Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

Svolta in porto, nominato Gallanti - Il Tirreno Livorno

 

«Non è detto che sarà presidente»  
 
Il sindaco rassicura il consiglio, il Pd chiede di insistere su Piccini  
 
JUNA GOTI  
 
 LIVORNO. «Accettiamo Gallanti che consentirà di passare questa fase senza restare immobili. Ma sia chiaro che non accetteremo un commissariamento lungo: vogliamo arrivare a una presidenza solida. Gallanti è persona di esperienza e qualità, ma non sta scritto da nessuna parte che il commissario diventerà automaticamente presidente». Così il sindaco Cosimi ha aperto il consiglio comunale che ieri sera è andato avanti fino a tarda notte. All’ordine del giorno, il commissariamento del porto. Con una linea di fondo: «Nessun automatismo tra la nomina del commissario e quella del presidente». Lo sottolinea il documento votato dalla maggioranza più Lamberti e Rifondazione, su cui si è astenuto il gruppo misto (Ghiozzi e Capuozzo), che invita il ministro a «valorizzare» le proposte degli enti livornesi.
 «Il sindaco - sottolinea Cosimi - ha la responsabilità di indicare il nome, ma la candidatura deve essere della città». E il Pd insiste sul nome di Piccini: «In qualunque fase ci troveremo dopo la sentenza del Tar continueremo a sostenere Piccini e la dignità di questa città, per garantire sviluppo e continuità della programmazione» dice il capogruppo Gulì.
 La sensazione è che la nomina del commissario prima e del presidente poi passi sopra alle teste di tutti. Lamberti ci vede lungo quando dice che «non voglio credere che il ministro e il governatore abbiano già deciso che Gallanti sarà presidente, ma perché sottolineare (in una nota ufficiale del ministero) che c’è stato concerto quando la nomina del commissario non lo richiederebbe?». «Il commissariamento - dice - è una iattura. Non vuole essere un giudizio sulla persona, ma prima il commissario se ne va, meglio è. L’orgoglio della portualità livornese è altra cosa dal campanilismo: va rispettato. Così come nomi prestigiosi di cui andare orgogliosi e da difendere. Come quello di Piccini: mi auguro che il Pd si faccia carico almeno di questo». Il Pdl e parte della maggioranza (Sel) parlano di un «Pd che non ha difeso in modo compatto Piccini». «Rossi - interviene Tamburini - non ha certo battuto i pugni sul tavolo». «Il commissariamento - rincara Taradash - è stato condiviso al cento per cento da Rossi. Kutufà intravede lungo futuro per Gallanti: significa che almeno due delle tre istituzioni condividono la scelta del ministro. Non ci sarà alcuna terna: sarà nominato Gallanti, un uomo di sinistra proposto da Rossi che ha lavorato bene con i portuali di Genova e che dovrà essere giudicato per ciò che fa».
 
 
Oggi arriva il commissario: «Chiedo ai livornesi di accettarmi» 
 
Matteoli: intesa con la Regione Rossi soddisfatto  
 
CRISTIANO MEONI  

 
 LIVORNO. Il ministro dei trasporti Altero Matteoli ha firmato il decreto ieri pomeriggio. Da stamani l’Autorità Portuale è guidata da un commissario, Giuliano Gallanti, destinato a diventare presidente. L’incrocio con la sentenza del Tar non c’è stato. I giudici si sono presi un altro giorno di tempo per emetterla. E così ieri - ultimo giorno utile per la nomina del commissario - Matteoli ha firmato il decreto. «Sulla nomina - dice il ministero - ha concordato il presidente della Regione Enrico Rossi». Che ha definito Gallanti «manager di valore». «Gallanti - dice Rossi - è una scelta fatta al di fuori delle tensioni che ci sono a Livorno e questo è un fatto positivo. A Genova ha fatto molto bene, e questo è riconosciuto sia da destra che da sinistra».
 Gli accordi presi tra Matteoli e Rossi prevedono che Gallanti venga nominato presidente. Ovviamente dovrà essere inserito nella terna dei candidati dagli enti (uno qualsiasi tra Comune di Livorno, Comune di Capraia, Provincia e Camera di Commercio). E anche se non lo fosse, alla fine sarebbero ministro e presidente della Regione a deciderlo, con i poteri assegnatigli dalla legge.
 Ieri sera il neo-commissario dell’Autorità Portuale era soddisfatto della nomina. «E’ vero che qualche giorno fa mi ha chiamato Cosimi, ma per dirmi che poi mi avrebbe telefonato Rossi. E Rossi - spiega Gallanti - mi ha prospettato una situazione interessante. Livorno la conosco pochissimo, verrò da voi per i primi tempi per cercare di capire e conoscere l’ambiente».
 «Mi dispiace per Piccini, lo conosco da tanti anni - dice ancora l’avvocato - ma da come avevo capito non aveva molte chanches. Livorno è una bella sfida. E’ un porto che ha un grande retroterra e questo è un punto qualificante». Che differenza rispetto a Genova, soffocata dalle montagne. Ma anche quante affinità. «Sono due città portuali che si assomigliano: ecco vorrei costruire la comunità portuale a Livorno, eliminare la separatezza che ancora c’è tra città e porto». Un vasto programma, da presidente in pectore. «I porti valgono se hanno un retroterra. I porti non sono più solo banchine». Gallanti prenderà le consegne da Piccini oggi pomeriggio. «So che ci sono state polemiche a Livorno ma spero di essere ben accetto, di stabilire rapporti con le istituzioni e con chi lavora in porto. Io vorrei un porto aperto all’esterno, come lo dovrebbero essere le città portuali».
 
L’avvocato che provò a fare il Maradona  
 
«Saprò stupirvi» disse ai critici. E a Genova raddoppiò i traffici  
 
 
 
Colto, di sinistra ha fatto spiccare il volo allo scalo ligure. Con qualche insuccesso: l’addio di Costa Crociere  
 
CRI.ME.  

 
 LIVORNO. C’è un aneddoto che spiega bene chi è Giuliano Gallanti, nominato ieri pomeriggio commissario dell’Autorità Portuale e destinato a fare il presidente.
 Quando alla fine del 1995 fu messo nella terna per l’Autorità Portuale di Genova, un po’ a sorpresa, in molti a Genova definirono la scelta «debole». Diventato presidente, alla sua prima uscita pubblica Gallanti se ne rammentò: «Non so cosa pensate di me - disse - ma io saprò stupirvi. Sono Gallanti ma posso diventare Maradona».
 Intanto è Giuliano Gallanti, che è l’esatto opposto del Pibe de Oro. Riservato. Molto calmo, ma anche molto determinato. Colto. Cosmopolita (parla tre lingue). Di sinistra-sinistra. Avvocato civilista tra i più apprezzati sotto la Lanterna. Intenditore di cinema e tifoso della Juventus. E globetrotter, se è vero che negli otto anni in cui ha guidato l’Autorità Portuale di Genova è stato più volte in missione in Cina, a Singapore, negli altri porti del Far East per promuovere il porto di Genova.
 Nato sotto il segno dei Pesci, il 23 febbraio 1939, laurea in legge alla Cattolica di Milano, sposato con tre figli, Gallanti è sempre stato uomo del Pci, ricoprendo importanti incarichi politici. Vicepresidente della giunta regionale ligure nel 1994, presidente del consiglio regionale nel 1995, presidente dell’Autorità Portuale dal 1996 al 2004, vicepresidente dell’associazione porti europei (Espo) dal 2001 al 2004 e poi presidente. Da un paio di anni è tornato a fare l’avvocato, alternando il lavoro nello studio della centralissima piazza Corvetto all’incarico di membro del comitato regionale della Corte dei Conti.
 Lo descrivono, i suoi amici genovesi, come «un uomo di mediazione», un diplomatico. Era definito, per la sua radicalità politica, anche «lo Stalinista». Perchè nel partito, Gallanti è sempre stato sul margine sinistro. E’ considerato molto vicino a Fabio Mussi, uno dei padri di «Sinistra e Libertà».
 Gallanti ha fatto il presidente dell’Autorità Portuale come si farebbe il ministro degli esteri. Viaggiando molto, facendo marketing territoriale all’estero - suo il patto con Marsiglia e Barcellona - sforzandosi di aprire il porto alla concorrenza. Pestando qualche piede sui moli genovesi. Con il leader dei camalli, i portuali genovesi, Paride Batini ha avuto buoni rapporti ma anche qualche scontro. Così come con l’imprenditoria e con i sindacati.
 Dicono che abbia lavorato bene al porto di Genova, raddoppiando i contenitori (da 800mila teus nel 1996 a 1 milione e 600mila teus nel 2004), organizzando le banchine, gettando le basi del piano regolatore portuale. Ma i suoi detrattori ricordano anche qualche lentezza - non fu in grado di far partire la privatizzazione del terminal multipurpose - e qualche smacco, come la fuga di Costa Crociere a Savona.
 Non è un teorico dei contenitori, si chiama fuori dal mainstream che ritiene che tutto debba essere inscatolato e spedito. Gallanti pensa invece che un porto debba contenere tutti: anche traffici considerati minori, come quelli della grande impiantistica, dei prodotti forestali e siderurgici e delle auto. L’altra sua fissa è che i porti non hanno futuro se dietro non hanno retroterra, spazi dove espandersi, e se lo dice uno di Genova - chiusa dall’Appennino - è due volte vero. Livorno ha aree sterminate alle spalle e un ventaglio di traffici che la rendono potenzialmente completa.
 Provi a fare il Maradona, allora, già da commissario: ce n’è bisogno.
 
L’amarezza di Piccini: «Mi sento tradito»  
 
L’ultimo giorno da presidente tra sospetti e telefonate di solidarietà  
 
 
 LIVORNO. Tradimento. Ecco l’accusa che risuona a Palazzo Rosciano, nel giorno dell’addio. Roberto Piccini vuole tenersi fuori dalle polemiche: con Cosimi c’è un rapporto personale oltrechè politico, di comuni frequentazioni, storia, militanza. Ma agli amici confida: «Mi sento tradito, anche se sono sereno».
 Certo, è più sereno Roberto Piccini dopo aver toccato con mano l’affetto dei tanti amici, quelli veri. Quelli che, martedì notte dopo la tesissima riunione alla sezione porto del partito, lo hanno aspettato fino alle tre di notte per abbracciarlo e baciarlo.
 Roberto Piccini aspetta che esca la sentenza del Tar per parlare pubblicamente. E anche l’altra sera, alla sezione, si è limitato a fare puntualizzazioni di tipo tecnico. Ma con gli amici, è un fiume in piena. Agli amici dice di aver appreso dai giornali degli accordi presi sulla sua testa. Sostiene di aver più volte parlato con il sindaco, nelle settimane scorse, anche a lungo, e che questi non gli ha mai fatto balenare niente.
 Ed è deciso a resistere: perchè pensa di avere ragione e per una questione di orgoglio. «Ho un nome da difendere, quello dei Piccini, di mio padre, io sono un figlio del porto».
 Si sono sprecate, in questi giorni di agonia politica, le attestazioni di stima, le telefonate sincere di incitamento. Da Livorno ma anche da fuori. Gli hanno telefonato diversi presidenti di Authority, lo ha chiamato Francesco Nerli, presidente di Assoporti e suo amico, «lui sì che è il numero 1». Niente di personale con Gallanti, Piccini lo conosce da vent’anni. Solo che, come ha confidato agli amici, non pensa che sia la persona giusta per Livorno.
 Resta tanta amarezza, «perchè dopo quattro anni di semina adesso ci sarebbero stati quattro anni di raccolto, esattamente come è successo per Cosimi» si lascia scappare con gli amici. A Cosimi un’altra chanches è stata data, con la ricandidatura, a Piccini no. Un addio al veleno, anche se lui pensa ancora che sia un arrivederci.
C.M.  


Camera di commercio infuriata  
 
«Esclusi dalle decisioni, vogliamo un chiarimento»  
 
 
 LIVORNO. La Camera di Commercio è infuriata. Esclusa dagli accordi fiorentini su Gallanti, ha pure subito lo scorno di apprendere della nomina indirettamente, mentre era riunita la giunta proprio per parlare dell’Authority. E la reazione non si fa attendere. «Spiace dover constatare che ancora una volta la Camera di Commercio, che rappresenta tutte le categorie economiche del territorio e che figura tra i soggetti che hanno titolo a designare i candidati alla presidenza dell’Autorità Portuale, non venga nemmeno citata e che, anche in questa occasione, ci si riferisca ad accordi tra Regione, ministro ed enti locali. A conferma di quanto appena detto, anche le dichiarazioni espresse pubblicamente da figure di rilievo nel panorama politico locale». «La legge dà alle Camere di Commercio il compito di designare candidati idonei all’importante ruolo di guida dei porti, al pari dei Comuni e della Provincia, riconoscendone il ruolo di rappresentante del mondo delle categorie economiche, tutte pienamente interessate allo sviluppo del territorio». Proprio in quest’ottica, la Camera di Commercio intende promuovere subito un incontro con tutti gli enti designanti.
 
Di Rocca: ora bisogna discutere  
 
«Nessun automatismo su Gallanti presidente»  
 
 
 LIVORNO. «Non deve esistere alcun automatismo tra la nomina del Commissario e quella di Presidente dell’Autorità Portuale». La puntualizzazione dei segretari del Pd Di Rocca e De Filicaia arriva subito dopo la notizia del commissariamento. Nessun automatismo, ma il Pd non esclude che Gallanti possa diventare presidente. L’esito potrà anche essere Gallanti, ma bisogna discuterne nelle sedi appropriate. «Il ministro Matteoli ha deciso di commissariare il porto di Livorno a fronte di una terna avanzata dalle istituzioni - si legge nella nota dei segretari - Riteniamo necessario attendere l’esito del ricorso al Tar prima di discutere eventuali nuovi scenari relativi alla presidenza dell’Autorità Portuale. È opportuno che la città discuta e si confronti prima di assumere decisioni definitive per il futuro del porto e quindi della nostra comunità. Le istituzioni locali sapranno garantire questo percorso». Di Rocca e De Filicaia concludono dicendosi «certi che la città, il porto e i suoi operatori sapranno superare con spirito collaborativo questa fase che auspichiamo sia la più breve possibile».


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Ricerca Innovazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP