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Arrembaggio al fotovoltaico - Il Tirreno Livorno

 

Corsa per evitare il blocco, impianti solari al posto di carciofi e pomodori  
 
STEFANO BARTOLI  

Dai carciofi ai pannelli solari, dai campi coltivati a pomodori e cocomeri a vere e proprie centrali il cui limite sembra solo lo spazio, il tutto nella più grande incertezza. Insomma, la voglia di sole e di energia pulita, “incentivata” da annunciati limiti legislativi che potrebbero essere anche retroattivi (ma allo stato attuale non si sa che cosa accadrà neanche a chi sarà sorpreso dal provvedimento magari a metà dell’iter della propria pratica), sembra arrivata tutta insieme, con la Toscana che diventa adesso la protagonista di una corsa al fotovoltaico in cui quello ecologico e soltanto uno degli aspetti: l’altro, infatti, è il business al cui confronto l’agricoltura sembra destinata ad incassare colpi sempre più pesanti, con temutissime conseguenze anche sul paesaggio che risulterebbe sempre più “piastrellato” e luccicante.
 L’assalto è servito. Sono ben 48 gli impianti industriali in attesa del via nelle sole province di Livorno, Pisa, Siena e Grosseto, con i pannelli solari che dovrebbero andare a coprire qualcosa come 700 ettari, una superficie enorme visto che un ettaro equivale a 10mila metri quadrati. Insomma, la green economy sembra funzionare forse anche troppo, al punto che la Regione, a metà dicembre, ha appunto approvato lo stop ai maxi-impianti, quelli sopra i 4mila metri quadrati, con una delibera che entro un mese dovrebbe essere trasformata in legge dal consiglio regionale (ieri tra l’altro era previsto un incontro sul tema tra i tre assessori interessati, cioè Bramerini, Salvadori e Simoncini): ovvia la preoccupazione degli imprenditori ed altrettanto comprensibile la corsa alle richieste di autorizzazioni sperando di arrivare al fatto compiuto. E questo dopo anni in cui sono entrati in funzione impianti uno dopo l’altro. In Maremma, dal 2006 al 2010, ad esempio, sono stati rilasciati una trentina di permessi per parchi solari in grado di erogare 30 MegaWatt di potenza complessiva, mentre sono in lista di attesa un impianto a Roccastrada (48 Mw) e tre a Manciano (da 13, 29,9 e 65 Mw): strutture che in un solo colpo, dicono gli ambientalisti, toglierebbero dalla circolazione più di 200 ettari di terreni agricoli. Situazioni analoghe in Val di Cornia e nel Pisano, dove sono stati già autorizzati 50 nuovi impianti, mentre 32 sono in lista di attesa. Due gli impianti anche a Massarosa, dove invece sono stati utilizzati terreni di natura particolare: uno è una vecchia discarica di marmettola, il residuo della lavorazione del marmo, l’altro è destinato ad ospitare una vasca per la prevenzione delle alluvioni.
 Parchi più piccoli verrebbero realizzati a Fauglia, Peccioli, Montecatini Val di Cecina, Orciano Pisano, mentre a San Miniato si parla di ben 70 ettari attualmente ricoperti da vigne destinati dal Comune allo sviluppo dell’energia solare. Una situazione che sta provocando le proteste da parte di chi si troverà letteralmente circondato dai pannelli: «Credevo di aver comprato una casa in campagna ed invece adesso la campagna me la tolgono», commenta Katia Quagli, che abita al confine con Fucecchio.
 Addio verdura. Ma il fenomeno più sconcertante in questa ricerca di un equilibrio tra necessità energetiche ed impatto sull’ambiente, è appunto la trasformazione dei campi da terreni destinati alle coltivazioni, alcune tra l’altro tipiche delle nostre zone, a vere e proprie centrali fotovoltaiche. Il motivo, come si diceva, non è altro che economico, visto che così si guadagna molto di più che con l’agricoltura, peraltro in discreta crisi. In tanti decidono di vendere o di affittare le loro terre a multinazionali o semplici Srl, ricevendo dai 35mila ai 45mila euro all’ettaro in caso di cessione, dai 3mila ai 6mila, sempre all’anno, come canone per il semplice utilizzo. Per capire meglio basta fare un po’ di conti, considerando gli incentivi: il Gestore del servizio elettrico assegna infatti 320 euro ogni Megawattora prodotto, mentre un impianto da un Mw costa circa tre milioni di euro e produce 1.600 megawattora all’anno di elettricità. Per riepilogare, significa mezzo milione di euro di aiuti per vent’anni, a cui vanno aggiunti i ricavi dell’energia venduta, con la possibilità finale di rientrare nell’investimento in appena 5-6 anni. Decisamente una bella concorrenza per carciofi e pomodori.
 
L’esperto. Walter Grassi, docente a Pisa: smettiamo di agire a macchia di leopardo  
 
In cinque o sei anni bollette più leggere  
 
S.B.  

 
«Il discorso è molto complesso. Ma sì, possiamo dire che nel giro di cinque o sei anni i benefici arriveranno anche per gli utenti, magari sotto la forma di bollette un po’ più leggere. Quando si parla di energie rinnovabili, nel conto vanno messi però anche altri parametri».
 «Qui non si tratta infatti di dire “fotovoltaico sì o no?”, “eolico sì o no”, quanto piuttosto “davanti a casa è meglio una ciminiera o un pannello solare?». Insomma, è molto articolata l’analisi di Walter Grassi, docente di fisica tecnica alla facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa, già direttore del Dipartimento di energetica, oltre che ex consulente per l’energia della Regione Toscana e dell’Enea: l’argomento costi-benefici è forse l’aspetto più scottante dell’argomento fonti alternative.
 Dica la verità: secondo lei vale la pena di investire in modo così massiccio sul fotovoltaico?
 «Dico sempre che il solare va bene, ma non deve costituire un alibi. Mi spiego: è inutile installare pannelli sul tetto e considerarsi a posto dal punto di vista ambientale, quanto magari l’edificio sottostante spreca energia in tanti modi diversi. Per quanto riguarda invece il solare a terra, purtroppo è più conveniente per gli agricoltori: i loro prodotti vengono pagati poco anche se poi noi dobbiamo sborsare al supermercato cifre molto più alte. Di conseguenza è anche un problema di distribuzione. commerciale L’agricoltura però è un elemento primario in tutte le società e per questo non va sminuita».
 Ma sarà possibile trovare un equilibrio?
 «Io sono un esperto in energia e posso ragionare solo da questo punto di vista. Sì, bisogna trovare un equilibrio, ma soprattutto non dobbiamo agire a spot, cioè intervenendo un po’ di qui o un po’ di là. Occorre invece un’azione più coordinata».
 Adesso però il mercato è in qualche modo “drogato” dagli incentivi che, tra l’altro, costano molto all’intera collettività.
 «A quel che mi risulta, in tutti i paesi sono stati previsti incentivi: inizialmente sono indispensabili quando si vogliono affermare nuove tecnologie».
 
IL PRIMO CASO IN TOSCANA  
 
E a San Miniato spunta un comitato contro i pannelli  

 
 SAN MINIATO. Scoppia la guerra al fotovoltaico nel comune di San Miniato. Nasce addirittura un comitato, per la prima volta, contro la proliferazione degli impianti. Ad alzare la voce sono gli abitanti della campagna di Roffia, che paragonano la corsa al solare ai “saldi di fine stagione”. «Il territorio - dicono - è stato completamente svenduto ad alcuni interessi di natura privata. Si parla di oltre 60 ettari di pannelli concentrati nel 3% del territorio comunale. Tutto ciò senza aver previsto (questo veramente ha dell’incredibile) nessuna distanza tra singoli impianti, e soprattutto tra impianti e civili abitazioni».
 I cittadini chiedono l’urgente intervento del sindaco. Altrimenti - promettono - sono pronti a ricorrere al Tar e a bloccare con manifestazioni clamorose la cantierizzazione dell’area.
 
Pale eoliche, polemiche a Volterra sul doppio ruolo dell’assessore  
 
 
 VOLTERRA. L’eolico e il gioco dei ruoli che si intrecciano in Alta ValdiCecina. Soprattutto quello di Roberto Costa, attuale assessore all’ambiente di Volterra e prima del 31 dicembre consigliere di maggioranza con delega all’agricoltura. «Ricercava per noi le aree idonee alla costruzione di impianti rinnovabili», spiega Simone Grossi, responsabile della società Scout con sede legale a San Miniato che si occupa di impianti alimentati con energia sostenibile. E’ lui ad appronfondire la natura della collaborazione con l’amministratore. «Costa ci ha anche aiutato a gestire i rapporti propedeutici con i privati per l’acquisizione dei diritti di superficie dei terreni».
 Quegli stessi terreni individuati nel recente regolamento di fattibilità sulle energie rinnovabili del Colle realizzato da Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr e, a sua volta, referente della Scout. Anche per lui emerge una sorta di doppia veste.
Quella tutta volterrana che lo ha visto realizzare il piano, mentre su Montecatini Valdicecina il suo nome spicca come “referente” della società Scout per quanto riguarda il progetto di 8 mini aerogeneratori in corso di approvazione in Provincia.
 
Acqua cattiva e figli disinteressati  
 
Un agricoltore: ecco perché cedo i miei campi a chi produce elettricità  
 
 
S.B.  


«L’agricoltura è messa davvero male. Ed il motivo principale è il completo disinteresse nei confronti di questa attività delle nuove generazioni. I giovani, tanto per chiarire, preferiscono altri lavori, non certamente stare nei campi dalla mattina alla sera. Io ad esempio ho due figli: il maschio lavora alla Lucchini, la ragazza a Venturina. Se a questo aggiungiamo il fatto che ho 60 anni, capirà perché ho detto di sì all’energia solare». Marcello Cheli gestisce una piccola azienda di meno di sette ettari in Val di Cornia e presto, nelle terre dove una volta si sarebbero potuti piantare vigne e carciofi, vedrà davanti a sé una bella distesa di pannelli lucidissimi e, soprattutto, molto redditizi.
 Il suo mi sembra un cambio di rotta molto coinvinto.
 «Per forza. Da una parte bisogna fare i conti con un’acqua sempre meno adatta, a causa della sua salinità, ad un certo tipo di coltivazioni; dall’altra una cosa è chiara a tutti: con l’agricoltura bisogna lavorare davvero tanto per guadagnare alla fine davvero poco. A tutto questo aggiunga appunto l’età e la decisione è presa».
 Ha deciso di vendere la sua terra oppure semplicemente di darla in affitto?
 «Con la società che costruirà e gestirà gli impianti fotovoltaici ci siamo accordati sulla suluzione dell’affitto. C’è un canone annuale che ci versano, con almeno cinque anni anticipati. Ovviamente ho chiesto ed ottenuto anche delle garanzie. Comunque, continueremo a coltivare almeno una parte dei terreni, anche se sono disposti a cedere lo spazio maggiore possibile all’installazione dei pannelli».
 È preoccupato per un paesaggio che, inutile negarlo, non sarà più lo stesso?
 «Io sono pienamente d’accordo sullo sviluppo delle energie rinnovabili. Dico solo che il Comune e la Provincia dovrebbero fare un piano regolatore dedicato ai parchi fotovoltacici. Credo che questa sia veramente l’unica soluzione».


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