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L'ultimatum degli operai di Bellabarba a comitato ed enti locali: vogliamo lavorare - Il Tirreno Livorno
«Bloccheremo la città con le ruspe»
JUNA GOTI
LIVORNO. «Chi ha concesso tutte le autorizzioni si assuma le proprie responsabilità e ci metta in condizione di lavorare: siamo esasperati, il blocco al Limoncino deve finire. O a bloccare le strade saremo noi». Ieri pomeriggio sessanta lavoratori (tra impresa Bellabarba, ditta Biagi e realtà in subappalto) hanno lanciato l’ultimatum insieme ai sindacati dalla sede di via dei Materassai.
I rappresentanti dei sindacati - Fabio Verdiani (Feneal Uil), Nicola Triolo (Fillea Cgil) e Stefano Neri (Filca Cisl) - sono chiari: «Con l’azienda e Confindustria abbiamo inviato una lettera al prefetto. Se entro venerdì non riceveremo una risposta con l’apertura di un tavolo manifesteremo con le ruspe davanti ai Palazzi».
«La crisi nell’edilizia - ripetono - è già drammatica e qui c’è un comitato che impedisce a un imprenditopre che ha tutte le autorizzazioni di lavorare. Gli enti ci dicano se le autorizzazioni non sono valide o intervengano. E lo stesso facciano prefettura e Procura: i blocchi sono documentati con filmati. Vale anche per i sindacati: quando c’è un blocco non autorizzato partono le denunce...».
I sindacalisti riferiscono che «Bellabarba ha iniziato a difendersi e non è escluso che fra qualche anno venga risarcito: ma nel frattempo come difendiamo i posti di lavoro? In cava possono ruotare ogni giorno 10-20 operai che garantiscono il subappalto. Da ieri sono già in ferie forzate i venti lavoratori di Alba Edil».
I camionisti sono furiosi. «Come è possibile - tuonano Alessandro Fravoli e Andrea Salvadori - che un comitato possa bloccare per mesi un lavoro autorizzato». «Siamo esasperati - fa eco Marco Rossi - non ci stiamo più a essere diplomatici: ogni giorno subiamo provocazioni e insulti». «E’ da agosto - chiude Paolo Romagnoli - che le istituzioni non si fanno sentire. Lassù è nata la repubblica del Limoncino, per passare devi avere il passaporto. Ci sentiamo strumentalizzati: Comune e Provincia si tirano indietro, l’opposizione ci marcia nonostante non sia proprio nel suo Dna andare contro le imprese, la maggioranza non sa che pesci prendere. Da anni passiamo da quella strada e nessuno ha mai detto niente».
Ieri l’avvocato Patrizio Rossi ha annunciato che il comitato porterà in tribunale Comune e Bellabarba per chiarire la natura della via che porta all’impianto: «E’ privata, non si è mai concretizzata una servitù di uso pubblico e non esistono delibere ma solo atti dirigenziali». Oggi la notifica: altra carne al fuoco, altro caos.
Il presidente dice no. Oggi vertice Pd sul Limoncino senza alleati
La commissione garanzia vuole sentire Kutufà e dirigenti
LIVORNO. I lavori della commissione garanzia e controllo della Provincia sul Limoncino partono a metà ed è già scontro politico. Ieri mattina il presidente Maurizio Zingoni (Pdl) ha letto ai commissari (Idv, Sel e Rc non c’erano per protestare contro lo “scavalcamento” della commissione ambiente) una lettera di tutti i capigruppo per chiedere il rinvio della commissione in vista del dibattito in consiglio.
La richiesta è stata accolta, ma i presenti si sono dati un ordine dei lavori che ha scatenato le polemiche. Lo riassume Zingoni: «Il 17 vorremmo ascoltare Kutufà, poi, dopo il consiglio, tutti i dirigenti che hanno preso parte al procedidimento». Un tribunale bis? «Certo che no - controbatte - il controllo poltico-amministrativo rientra nelle prerogative della commissione: ho qui l’istanza di tre consiglieri che chiedono di attivarla».
Peccato che contattato pochi minuti dopo il presidente Kutufà faccia sapere di non avere alcuna intenzione di sedere davanti ai commissari. «Il 17 - interviene - sarò a Firenze per parlare dell’Autorità Portuale con Rossi. E poi cosa dovrei riferire? Io non ho presentato alcun esposto in Procura, ma solo trasmesso la relazione della commissione ambiente considerando che era già in piedi un’indagine. I consiglieri ne hanno una copia: queste stanze non sono un’aula di tribunale, mi sembra che si stia andando un po’ oltre...».
Intanto la discarica del Limoncino continua a fare da schiacciasassi tra i partiti. A destra e a sinistra. Oggi, in via Donnini, è in calendario un vertice del Pd tutto dedicato al Monte La Poggia: ci saranno segreteria, forze del Comune e della Provincia per elaborare, come sottolinea il capogruppo Elis Bufalini, «una strategia comune da presentare nei rispettivi consigli». Strategia che non sembra comprendere le altre forze di maggioranza. «E’ chiaro - chiude - che su questa partita non abbiamo alleati. Noi abbiamo responsabilità di governo e dobbiamo avere una visione di insieme: troppo spesso ci stanno lasciando soli...».
J.G.
Monteburrone, confermato il sequestro
La Procura dà l’ok alla forestale: scattano le analisi di Arpat
LIVORNO. La Procura ha convalidato il sequestro dell’ex cava di Monteburrone, dove dal febbraio 2008, possono essere scaricate terre e rocce provenienti dai cantieri pubblici della città. Come gli scavi dell’acquario o del canale di viale Caprera, finiti proprio lungo la panoramica che porta a Montenero, sotto al monumento a Ciano.
A rivolgersi alla Procura è stato il corpo forestale dello stato, guidato dal comandante Luca Barattini, che giovedì ha disposto il sequestro preventivo. Il motivo? Dopo una serie di controlli la forestale avrebbe rilevato la presenza di materiale non autorizzato e quindi chiesto ad Arpat di effettuare nuove analisi.
I cancelli dell’ex cava in fase di ripristino sono stati sigillati la scorsa settimana con la firma del dirigente di polizia giudiziaria Niviano La Penna. Poi, ieri mattina, la forestale ha avvisato i proprietari dell’area della convalida del sequestro.
Come mostra il pannello sistemato sul viale del Tirreno, il sito è di proprietà di Antonio Canaccini e a eseguire i lavori è la ditta Bellabarba. Ma a conferire materiale in quella che i tecnici chiamano “discarica green” sono anche molte altre aziende (pubbliche, private, portuali, edili) che hanno vinto bandi di gara.
«Ogni ditta - chiarisce il figlio di Antonio Canacccini, Fabio - prima di scaricare deve presentare un’indagine ambientale: una documentazione di conformità che facciamo subito vedere al Comune». Le ditte fanno l’indagine in modo autonomo, «ma il certificato deve essere di un soggetto abilitato, ad esempio Aamps».
«Insomma - puntualizza Canaccini - se le controanalisi dovessero evidenziare discrepanze con la documentazione presentata in precedenza la responsabilità non sarebbe solo delle ditte, ma anche degli enti che hanno certificato l’idoneità del materiale. E non mi sembra questo il caso».
Il proprietario dell’ex cava parla di controanalisi perché proprio oggi Arpat aprirà le buste con i campionamenti effettuati dopo l’allarme della forestale: tre in tutto, fatti in altrettanti punti del sito. Per le controanalisi dell’Agenzia ci vorranno almeno una decina di giorni, per i controlli richiesti dal proprietario (sul duplicato degli stessi campioni) poun po’ di meno.
«Ci auguriamo che questa storia - chiude Canaccini - finisca il prima possibile: non è solo un danno economico, ma anche di immagine. Non vogliamo che questo diventi un Limoncino bis. L’impianto è diverso: non si accede per lista di codici di rifiuti, ma per indagini ambientali».
Dall’altra parte il comandante Barattini ha già sottolineato che «per le analisi più approfondite di Arpat ci vorrà qualche gionro, ma i primi riscontri hanno convinto il corpo forestale ha disporre il sequestro preventivo». Che poi è stato convalidato.
J.G.
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