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Ecco il commissario e le aziende del porto fanno quadrato - Il Tirreno Livorno sabato 22 gennaio

 

LIVORNO. E’ sceso dal treno in arrivo da Genova alle 11 in punto. Ad aspettarlo il segretario Giorgio Gionfriddo, con un’auto dell’Authority. Poi l’arrivo a palazzo Rosciano con in tasca il decreto di commissariamento firmato dal ministro Matteoli. E tutto mentre sulle banchine gli operatori danno vita a un coordinamento permanente.
 Che ha tutta l’intenzione di non restare fuori dai giochi per la nomina del nuovo presidente. E’ iniziata così la prima giornata da commissario di Giuliano Gallanti, che da ieri è al timone del porto su designazione del ministro Matteoli, con il lasciapassare del governatore Rossi.
 Gallanti ha trovato ad aspettarlo Roberto Piccini: un breve colloquio, poi l’incontro con i giornalisti prima di pranzare in un’enoteca della Venezia, incontrare il sindaco e riprendere il treno per Genova.
 E’ a palazzo Rosciano che il commissario soffia sull’aria non proprio di benvenuto annusata sulle banchine. «Ho letto - interviene - che il fatto che vengo da Genova ha creato qualche problema. I porti, ormai, si muovono in contesti internazionali... Incontrerò gli operatori, ma solo per parlare dello scalo. Per le nomine non è a me che devono rivolgersi».
 I presidenti di Asamar, Assimprese, Assoterminal, Confindustria e Spedimar si sono già organizzati, dando vita al Coordinamento permanente delle associazioni degli imprenditori marittimi. «Chiediamo - scrivono - che al contrario di quanto avvenuto fino a oggi, venga a cessare l’esclusione da parte degli enti locali della Camera di Commercio dalle consultazioni indispensabili per trovare una soluzione condivisa dalle categorie economiche».
 Stesso clima a ImpresaFutura (Api, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Cia, Coldiretti e Confagricoltura). «Quella della nomina del presidente - si legge in una nota inviata dopo l’insediamento del commissario - è una vicenda che è iniziata male e rischia di finire peggio se tutte le parti che a norma di legge sono in causa non avranno pari dignità nel percorso decisionale». Tradotto: il commissario non avrà vita facile. Soprattutto se lungo la rotta spunterà la nomina a presidente...
J.G.  

Stop ai campanili, servono alleanze  
 
Gallanti: «Cosimi e Rossi mi hanno telefonato»  
 
 LIVORNO. «Conosco il sindaco da anni. Mi ha chiamato per avvisarmi che avrei ricevuto la telefonata del governatore della Toscana, Enrico Rossi, che poi mi ha chiesto di accettare questo incarico. All’inizio, devo essere onesto, ho titubato: per problemi logistici e perché Piccini è un amico. Poi, dopo una bella pressione, ho accettato questa sfida affascinante». Si presenta così Giuliano Gallanti, l’avvocato che ha «contratto la malattia dei porti senza riuscire più a venirne vuori».
 Per la verità le primissime parole del commissario sono proprio per Piccini, che gli siede accanto. «Ringrazio l’amico Roberto - dice - che stimo moltissimo e che ha fatto bene. Non sapevo che il piano regolatore (strumento fondamentale) fosse in fase così avanzata».
 A tratti Gallanti parla più da presidente che da commissario: «Quello di Livorno è un grande porto, con prospettive interessanti. Tre cose da fare? Sviluppare i collegamenti infrastrutturali interni (tempi più rapidi in banchina e migliori terminal“inland”), formare una comunità portuale solida e promuovere sinergie con altri scali».
 Ed ecco l’assist al capitolo Genova che tanto ha fatto discutere. «Genova - interviene - ha un presidente spezzino, bari un genovese, i manager dei porti inglesi sono spesso olandesi. Oggi è quasi un obbligo non essere legati semplicemente alla propria territorialità, ma guardare a un sistema che coinvolge il mondo. Stanno accadendo cose a Singapore che tra qualche giorno avranno ripercussioni qui. Ha poco senso fare discorsi sulla provenienza di un presidente: c’è necessità di fare sistema. Tutti sanno che nella pianura Padana arriva più merce da Rotterdam che da Genova e Livorno».
 Gallanti commissario, per quanto? «A questa domanda non posso rispondere. Certo credo sia interesse di tutti passare il commissariamento nel più breve tempo possibile e andare a regime. Quello che farò da subito è incontrare tutti i soggetti portuali e farmi un’idea delle problematiche e delle prospettive».
 Piccini resta in silenzio, con lo sguardo rivolto verso il fondo della sala. Prende la parola solo a margine: «Le motivazioni addotte dal ministro alla bocciatura della terna sono ancora una volta deboli. Ma deciderò cosa fare solo dopo essermi confrontato con gli enti e con il partito». «Pensavo - chiude - che dopo la sentenza del Tar ci fosse almeno un momento di riflessione, invece il ministro è andato a dritto: io sono nato con il porto nelle vene, ho a cuore lo sviluppo di questa città. Ho fatto ricorso perché volevo difendere l’operato mio e di chi ha lavorato con me. So di consegnare al commissario uno scalo equilibrato, con prospettive importanti».
J.G.  


«Così Matteoli umilia la città»  
 
L’affondo del sindaco: ci ignora e fa figuracce  
 
 LIVORNO. «Penso che ci voglia maggiore rispetto per Livorno e le sue istituzioni: a cosa serve umiliare la città? Sono molto amareggiato per l’atteggiamento del ministro: dopo la sentenza del Tar mi sarei aspettato almeno qualche giorno di riflessione». Lo ripete il sindaco Alessandro Cosimi pochi minuti dopo avere incontrato nel suo ufficio in Comune il nuovo commissario.
 «Abbiamo parlato - riferisce il sindaco - della sentenza del Tar, della nuova terna, delle priorità del porto. La prossima settimana (giovedì o venerdì) il commissario prenderà parte a un importante incontro con gli imprenditori di Sintermar».
«Stimo Gallanti - riprende Cosimi - e sono sicuro che riusciremo a muoverci in un clima di assoluta collaborazione. In ogni modo ripeto che non c’è alcun automatismo tra la nomina del commissario e quella del presidente dell’Authority».
 Poi l’affondo sul ministro Altero Matteoli: «Sono due giorni che cerco inutilmente di parlargli. Sottraendosi al confronto non sta facendo una bella figura e una bella figura delle istituzioni preme molto anche a me». «Sarebbe stato giusto - riprende - che il ministro avesse incontrato il sindaco della città in questa fase delicata. Invece niente. Pensa davvero che il rapporto con questo territorio possa esaurirsi con coloro che sono contro a Piccini? O con un fax arrivato giovedì alle 21.32? Il ministro ha rimotivato la bocciatura della terna a poche ore di distanza dalla sentenza del Tar, senza alcun confronto con il territorio». «A questo punto - chiude il sindaco - sarebbe assurdo avere atteggiamenti di chiusura nei confronti del commissario. Dobbiamo vedere come si evolve il dibattito in città nel lungo mese che abbiamo davanti per formulare la seconda terna, sempre che non ci siano fattori diversi orientati da eventuali carte bollate».
 
Il giudizio del ministro  
 
«Con Piccini lo scalo ha perso competitività»  
 
 
 LIVORNO. È un giudizio molto severo quello che il ministro Altero Matteoli ha espresso su Roberto Piccini nell’atto con cui ha respinto la terna di candidati riammessa dal Tar. Il ministro attribuisce infatti all’ex presidente dell’Authority «un’evidente incapacità di utilizzo dei fondi a disposizione ed il mancato raggiungimento degli obiettivi strategici prefissati all’inizio del proprio mandato presidenziale, con un correlato aggravamento delle condizioni competitive dello scalo».
 Il ministro va giù ancora più pesante quando segnala «che la sensibile riduzione degli interventi per opere pubbliche strategiche e per manutenzione di opere infrastrutturali essenziali può pregiudicare, anche nel futuro, la competitività del porto di Livorno, che oggi rischia, a fronte di una forte concorrenza da parte di altri scali europei operanti nel mededimo bacino di traffico, di vedere ulteriormente peggiorare la propria posizione sotto il profilo economico ed occupazionale sul territorio». Da qui, le conclusioni con cui motiva la bocciatura-bis di Piccini. «Ai fini di una migliore tutela del pubblico interesse - scrive Matteoli - non si ritiene di poter confermare l’incarico al presidente uscente, nei confronti del quale non sussiste peraltro l’indispesabile presupposto di reciproca stima e lealtà, necessario per instaurare un valido e proficuo rapporto fiduciario».
 Per quanto riguarda Piero Nocchi, il ministro motiva il suo no con «la carenza del requisito di esperto di massima e comprovata qualificazione professionale nel settore dell’economia dei trasporti e portuali». Poche righe infine per Roberto Nardi, giudicato «non in possesso delle professionalità specifiche che lo rendono idoneo a ricoprire il mandato presidenziale».
A.G.


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