il Comune di Livorno, la società Bellabarba srl e la Società Bel.ma srl. un altro colpo messo a segno dal Comitato che non intende piegarsi su questa delicata vicenda che ormai vede da mesi le amministrazioni locali sulla graticola.


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Ricerca Innovazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP