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Le barche resistono in Darsena e il «Marina Benetti» non decolla - La Nazione Livorno

 

I bandi di gara sono pronti ma lo spostamento dei natanti non è iniziato
 
 di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
NON SE NE PARLERà oggi in commissione consultiva con il commissario Giuliano Gallanti — la prima «grana» è dedicata alla Sintermar e al terminal Ltm sul contratto Grimaldi — ma sarà una delle prossime faccende di lana caprina da affrontare in Authority. Perchè ormai è chiaro che, se non saranno rapidamente prese decisioni su dove spostare le barche della Darsena Nuova (lato Lips) e del porto Mediceo (area ex rimorchiatori) i lavori di avvio del «marina Benetti» in gara entro il mese di marzo non potranno partire. E la stessa Benetti, sia pur in modo non ufficiale, comincia anche a ipotizzare una richiesta di danni nei confronti dell’Authority portuale. Insomma, un’altra bella «grana» per il neo-commissario. Il problema è noto: sulla base dell’accordo alla presidenza del consiglio per il salvataggio del cantiere Orlando, fu concordato che attraverso la Port Authority sarebbero stati realizzati una serie di interventi propedeutici alla crescita del cantiere, diventato nel frattempo Benetti.
I LAVORI riguardavano il bacino Morosini, dove sono stati solo in parte completati (rimane un banchinamento e c’è chi dice che anche il famigerato shiplift abbia bisogno di ulteriori ritocchi), l’apertura del canale tra la darsena Nuova e il mare (progetti pronti ma siamo in stand.by) e infine la trasformazione del porto Mediceo in «Marina» a servizio del refitting (ristrutturazione e grandi lavori sui megayachts) di Benetti. Per il canale, c’è stato di recente un accordo tra Port Authority e società Porta Medicea (l’immobiliare cui Azimut-Benetti ha ceduto tutto il relativo comparto) per aspettare che la società stessa abbia realizzato le fondamenta delle costruzioni che fiancheggeranno il canale fino all’attuale ingresso con l’orologio, perchè le stesse fondazioni saranno le pareti del canale e nello stesso tempo costituiranno accesso per i garage sotterranei.
Una scelta razionale, in quanto solo dopo queste fondamenta (da costruire a secco) si scaverà il canale. Ma anche una scelta che fa ritardare il tutto, perchè il mercato immobilare è fermo e la Posta Medicea non sembra interessata ad accelerare le costruzioni. Diverso il discorso del «marina Benetti». Come abbiamo già scritto l’Authorità portuale ha pronti i bandi di gara che usciranno entro un mese: ma con una sua nota ai vertici, l’ufficio tecnico ha fatto rilevare proprio in questi giorni che se non saranno spostate le barche da diporto dalle due zone di avvio dei lavori (Darsena Nuova ex Lips e mediceo area ex rimorchiatori) non si potrà procedere alla gara e tutto il programma del marina dovrò necessariamente ritardare.
IL CHE, a differenza dei ritardi della parte immobiliare che seguono le indicazioni di mercato, creerà invece danni non indifferenti al cantiere Benetti. La società punta ormai da tempo sull’attività di refitting per integrare i ricavi delle costruzioni ex novo. E il refitting è un mercato che tira anche oggi, sul quale anzi si stanno buttando importanti concorrenti (i Palumbo di Napoli hanno acquisito in questi giorni un grande cantiere a Malta per lo stesso business) che rischiano pertanto di battere sul tempo Azimut-benetti.  
 
IL MERCATO IMPEGNATO L’AMMINISTRATORE DELEGATO VINCENZO POERIO, ANIMA DELLE VENDITE La sfida del cantiere: vendere nei Paesi dell’Est
 
 
 CONCLUSI o in via di conclusione i principali saloni nautici internazionali, l’amministratore delegato di Benetti Yachts (gruppo Vitelli) ingegner Vincenzo Poerio si è fermato a fare il punto. Intanto sulle vendite: 11 mega-yachts venduti nel 2010, due di più del 2009, che non è moltissimo ma segna comunque una risalita della curva. Per l’anno in corso Poerio parla — in interviste alla stampa internazionale — di un ulteriore incremento previsto intorno al 5%. Anche la recente divisione della struttura del gruppo, con le barche fino a 30 metri affidate a Paolo Cesani e quelle più grandi ancora a Poerio (35% della produzione complessiva ma assai di più del fatturato) è stata considerata una razionalizzazione; i megayachts richiedono delicatezze tutte particolari, «il cliente non si limita a comprare una nave da diporto, ma la vuole vedere nascere e crescere su esclusive indicazioni». Per il cantiere di Livorno il momento è fondamentale con l’accresciuta proiezione su quelli che si definiscono i nuovi mercati. Da una parte il refitting seguito dalla Lusben del gruppo (sono appena arrivati due megayachts da ristruturare), dall’altro la proiezione commerciale verso Cina, Brasile e in previsioine anche India. Rispetto alla tradizionale divisione del mondo sul piano delle vendite dei megayachts Benetti (70%% Nord America ed Europa, 25% il resto) si sta già verificando un riassetto, rispettivamente con il 60% e il 40%.
IN QUESTA REALTà come gioca l’asset livornese? Sia pure con fatica e ritardi, si pensa a realizzare il «Marina» mentre rimane ancora del tutto da definire la soluzione per il bacino di carenaggio in muratura, che non può più essere utilizzato (motivi di sicurezza) ma rappresenta un grosso problema perchè condiziona un’area preziosa.
Antonio Fulvi


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