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Lucchini, stretta finale sul debito - Il Tirreno Piombino

 

Il magnate russo aveva dettato le sue condizioni: vendita di Ascometal e 200 milioni per il 35% della società  
 
Nuova svolta: le banche accettano il vertice a Mosca con Mordashov  
 
PIOMBINO. Il momento della stretta finale sulla ristrutturazione del debito della Lucchini sembra sia arrivato. I rappresentanti delle nove banche creditrici hanno infatti deciso di volare fino a Mosca, mercoledì prossimo (2 febbraio) per incontrarsi con Alexey Mordashov. Soltanto una settimana fa il vertice era stato messo a rischio da un ultimatum del magnate russo, che aveva fatto pervenire all’advisor della banche, Rothschild, un nuovo piano.
 Nella sostanza Mordashov aveva fatto sapere alle banche che la loro missione a Mosca sarebbe stata del tutto inutile senza l’adesione a tre delle sue condizioni. Innazitutto la riconversione di 200 milioni del debito (in tutto 770 milioni) in obbligazioni convertibili in una quota del 35% del capitale. Alle banche aveva offerto la possibilità di nominare un supermenager di loro fiducia durante la fase di ristrutturazione, ma aveva anche chiesto un consigliere in più, di sua nomina, nel consiglio di ammistrazione Lucchini.
 Infine i russi avevano posto sul piatto la vendita immediata della controllata francese Ascometal, alla quale hanno assegnato un valore di 350 milioni. I proventi sarebbero però andati alla Severstal, che li avrebbe utilizzati per compensare i debiti arretrati.
 A compensare tutto questo l’impegno di Mordashov ha ricapitalizzare la Lucchini con 150 milioni di euro, 50 con denaro fresco e 100 con un prestito dei soci Severstal di cui inzialmente era stato chiesto un rimborso prioritario rispetto ai crediti delle banche. Più ragionevolmente nell’ultimo piano i russi avevano accettato una restituzione alle stesse condizioni dei crediti bancari.
 Il nuovo piano presentato da Mordashov la settimana scorsa era stato accolto con freddezza dalle banche, che lo consideravano un stravolgimento delle condizioni in discussione prima di Natale.
 Ieri però la svolta, le agenzie di stampa hanno infatti ribattuto uno scarno comunicato della direzione delle relazioni esterne della Lucchini. «L’incontro è stato fissato - si afferma - con il reciproco scopo di pervenire alla definizione conclusiva dei principi e delle condizioni generali di quello che poi dovrà essere tradotto in un accordo finalizzato alla ristrutturazione del debito Lucchini ed al rilancio della società».
 All’accordo, insomma, non ci siamo ancora, ma il quadro delle disponibilità a trovare finalmente una soluzione alla vicenda, che ormai rischia di compromettere la stessa vitalità dello stabilimento, sembra ricomposto.
 Nei giorni scorsi era intervenuto anche il sindaco Gianni Anselmi su quello che aveva definito “un balletto dell’alta finanza”, sottolineando le concrete difficoltà in cui si sta trovando lo stabilimento, in assenza di un interlocutore certo e con nodi politici ed amministrativi da sciogliere. Dall’accordo con le banche dipende, ovviamente, la possibilità che la Lucchini trovi un acquirente. E il timore è che i possibili interessati, a cominciare dal Gruppo Beltrame di cui è stato fatto spesso il nome, possano tirarsi indietro qualora si protraesse l’attuale situazione di incertezza (gi.pa.)
 
L’IDV REGIONALE  
 
«In questi giorni di attesa il governo faccia la sua parte»  
 

PIOMBINO. «Per garantire un futuro alla Lucchini e agli oltre quattromila lavoratori dell’industria e dell’indotto, c’è bisogno, con urgenza, di un interlocutore serio disposto a investire a lungo termine e di un piano industriale credibile». E’ quanto sostiene Roberto Rizzo, responsabile toscano Idv del dipartimento lavoro e welfare, che ha incontrato le organizzazioni sindacali. In questi giorni che precedono l’incontro di Mosca, per Rizzo «è importante che il governo faccia la sua parte, ovvero lavori affinché venga trovata una soluzione che permetta di sbloccare la situazione».


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