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«Piccini resta il miglior candidato» Cosimi fa retromarcia su Gallanti - La Nazione Livorno

 

Il sindaco si lancia in una strenua difesa del presidente silurato
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
«IL MIO CANDIDATO rimane Roberto Piccini. E’ il candidato ideale di questo ente senza se e senza ma». Se non fossero parole registrate e scritte agli atti del consiglio comunale di ieri, sembrerebbero pura fantasia. Soprattutto perchè a pronunciarle è stato il sindaco, in consiglio. Dopo aver fatto il nome dell’avvocato Giuliano Gallanti — come gli ha ricordato la consigliera del Pdl Marcella Amadio — ora il sindaco ingrana la retromarcia. «Gallanti nasce da una posizione scelta dal presidente della Toscana Enrico Rossi — dice Cosimi — il curriculum del commissario è di alto livello ma non c’è alcun automatismo con la presidenza dell’Authority». Intanto però spinge sull’acceleratore del ricorso: «Il giudizio che è stato dato da Matteoli su Piccini ed anche sugli altri candidati è inaccettabile — dice il primo cittadino — discuteremo se affrontare un ricorso e vedere come evolvono le situazioni. Oppure possiamo non andare dagli avvocati affindando il ruolo alle istituzioni. Mi prenderò la reponsabilità di scegliere l’atteggiamento più consono anche sul ricorso. Perchè una cosa deve essere chiara: Piccini può fare tutto in questa città ed in questo passaggio dobbiamo ridargli la dignità che merita». Ma mentre Cosimi spinge l’ex presidente verso il ricorso, Piccini sembra avere poche intenzioni di ricorrere alle carte bollate.
«NOI ABBIAMO FATTO prima un percorso sul lavoro svolto in questi quattro anni, poi abbiamo dato il nome di Piccini — continua — che è espressione di una modernizzazione consapevole. Se poi non ci sarà unità della città allora sarà il sindaco a scegliere chi andrà nella prossima terna». Perchè Cosimi ha ribadito più volte che «il tavolo del confronto ora è pulito». Ovvero il nome di Gallanti non è detto che entri nella prossima terna. Sembra essere questo il risultato dell’isolamento in cui lo ha relegato il suo partito — contrario almeno a Livorno a consegnare nelle mani di un genovese l’autorità sullo scalo — sta mettendo i nervi del sindaco a dura prova. Cosimi sta cercando di rimediare anche con i suoi: «Questa storia che c’è divisione nel Pd mi ha stancato». Ed è vero che divisioni non ce ne sono più, perchè in via Donnini, ora, sanno come non si dovrà gestire una vicenda così delicata. Il sindaco ha mostrato i muscoli alla nuova giovane classe dirigente del Pd labronico, chiamata ora a ricucire i rapporti con le categorie economiche e, soprattutto, con la Regione.  
 
LE REAZIONI DURO ATTACCO DEGLI ALLEATI, DALL’IDV A SEL, MENTRE IL PD NON DIFENDE IL GOVERNATORE DELLA TOSCANA «Tutta colpa della Regione, non doveva fare compromessi»
 
 
 E’ STATO Andrea Romano, capogruppo dell’Italia dei Valori, a sparare addosso al presidente della Toscana. Reo, a suo dire, di essere sceso a patti con il ministro Matteoli. «La scelta che ha fatto Rossi di nominare un commissario politico è stata un errore — ha tuonato Romano — oltre che un danno per la città. Se il commissarimento doveva essere di breve durata, allora doveva essere fatta una scelta tecnica. E la Regione come gli enti locali doveva tener dutro contro la posizione del ministro». Romano continua: «Non deve passare che Livorno è una città politicamente debole. Noi dobbiamo avere voce e quando ci attaccano dobbiamo rispondere. Ora bisogna andare ad una secondo terna che non contenga Gallanti, un nome che non è maturato, ufficialmente, tra gli enti locali livornesi». Anche la Bartimmo, consigliera di Rifondazione, ha chiesto che Rossi sia più attento alla città. Parole alle quali hanno fatto eco quelle di Giannini, capogruppo di Sel. «Sono molto perplesso sul comportamento della Regione che doveva aspettare la sentenza del Tar prima di proporre un commissario anche perchè vorrei capire di chi è espressione il commissario, del ministro o della Regione?». Visto che il documento è stato firmato da entrambe, la risposta al quesito di Giannini è agli atti. Ed è stato proprio Giannini a mettere il dito nella piaga. «Il ministro si è insinuato nelle fratture interne al Pd».
FRAGILITà IMPUGNATA dall’Amadio del Pdl: «Il Pd non si è dimostrato compatto e coerente. Io non intercetto le telefonate del sindaco ma vorrei che nessuno ci prendesse in giro perché è stato lui a telefonare al presidente Rossi suggerendo il nome dell’avvocato Gallanti. Ormai la partita è finita e il ministro ha deciso». Anche nel Pdl però ci sono opinioni diverse. «Gallanti non è espressione della città — tuona Tamburini — e il nuovo presidente dovrà essere espressione della città».
MA È STATO il capogruppo del Pdl Taradash a fare l’attacco più feroce all’ex presidente: «Questo porto è ingessato per il monopolio delle banchine e Piccini proveniva proprio da quel monopolio. Un’anomalia che ha impedito allo scalo di guardare al futuro». Difesa d’ufficio del capogruppo del Pd Gulì: «La città ha scelto un nome chiaro, bocciato dal ministro senza motivazioni istituzionali». Ma è stato Lamberti a sottolineare che «Proprio ieri il porto di Livorno è stato riammesso tra i più importanti scali europei. All’indomani della bocciatura dell’ex presidente». «L’esclusione — fa eco il sindaco — era funzionale a dir male di Piccini».  
 
E Rossi respinse Nocchi: «Non è espressione della città»  
Il Pd sarebbe stato favorevole alla nomina dell’ex segretario della Cgil
 
 — LIVORNO —
PIÙ CHE SI CERCA di sbrogliare questa matassa e più che il bandolo si nasconde. Anche perchè ogni giorno si aggiungono alla vicenda dell’Authority nuovi tasselli a partire dal fatto che i rapporti tra Livorno e Firenze, in questa fase, sono piuttosto tesi. Il cerino, come si capisce leggendo il dibattito avvenuto ieri mattina in consiglio comunale, è finito nelle mani del Governatore della Toscana accusato dagli alleti (Sel e Idv) — e non difeso dal suo Pd — di essere sceso a compromessi con il ministro Matteoli. Ma, come ricordano i bene informati, il presidente Rossi si è mosso seguendo le direttive che arrivavano da Livorno, dove il sindaco, pochi minuti prima che il governatore entrasse nella stanza del ministro Matteoli per chiudere su Gallanti commissario, ha chiamato il primo cittadino per avere l’ok. Il pollice è stato alzato e Rossi ha firmato. Sicuro, come dicono a Firenze, che a Livorno ci fosse copertura politica sul nome dell’avvocato genovese. Una sicurezza mal riposta, evidentemente, tanto che, pochi minuti dopo, all’ombra dei Quattro Mori è scoppiato il caos. Sia nel partito, che intanto si stava guardando l’ombelico alla ricerca di un commissario, che tra gli imprenditori. Ecco che Rossi — continuano raccontare i bene informati — si sarebbe non poco infuriato con chi lo aveva «autorizzato» a firmare, cioè il sindaco.
TRA L’ALTRO il governatore — che in questa vicenda ha cercato di essere coerente sostenendo le scelte della città — è stato colui che, settimane fa, ha fermato l’operazione Nocchi. Sì, perchè c’è stata una fase in tutta questa vicenda, in cui il Pd livornese — segretario territoriale del Pd in testa — spingeva per l’assessore provinciale che era stato messo nella terna dal sindaco del Comune di Capraia Isola. E’ stato il governatore che ha tenuto le parti delle istituzioni sostenendo che il candidato della città era Piccini e che non si poteva nominare presidente un altro dei nomi presenti nella terna. Della serie, muoia Sansone e tutti i filistei. Così, dopo il tentativo fallito di Di Rocca di chiudere la partita sull’ex segretario della Camera del Lavoro, è stato il sindaco Cosimi a riprendere in mano le redini della vicenda facendo il nome dell’avvocato Gallanti. Uomo non più giovanissimo, di grande esperienza, che tra quattro anni andrà in pensione proprio quando scade il mandato del primo cittadino. Ecco la domanda che in molti si ripetono è: a che gioco sta giocando il sindaco? «Non certo ad assicurarmi un posto in Parlamento», ha ribadito ieri con ironia dal pulpito della giunta. Certo è che la politica che ha fatto fino ad oggi del «dividi et impera» ha avuto un solo risultato: quando è stato scoperto il vaso di Pandora, i «compagni» si sono compattati e lui è rimasto solo.
ANCHE IL PRESIDENTE della Provincia Giorgio Kutufà, che in questi anni non ha certo brillato per spirito di autonomia, ora ha preso le distanze dal Municipio. A poco vale appellarlo, come ieri ha fatto il sindaco: «Kutufà non è mai stato un barricadero». Il presidente però, annusata la cattiva parata, si è ritirato nelle retrovie, dove resta ad osservare. Cosa succederà nei prossimi giorni? Difficile saperlo perchè ogni giorno ce n’è una nuova. Di certo la forzatura di un ricorso avrà come unico risultato quello di allungare i tempi del commissariamento e permettere all’avvocato Gallanti di irrobustire la sua conoscenza del porto di Livorno e di radicarsi in città. Se è uomo di valore, così come ci è stato presentato dal primo cittadino, non gli sarà difficile prendere confidenza con la stanza dei bottoni. Mentre una cosa resta indelebile: le motivazioni che il ministro ha dato sull’ex presidente. Lo stesso Cosimi ha detto: «Finchè Matteoli resterà ministro sarà difficile che Piccini possa tornare a Palazzo Rosciano». Vero: allora perchè tutta questa commedia degli equivoci?
Michela Berti  

LE CATEGORIE NARDI APRE AL CONFRONTO CON GLI ENTI LOCALI  
 
«Asti è un uomo di esperienza ma il nome sarà frutto del dialogo»
 
LA NOTIZIA apparsa ieri mattina su questa cronaca ha fatto tremare i palazzi. E lo stesso sindaco Cosimi, in apertura del consiglio ha commentato: «Vedo che è stato fatto il nome di Guido Asti come possibile candidato alla presidenza dell’Autrotià Portuale. Gli imprenditori non attendono una discussione con le istituzioni ed è evidente che qualcuno vuole portare a casa un atteggimento che indica un primus nella scelta». Poi aggiunge. «Con Asti mantengo un rapporto di stima». Perchè anche ieri il nome del presidente della Porto Livorno 2000 rimbalzava nell’ambiente. Il diretto interessato però ha voluto precisare: «Non sono candidato». Ma forse interessato sì, dato che, infatti, c’è chi lo vedrebbe bene ai vertici dell’Autorità Portuale. La Camera di Commercio, con il presidente Roberto Nardi, mette subito le mani avanti per evitare questa volta di bruciare esponenti autorevoli dell’imprenditoria che, come più volte ha ribadito in questi ultimi giorni, non intende stare a guardare.
«ASTI MI PIACE — precisa Nardi — lo conosco bene ed è un uomo di grande esperienza. Credo però che il nome uscirà in maniera ufficiale al termine di un confronto interno alle categorie economiche. Mi piacerebbe anche che si aprisse un dialogo con gli enti locali». Dialogo che si era arrestato dopo la nomina da parte della Camera di Commercio dello stesso presidente Nardi.
m. b.  
 
Ficarra e Picone

IN UN CLIMA di veleni e di sospetti la matassa s’ingarbuglia ogni giorno di più e non si capisce a che serva questo muro contro muro se non ad allungare i tempi del commissariamento — con evidente e unanimente riconosciuto danno per il porto — e a depauperare in un colpo solo il rapporto sia con il governatore Rossi e sia col ministro Matteoli. Non pare un gran risultato, ove vi si aggiungano categorie e imprenditori fuori dalla grazia di Dio e un Pd che, piaccia o non piaccia, si è rivoltato contro il suo sindaco. Mi pare sinceramente un disastro. Basta leggere a fianco: da mettersi le mani nei capelli se, ahimè, solo ne avessi. E non si capisce neanche per quale motivo, a questo punto, come dice Cosimi, Piccini debba restare il miglior candidato.
SE VOGLIAMO dire le cose come stanno, Livorno ha perso la partita — se di questo si trattava — con Matteoli: il quale, in accordo con Rossi, aspetta che nella prossima terna ci sia il nome di Gallanti per procedere alla nomina. Matteoli sostiene anche che, per legge, nella prossima terna non può esserci il nome dei bocciati, ergo niente Piccini. Se sarà rifatto il suo nome, anche la seconda terna sarà ovviamente bocciata e allora si avrà bisogno della terza che, sempre per leggge, a quel punto sarà compilata da Rossi. Con Gallanti, ovvio.
E’ DUNQUE lì che si vuol giungere, per poi dire che Livorno è stata by-passata prima da Matteoli e poi da Rossi? Bah, tutto è possibile ormai in questo teatrino al quale in un impeto di generosità non voglio attribuire aggettivi: di «matassa» divertente, in effetti, ne conosco una sola, quella dell’omonimo film di Ficarra e Picone, un capolavoro di ruspante umorismo. Il fatto è che qui non siamo (non si dovrebbe essere) nè al cinema nè a Zelig, anche se i protagonisti fanno di tutto per elargirci momenti di non richiesta comicità.


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