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«Giù le mani dal porto» I residenti di San Giovanni contro il waterfront - Il Tirreno Elba lunedì 14 febbraio

 

 
Nasce il gruppo “Indigeni”. Gasparri: bene lo sviluppo ma siamo contrari a uno stravolgimento del territorio  
 
VALENTINA LANDUCCI 
 
 PORTOFERRAIO. Il vero problema non è il “fare” ma il cosa e il come fare. E per spiegarlo a chi progetta grandi approdi turistici nell’area hanno creato un gruppo, ribattezzato “Indigeni”, con lo scopo di far risaltare le criticità di uno dei pochi borghi dove esiste ancora un equilibrio tra uomo e natura. Equilibrio che potrebbe essere stravolto con la costruzione del porto turistico previsto nella variante al piano strutturale del Comune.
 I residenti di San Giovanni, tra cui Paolo Gasparri, portoferraiese e funzionario dello Stato a Roma, stanno seguendo con preoccupazione la definizione dei piani urbanistici. «Quello che verrà fatto - spiega Gasparri - modificherà per sempre San Giovanni. Occorre riflettere sui cambiamenti in prospettiva». Cosa che difficilmente all’Elba è stata fatta negli ultimi anni, secondo Gasparri, che parte da un’analisi delle politiche sul turismo definite «poco lungimiranti» perché, ad esempio, negli anni hanno favorito la costruzione di seconde case senza rendersi conto che «un residente in più - spiega - vale molto più di sei proprietari di seconde case che vivono all’Elba due mesi l’anno». A ciò si aggiunge una scarsa considerazione delle risorse: l’acqua, l’energia, le coste. Non inesauribili e quindi non in grado di reggere un modello di sviluppo turistico più attento alla quantità che alla qualità «che non è quello adatto ad un’isola» spiega Gasparri.
 In questo contesto si inserisce lo sviluppo della nautica da diporto. Da tempo si discute della trasformazione di San Giovanni: un porticciolo per barche di proprietà, soprattutto, di residenti e pensionati, destinato a diventare un approdo turistico con servizi, parcheggi, una scuola di vela, una foresteria. Interventi a basso impatto, assicura l’amministrazione, che tuttavia preoccupano i residenti e Gasparri per il quale anche sul fronte della nautica l’Elba rischia di commettere gli stessi errori già fatti per lo sviluppo turistico: copiare un modello che non si addice all’isola investendo su una nautica stanziale, ad alto impatto ma a bassa redditività, o sul refitting o la costruzione «che l’isola non sarebbe in nessun caso in grado di sostenere».
 «L’Elba non è la costa livornese - spiega Gasparri - ma il suo opposto. Qui occorrono piccoli numeri e qualità. Per difenderla da un impatto forte determinato dalle imbarcazioni che, dalla Liguria al Lazio, vedono nell’Elba un punto di arrivo o di transito, occorre adottare delle contromisure come l’area marina protetta». Ma come proteggere San Giovanni? «Questa zona - spiega il rappresentante degli “Indigeni” - rimane ancora a basso impatto antropico, ha un suo equilibrio tra uomo e natura. Perché alterarlo? Perchè non conservare la vista unica che da San Giovanni si ha di Portoferraio con la costruzione di una diga foranea? Ben vengano piccoli interventi ma non vogliamo opere invasive: San Giovanni deve restare un porto a servizio delle piccole imbarcazioni».
 Per lo stesso motivo il gruppo vede con sospetto i progetti edificatori dell’area alle spalle della scuola, «una zona di rispetto - spiega Gasparri - tra un corso d’acqua e il mare: un’espansione edilizia qui non avrebbe senso». Più utile invece una rotatoria «di piccole dimensioni» sulla strada provinciale che attraversa San Giovanni.


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