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Gli anni d'oro della nostra siderurgia - La Nazione Piombino domenica 6 febbraio 2011
LA RIPRESA
La prima vera festa fu nel gennaio 1951 con il riavvio
di GIANFRANCO BENEDETTINI
— PIOMBINO —
IL 27 GIUGNO 1960 venne acceso, all’Ilva, il terzo altoforno capace di produrre 350 mila tonnellate annue di ghisa. Con l’entrata in funzione dell’impianto lo stabilimento avrà una capacità di produzione di circa un milione di tonnellate di ghisa, di 650 mila tonnellate di acciaio e di 300 mila tonnellate di prodotti finiti laminati a caldo, comprese le rotaie ferroviarie.
Come si vede, cifre da capogiro. Tutto questo significò piena occupazione non solo per Piombino ma per una vasta zona che oltrepassava Cecina a nord e Follonica a sud. Iniziò, proprio allora, la fuga dalla campagna con le conseguenze ben note di cui portiamo ancora molti segni.
PER MIGLIAIA di giovani si realizzò il sogno del posto fisso e dei turni che permettevano molto tempo libero. Oltretutto, le previsioni di crescita facevano impressione. Infatti, erano previste altre opere che avrebbero ampliato gli altiforni preesistenti, la costruzione di una nuova grande acciaieria ad ossigeno, l’adeguamento dei laminatoi sbozzatori e la installazione di un laminatoio per profilati medi. Tutto ciò «avverrà entro il 1965» con il picco della produttività e dell’occupazione.
Il 6 novembre 1961 si accendeva il secondo altoforno che, dice la cronaca, «tornerà così a riprendere la sua attività a fianco degli altri due attualmente in funzione».
DON ERSILIO Lodoli impartirà la sua benedizione mentre Maria Di Gregorio, impiegata dell’Ilva, lancerà la bottiglia di spumante contro il ferro della struttura quale madrina della cerimonia.
Fu una giornata storica perché entrava di nuovo in funzione l’altoforno andato completamente distrutto durante uno dei tanti bombardamenti della Raf, l’aviazione inglese, che aveva preso di mira (è proprio il caso di dirlo) l’impianto che, fino ad allora, aveva resistito alle ripetute ondate aeree. Per di più, i tedeschi, nel lasciare Piombino, avevano pensato bene di minare l’impianto così da completare l’opera. Insomma, piove sul bagnato. Era la guerra, non c’era niente da fare.
LA VERA FESTA, però, era avvenuta il 29 gennaio 1951 allorquando l’altoforno era stato riacceso per essere spento il 18 novembre 1960, dopo aver effettuato più di ventimila colate e prodotto due milioni e 451.700 tonnellate di ghisa in nove anni.
Il suo spegnimento portò ad un potenziamento e alla dotazione di attrezzature considerate “modernissime”. Infatti, il “2” era uno dei primi al mondo ad usare capsule al cobalto 60 per la misurazione del livello di caricamento e per il rilievo del consumo della muratura, del crogiolo della sacca e del tino.
La sua produzione giornaliera era di 1.100 tonnellate che, aggiunta a quella degli altri due, permetteva di raggiungere tremila tonnellate al giorno. Naturalmente era un primato che non sarà più superato.
L’INGEGNER Adamo Adani, direttore dello stabilimento ( e, chi non lo ricorda?) e il collega Ardelio Gargiulo, dopo aver illustrato le caratteristiche tecniche, «hanno salutato il folto numero dei presenti e dato il via all’accensione».
Tanto onore toccò a Lido Fedeli, primo fonditore, da 31 anni addetto a questo lavoro.
Il buon Lido, con grande perizia, fece il suo dovere a puntino tanto, ma era naturale, che un «mare di scintille fuoriuscì dal forno» percorse i canali per «terminare la sua corsa nel carro siluro». Oggi, tutto questo si è ridotto di molto. Quegli impianti sono stati spenti e demoliti. L’occupazione ha subito un colpo durissimo.
La proprietà è passata di mano in mano e il futuro è legato alla volontà di un imprenditore russo. Vedete come è curiosa la storia? Negli anni Sessanta del secolo scorso, la classe operaia delle fabbriche di Piombino sperava ancora nell’arrivo di “Baffone” o di chi lo aveva sostituito, lassù in quello sterminato paese chiamato Urss (Unione delle repubbliche socialiste sovietiche), lassù dove alla classe operaia era impossibile fare, forse neppure pensare, ad uno sciopero.
OGGI è arrivato «Baffone»: è un russo, non ha i baffi e non è comunista. Si fa gli affari suoi e sono in molti a pensare, anche se non lo dicono, che in questi la classe operaia c’entri poco poco. Gli intellettuali hanno pensato che dopo la scomparsa degli altiforni 2 e 3 (quelli di cui si è rievocato i bei tempi della loro riaccensione e della loro massima produttività) sarebbe stato il caso di conservare almeno l’Afo 1, come struttura da mostrare alla corrente turistica.
UN PEZZO da archeologia industriale. Figuriamoci se è possibile. Questa è la risposta. Allora? Allora, fotografiamolo in tutte le sue parti, conserviamolo almeno sulla carta, inseriamolo in un cd e facciamoci un bel convegno. Questo è possibile, hanno risposto. Infatti, il 21 scorso, nella sala del consiglio di Piombino, si è tenuto un convegno sull’ Afo 1. Almeno questo ed è già qualcosa.
PIOMBINO MARTEDì L’INCONTRO TRA L’AD CALCAGNI E I SINDACATI E domani si riunisce il «Cda» Lucchini per approvare l’intesa raggiunta a Mosca
— PIOMBINO —
E’ CONVOCATO per domani il Consiglio di amministrazione Lucchini. Non è uno dei tanti Cda, domani infatti ci sarà l’approvazione dell’intesa raggiunta a Mosca fra il top management della Lucchini, gli azionisti della Società, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e BNP Paribas, ed i rispettivi advisors, sulla questione della ricapitalizzazione del debito. È stata infatti raggiunta un’intesa sui principi e sulle condizioni generali in base alle quali proseguire la negoziazione della ristrutturazione del debito Lucchini ed il rilancio della società. «Nel frattempo le parti lavoreranno per cercare di completare tutte le ulteriori attività per il raggiungimento di una intesa finale, soddisfacente per tutte le parti coinvolte e che possa ottenere le approvazioni interne necessarie» ha dichiarato Lucchini. E dopo il Cda, martedì sarà la volta dell’incontro dell’azienda, con l’amministratore delegato Marcello Calcagni, con le organizzazioni sindacali confederali e dei metalmeccanici. A seguire, Fim, Fiom e Uilm incontreranno le Rsu Lucchini «per discutere ed esaminare le notizie scaturite dall’incontro di Mosca, dopodichè verranno prese le opportune decisioni e si attiverà per dare tutte le informazioni ai lavoratori» hanno detto le organizzazioni sindacali.
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