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Lucchini, si fa il vertice a Mosca - La Nazione Piombino

 

Piombino: dopo le tensioni fissato al 2 febbraio l’incontro con le banche
 
 — PIOMBINO —
L’INCONTRO a Mosca fra banche e Mordashov ci sarà. La Lucchini spa ha infatti comunicato ufficialmente che il 2 febbraio a Mosca si terrà l’incontro tra la società, le banche, gli azionisti della società ed i rispettivi advisor. «L’incontro – si legge nella nota - è stato fissato con il reciproco scopo di pervenire alla definizione conclusiva dei principi e delle condizioni generali di quello che poi dovrà essere tradotto in un accordo finalizzato alla ristrutturazione del debito Lucchini ed al rilancio della società». Questa volta, verrebbe da dire, forse ci siamo. Dopo l’annuncio-ultimatum di Alexey Mordashov che aveva presentato una nuova proposta agli istituti di credito, sembrava in realtà che l’incontro fosse a rischio, o forse era davvero – come avevamo messo in conto – una strategia del magnate russo, una mossa nell’ambito del difficile e complesso braccio di ferro per la ricapitalizzazione del debito Lucchini, di ben 700 milioni di euro.
INFATTI quando l’accordo-salvezza sembrava vicino era arrivata la doccia fredda, l’ultimatum da parte di Mordashov alle banche. Tre le nuove proposte, considerate non modificabili e soprattutto, le ultime, presentate dal proprietario del gruppo Lucchini. Il magnate russo avrebbe chiesto nell’ultimo documento presentato alle banche la conversione di crediti bancari in capitale per un ammontare di 200 milioni (e non più di 150 milioni come invece avevano controproposto le banche poco prima di Natale); la presenza di un consigliere di sua nomina in più nel consiglio di amministrazione del gruppo dopo la ristrutturazione, e infine la cessione immediata di Ascometal, lo stabilimento francese del gruppo Lucchini, in una vendita i cui introiti dovranno essere girati alla Severstal, per compensare i debiti arretrati.
PRIMA della convocazione del 2 febbraio, questi vincoli posti da Mordashov, stando ad alcune indiscrezioni, sembravano di difficile accoglimento da parte delle nove banche creditrici. Adesso questo nuovo incontro fa invece ben sperare per la chiusura di questo accordo fondamentale per la ripresa dello stabilimento e anche per l’eventuale vendita del gruppo. Una ristrutturazione attesa a Piombino, solo ieri il responsabile della Cgil Beppe Bartoletti aveva espresso tutta la sua preoccupazione per una “trattativa” che si protrae ormai da troppo tempo.
Maila Papi  
 
PIOMBINO PER ROBERTO RIZZO DELL’IDV SERVE UN PIANO DI RILANCIO PER TUTTO IL SISTEMA DELLA SIDERURGIA  
 
«La questione non può essere solo finanziaria»
 
 — PIOMBINO —
«IL RILANCIO della siderurgia non passa dall’alta finanza». Lo sostiene Roberto Rizzo, responsabile dipartimento lavoro-welfare dell’Idv Toscana, intervenendo sulla questione Lucchini.
«Per garantire un futuro alla Lucchini di Piombino e agli oltre quattromila lavoratori dell’industria e dell’indotto, c’è bisogno, con urgenza, di un interlocutore serio disposto a investire a lungo termine e di un piano industriale credibile. La vertenza non può essere affrontata solamente in termini di rapporti con le banche da parte di Mordashov – incalza Rizzo - dall’incontro tra le organizzazioni sindacali e il Dipartimento lavoro Idv Toscana, sono emerse molte nubi e preoccupazioni sul futuro dello stabilimento. La partita si sta giocando soltanto in termini tattici di alta finanza, non tenendo in considerazione che dietro l’industria c’è un sistema che attende risposte, i 4000 dipendenti, un’intera città e tutto il sistema d’imprese che gravitano attorno alla siderurgia in Val di Cornia. È apparsa evidente l’urgenza di far fronte a questo clima d’instabilità che regna non soltanto tra i lavoratori, ma anche tra i dirigenti italiani dell’azienda.
IL PROSSIMO 2 febbraio, il nuovo incontro tra il magnate russo e gli istituti di credito può diventare una data decisiva per il futuro della Lucchini. È importante, pertanto, che in questi giorni il Governo faccia la sua parte – cosa che finora non ha fatto – ovvero lavori affinché venga trovata una soluzione che permetta di sbloccare la situazione. Un mancato accordo, infatti, aprirebbe scenari drammatici per l’occupazione, un’ulteriore aggravante alla crisi in termini occupazionali, salariali e per l’economia di tutta la Val di Cornia».


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