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La Nazione Piombino - «In fabbrica si vive in apprensione»
«IN STABILIMENTO si vivono momenti di sbandamento». A lanciare l’allarme è il responsabile Cgil Giuseppe Bartoletti, la causa sarebbe da imputare al mancato accordo per la ristrutturazione del debito fra banche e Alexey Mordashov, al braccio di ferro che sta andando avanti ormai da troppi mesi. Bartoletti invoca l’intervento del Ministro Romani e “una parola di chiarezza da parte della proprietà”. «Le ultime notizie uscite sulla stampa riguardanti l’accordo fra la Lucchini e il pool di banche per la ristrutturazione del debito, destano grande preoccupazione ed incertezza – incalza il responsabile Cgil - possiamo capire che un accordo di risanamento finanziario di questa portata è senz’altro complesso e difficile da attuare, visti gli intrecci che questo può comportare; ma è altrettanto vero che i continui rilanci allontano nel tempo una soluzione che aiuti la piena operatività dello stabilimento. Infatti, così come si legge dai giornali questo prendere o lasciare o questo rilancio continuo come se fosse una partita di poker va a ricadere sulla fabbrica e sull’insieme dei lavoratori, compresi i dirigenti ai vari livelli, i quali navigano senza certezza».
E SULLA DIFFICOLTà che sta vivendo la fabbrica Bartoletti è chiaro. «Nello stabilimento si vivono momenti di sbandamento, mentre il mercato dà alcuni segnali di ripresa, a fronte dei quali occorrerebbero linee di indirizzo certe e operatività concrete”. E si pone domande concrete, soprattutto riferite ai livelli di sicurezza. “Quanta riserva finanziaria abbiamo ancora? E quanto di questo volano permette di approvvigionarsi delle materie prime necessarie per produrre e stare sul mercato? Quanto lavoro di manutenzione degli impianti viene fatto a fronte della scarsa liquidità finanziaria? Sono tutte domande che rispetto all’andamento della trattativa con le banche assumono un peso ed una consistenza enorme. La sensazione che si ricava – conclude Bartoletti - è quella che siamo abbastanza vicini ad un impatto pericoloso per la fabbrica e il territorio, se velocemente non si chiude l’accordo con le banche. I tempi sono ormai stretti e forse sarebbe opportuna una parola di chiarezza da parte della proprietà su una vicenda che per chi la gestisce forse rappresenta un punto sulla cartina geografica di un impero, ma per noi che abbiamo sempre considerato il lavoro industriale come uno dei motori dello sviluppo di questo territorio, rappresenta invece il reddito, la dignità, il lavoro. Credo che a questo punto sia necessario richiedere un nuovo passaggio al Ministero delle Attività produttive, per una verifica in quella sede dello stato dell’arte di questa vicenda che sta, ogni giorno che passa creando sconcerto e preoccupazione».
Maila Papi
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