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Chi frena l'innovazione - Il Tirreno domenica 23 gennaio
ROBERTO BERNABÒ
Anche gli ultimi dati dell’Istat ci confermano che stiamo andando piano.
Troppo piano. E dicono anche altro: che per molti indicatori economici la Toscana sta scivolando. E’ sempre meno Nord, sempre più Sud. Sempre più a rischio di sganciamento dalla locomotiva dello sviluppo. Questa consapevolezza - proprio perché il governo regionale ne ha storiche responsabilità - è stata il tema chiave del dibattito pre-elettorale dello scorso anno e il cuore del programma del neo presidente Rossi che ha poi trovato l’intesa di tutte le categorie economiche e delle forze sociali.
Ora, un pezzetto alla volta, quel programma sta provando a tradursi in scelte concrete, in fatti. E subito si capisce quanto tutto ciò sia difficile. E quante resistenze ci siano: figlie della difesa di rendite di posizione, di interessi sociali che avrebbero comunque bisogno di alternative, di chiusure egoistiche delle classi dirigenti locali, finanche di puro campanilismo. Insomma, il buono (CONTINUA A PAGINA 9)
e il cattivo, il legittimo e il pretestuoso, si mischiano ampiamente, come è ovvio.
Due vicende hanno avuto particolare rilievo in questa settimana. Intanto l’ipotesi di fusione tra gli aeroporti di Firenze e Pisa. E’ in questa direzione che spinge il governatore Rossi per costruire un solido sistema aeroportuale toscano che aumenti ancora traffici e occupazione. Nel medio termine oggettivamente Firenze può diventare un competitore alla pari di Pisa e potrebbe guardare piuttosto a una collaborazione con Bologna che non con il “Galilei” e mettere in crisi il boom dell’aeroporto della costa.
Sotto la Torre però questo discorso non va granché a genio. Pesa assai un campanilismo sinceramente fuori luogo. Ma pesa anche - e questo sì molto più convincente - un serio ragionamento sul valore attuale dei due scali, sui progetti in cantiere e finanziati. Dunque sulle condizioni pratiche di una integrazione. Come dire: ci si unisce con quali soldi e comandando chi? Perché Pisa, con una gestione lungimirante, oggi vale molto più di Firenze e non è pensabile che il “Vespucci” sia modernizzato sulle spalle del “Galilei”. Insomma, se il futuro dei trasporti aerei deve passare dall’integrazione, alla politica tocca con forza indicarlo, ma la partita decisiva dovrà poi essere giocata nel rispetto dei numeri reali: valore delle società, stato dei bilanci oltre alle quotazioni di Borsa, programmi in campo, professionalità del management. Un percorso faticoso, che impone tante valutazioni, ma indispensabile per creare il consenso delle comunità.
Altro fronte è quello del porto di Livorno. Anche qui la Regione ha indubbiamente spinto per dare un segno di innovazione. In questa direzione va la scelta combinata tra ministro Matteoli e presidente Rossi di un commissario che viene da Genova e si porta dietro l’esperienza di guida dello scalo ligure e anche incarichi di tipo europeo. E che ha tutte le caratteristiche del presidente in pectore. Questa scelta però sta creando intanto tensioni politiche dentro il Pd, con tanti mal di pancia per la bocciatura del presidente uscente, uomo di punta proprio dei democratici livornesi. Ma ha scontato anche le resistenze dell’imprenditoria - privata e cooperativa - che sicuramente preferiva una gestione fatta in casa. E che è arrivata a chiamare alle armi suonando le campane - per chi parla ogni giorno di globalizzazione fa un po’ sorridere - contro la colonizzazione genovese.
E’ tutto insieme la riprova di come la dinamizzazione della Toscana abbia bisogno di un governo regionale con il coraggio di guardare oltre il piccolo cabotaggio e segnare delle forti discontinuità. Ma anche di una politica che nel suo insieme - amministratori locali e partiti - sappia spendersi sullo stesso terreno, in modo aperto e lineare, senza giochini e ambiguità, cercando una condivisione degli obbiettivi con i tanti soggetti interessati, che vanno convinti prima che costretti a incamminarsi su una strada diversa. Altrimenti, anche la scelta di rottura più intelligente, anche lo strappo più significativo, finisce per essere irretito nel mare della critica e della dietrologia politica e svilito di un bel pezzo del suo valore simbolico.
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