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La discarica esplode sotto i colpi dell'indagine - La Nazione Livorno
La commissione ambiente della Provincia porta alla luce una totale incapacità di gestione
di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
LA RELAZIONE conclusiva della terza commissione provinciale sulla discarica Monte La Poggia fa venire i brividi. Una sorta di indagine condotta in maniera certosina dai membri della commissione che apre uno squarcio scoraggiante nella gestione di questa vicenda da parte degli enti locali. Niente è stato lasciato al caso, dal progetto della discarica al dissesto ideogeologico, dalle sorgenti d’acqua al piano di gestione dei rifiuti speciali della Provincia, tutto materiale minuziosamente argomentato. Allegata anche una mozione, l’atto politico che mette in discussione l’intero progetto, dato che i consiglieri chiedono all’amministrazione di «tenere in debita considerazione la richiesta di rivedere il progetto della discarica in accordo con il proponente, prendendo atto che ci sono pareri tecnidi discordi da parte di geologi». La valenza politica di questo lavoro è devastante, poichè denuncia inesattezze, imprecisioni e superficialità nella fase autorizzativa di questa discarica chiamando in causa i tecnici della Provincia ma anche del Comune. A guidare la commissione è stato il capogruppo dell’Idv Luca Bogi — tecnico dell’Arpat che da pochi mesi ha preso il posto di Valerio Campioni — supportato dall’ambientalista vicepresidente Antonio Ceccantini Pd, insieme al capogruppo del Pd Elis Bufalini, al capogruppo dei Comunisti Italiani Michele Mazzola, dal consigliere Vito Bartalesi del Pd oltre ai rappresentanti del Pdl Roberta Naldini e Alessandro Corsinovi.
LA MOZIONE e la relazione della terza commissione provinciale sono — proprio in questi giorni — nel mirino di quanti, soprattutto in maggioranza, stanno cercando di evitare che la vicenda scoppi in consiglio provinciale. Perché il progetto della discarica del Limoncino, approvato dagli uffici tecnici dell’amministrazione provinciale sfuggendo a quanto pare al controllo degli organismi politici — la terza commissione provinciale si era riunita pochissime volte prima del cambio al vertice tra Campioni e Bogi — sta spaccando la maggioranza tra gli ambientalisti e quanti invece devono difendere la linea del Pd. Per questo c’è chi sta cercando di mettere sotto chiave la relazione, evitando alle amministrazioni — Comune e Provincia — di fare una brutta figura di fronte all’opinione pubblica. Ecco perchè si rincorrono le voci su una possibile sostituzione di alcuni membri della terza commissione — «rei» di aver voluto fare chiarezza sul procedimento autorizzativo della discarica al Limoncino — giustificando il rimpastone con la necessità di inserire il neo consigliere del Pdl Massimo Malanima in qualche commissioen consiliare. Ma la manovra sembra piuttosto scabrosa per le resistenze di coloro che si sono messi dalla parte dei cittadini facendo chiarezza sulla discarica finita sui tavoli della magistratura.
DEL RESTO nella stessa mozione consiliare — che il capogruppo del Pd sembrerebbe si fosse rifiutato di sottoscrivere — sono elencati sei punti critici: «Nel procedimento di valutazione impatto ambientale («via») gli uffici provinciali hanno ritenuto di non procedere all’inchiesta pubblica; che alcuni aspetti tecnici con importanti ricadute ambientali non sono stati affrontati in maniera congrua; che l’asserita necessità di realizzare discariche sul nostro territorio non trova riscontro nel piano provinciale dei rifiuti apporvato il 25 marzo del 2004; che la realizzazione di impianti ad alto impatto sociale ed ambientale non possono essere sottratti al dibattito; che le risposte del tecnico del Comune dottor Gonnelli non è risolutiva sulla stabilità della zona; che le conclusioni della relazione dei geologi di parte del comitato confermano l’instabilità della zona e rilevano problematiche ostative alla realizzazione di tale impianto». Insomma, una situazione esposiva che potrebbe compromettere gli equilibri di Palazzo Granducale.
L’INCARICO L’INCOMPATIBILITà DEL FUNZIONARIO ANDREA RAFANELLI: DA VERIFICARE SE GLI ATTI SONO VALIDI
L’autorizzazione firmata dal nipote del progettista
UNO DEI PASSAGGI più delicata della relazione stilata dalla terza commissioneriguarda il procedimento autorizzativo. «Un aspetto sottolineato da alcuni consiglieri — si legge nel documento — è che nella procedura di valutazione del progetto risulta presente come componente della «So» per il via il geologo Andrea Rafanelli dell’unità operativa rifiuti e bonifica siti inquinati della Provincia di Livorno. Il suddetto è nipote del porgettistia dell’impianto, geologo dottor Antonio Rafanelli, che ha presentato la documentazione per conto della società Bellabarba ed è anche direttore dei lavori nonché socio della società Atlante srl. Il problema nasce dal fatto che nel 2000 è stato emanato il «Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni» dove si prevede all’articolo 6 il cosiddetto «Obbligo di astensione». In questo il dipendente si sarebbe dovuto astenere da attività e decisioni (attestato anche dalla firma sulla relazione finale della SO per la VIA), salvo diversa indicazione del dirigente».
LA COMMISIONE parla di incompatibilità: «Questa situazione di incompatibilità è stata ufficializzata dal Presidente della Provincia mediante il Decreto Presidenziale n. 81 del 17-09-2010 dove si dice che in caso di assenza del Dirigente Arch. Serra, viene sostituito dal dott. Enrico Bartoletti». Ma, come se non bastasse, la terza commissione «Ritiene che l’amministrazione provinciale debba verificare mediante ricorso al proprio segretario generale od altri, la validità degli atti oggetto della presente compiuti in condizione di incompatibilità».
Se questi sono i governanti
LA POLITICA sopraffatta dai burocrati degli uffici, una totale incapacità di gestione e di programmazione, l’autorizzazione firmata dal nipote del progettista: il caso della cava del Limoncino (sveliamo tutto alle pagine 2 e 3) è ormai uno scandalo, anzi un inno all’incapacità amministrativa, al tiriamo a campare e all’approssimazione, con l’aggiunta dell’imbarazzante documento firmato in stato di evidente incompatibilità dal geologo Andrea Rafanelli, dipendente di Palazzo Granducale. E’ poco restare basiti di fronte all’esplosiva relazione della commissione ambiente della Provincia che, in qualche modo, tira in ballo anche l’operato del Comune. Scusate: ma gli assessori dov’erano? Ora c’è la corsa a chiudere la stalla ma i buoi sono fuggiti e la figuraccia è di proporzioni colossali e, non paghi, ci si avvia a farne un’altra con la probabile sostituzione di alcuni componenti della commissione (che non hanno guardato in faccia a nessuno) rei di aver scoperchiato il pentolone anche sul fronte prettamente ambientalista, cioè sul dissesto ecologico. Il documento era riservatissimo, «La Nazione» lo racconta tutto. Cadono le braccia, mentre si assiste allo sconcertante balletto Bufalini-Vaccaro sulle Pari Opportunità con le nomine di nuovo rinviate (pagina 5). Attendo fiducioso le firme delle donne del Pd: chissà se contro Berlusconi o contro il loro capogruppo in Provincia...
f. c.
DISAGI NECESSARIA LA MESSA IN SICUREZZA «Strada d’accesso inadeguata La responsabilità degli enti»
NEL MIRINO della commissione la strada che porta alla cave monte La poggia. «La percorribilità della strada è per varie parti “precaria”— da quanto riferito dai responsabili dei lavori, la commissione ha accertato che la sistemazione della strada si sarebbe dovuta fare prima dell’inizio dei lavori di escavazione. Questo non è però avvenuto. Una delle argomentazioni addotte dai tecnici che effettuano le opere nell’area sarebbe quella della “contrarietà” della Soprintendenza rispetto all’ipotesi della asfaltatura del tratto di strada ancora sterrata. Rispetto questa “contrarietà” della Soprintendenza, la commissione non ha mai visto né avuto conoscenza di alcun documento scritto».
DURO IL COMMENTO dei commissari: «Resta in ogni caso inspiegabile e comunque ingiustificabile il fatto che nessuno degli enti istituzionali che si sono occupati della varie fasi autorizzative sul progetto dell’impianto per i rifiuti speciali nell’aera ex cava, abbia formalmente richiesto lavori di adeguamento della strada prima dell’inizio degli sbancamenti e delle opere, o nella peggiore delle ipotesi, contestuale ai lavori di realizzazione della discarica».
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