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Il porto rischia di perdere 38 milioni - Il Tirreno Piombino domenica 6 febbraio 2001

 

Un emendamento del Pdl sul decreto “Milleproroghe” potrebbe cancellare i fondi non ancora utilizzati  
 
In ballo i finanziamenti del progetto per il primo banchinamento  
 
 
 
Per il presidente dell’Authority, Luciano Guerrieri, «si tratterebbe di un colpo mortale all’intero sistema»  
 
  PIOMBINO. Decine di milioni destinati allo sviluppo del porto sono a rischio: nonostante il Senato abbia bocciato nei giorni scorsi l’ammissibilità di un emendamento del governo al decreto Milleproroghe, che prevedeva la revoca automatica alle Autorità portuali delle somme concesse ma non utilizzate nel giro di 5 anni, la questione potrebbe essere riproposta nel maxiemendamento, sottoposto alla fiducia, così da non lasciare vie di scampo.
 Per i porti di Piombino, Livorno e Carrara si valuta che siano a rischio finanziamenti per una cifra complessiva tra 130 e 150 milioni. Non è ancora chiaro se siano in ballo pure le somme per progetti già andati a gara: in questo caso solo pensando al progetto per il primo banchinamento (gara avviata a luglio e di cui a breve si conosceranno i vincitori) per Piombino sono a rischio 38 milioni. Secondo il presidente dell’Autorità portuale, Luciano Guerrieri, «l’emendamento del Pdl non fa differenza per i finanziamenti di progetti che sono già a gara, anche se è chiaro che questo darebbe il via a una valanga di ricorsi. In ogni caso si tratterebbe di un colpo mortale al sistema portuale. Qui non si valutano nemmeno le conseguenze indotte da un provvedimento del genere, che in qualche caso arrivano fino alla stessa permanenza di impianti industriali, confermata proprio in base ai progetti di sviluppo del porto».
 Se fosse approvato, l’emendamento del Pdl firmato da un senatore della Basilicata, Cosimo Latronico, consentirebbe al governo di rastrellare 700-800 milioni di euro, che in parte (200-250 milioni) andrebbero ai porti di Genova, Vado Ligure e Gioia Tauro, mentre il resto finirebbe al ministero dell’Economia.
 «Sarebbe un provvedimento inaccettabile - sostiene Guerrieri - già il governo non ci concede l’autonomia finanziaria, ci assegna meno risorse e ora se le vuole riprendere. Se una parte dei finanziamenti non è stata ancora spesa non è certo colpa dell’Autorità portuale, ma spesso delle lentezze e dell’inefficienza delle varie amministrazioni statali. Con i colleghi delle altre Autorità portuali toscane in questi giorni ci stiamo rivolgendo ai parlamentari della regione ma anche al ministro Altero Matteoli, perché venga evitata questa sciagura».
 Anche Matteo Tortolini, consigliere regionale e responsabile infrastrutture del Pd toscano, pone l’accento sulla considerazione che «molto spesso per far partire i lavori di opere così importanti passano anche anni per espletare procedure e bandire le gare d’appalto, senza tenere conto che per avere tutte le autorizzazioni necessarie passano tempi su cui le Autorità portuali non possono influire. Il rischio è che l’esigenza di fare cassa non tenga conto dell’opportunità degli interventi previsti e il ministero del Tesoro potrebbe avere come criterio il solo rientro del denaro».
 «I porti toscani - conclude Tortolini - rischiano di vedersi negate le risorse e pregiudicate opere per il loro sviluppo e quello dell’economia che vi ruota intorno a tutto beneficio della nostra regione. Per Piombino è a rischio il finanziamento sul primo banchinamento, strategico per lo sviluppo del porto. Di sicuro deputati e senatori del Pd daranno battaglia per evitare che passino queste nuove norme». (cloz)


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