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Porto, contro i tagli la speranza è Matteoli - Il Tirreno Piombino lunedì 7 febbraio 2011
A rischio 38 milioni. Velo: «Il ministro condivide il nostro allarme»
PIOMBINO. «Il ministro Matteoli, con cui in questi giorni ho avuto numerosi contatti, ha dimostrato di condividere le nostre preoccupazioni e si è dichiarato disponibile a valutare ipotesi di emendamenti alternativi che potessero aiutare a costruire un quadro più equilibrato e condiviso».
Così Silvia Velo, vicepresidente della Commissione trasporti della Camera dei deputati, sintetizza il lavoro di questi giorni per evitare quell’emendamento del Pdl al decreto “Milleproroghe” che il presidente dell’Authority piombinese, Luciano Guerieri, ha definito «un colpo mortale al sistema portuale». L’emendamento infatti (che potrebbe finire nel maxiemendamento al “Milleproroghe” e quindi sottoposto al voto di fiducia) prevede la revoca automatica alle Autorità portuali delle somme concesse ma non utilizzate nel giro di 5 anni. Un dramma per Piombino, che ha già in gara il progetto per il primo banchinamento del valore di 38 milioni.
«Va sottolineato che è già vigente una norma che permette la revoca dei finanziamenti in caso di inadempienza - spiega Silvia Velo - mentre è notorio che la gran parte dei ritardi delle infrastrutture gestite dalle Autorità portuali è giustificata da motivi oggettivi, molto spesso collegati a lungaggini burocratiche e alle farraginose e incerte procedure per bonifiche, dragaggi e infrastrutture in aree portuali classificate come siti nazionali di bonifica».
Per Velo «con l’approvazione di quella norma la quasi totalità dei porti e dei territori interessati che combattono contro la crisi puntando per lo sviluppo del proprio porto rischiano di non rialzarsi mai più. Naturalmente nessuno intende opporsi alle revoche se sono motivate caso per caso da oggettive inadempienze e se viene ripensata la retroattività del termine». Considerando il sostegno di Matteoli «resta a questo punto il nodo dell’atteggiamento che assumerà il ministero dell’Economia - conclude Velo - ma è chiaro che se non ci fosse disponibilità a discutere questo non potrebbe che causare adeguate iniziative da parte di chi che risulterebbe colpito e discriminato».
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