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Le pale saranno brutte ma valgono oro - Il Tirreno Primo piano lunedì 17 gennaio

 


Comuni in miseria e l’eolico dilaga: tra le colline una selva di torri  
 
La quota della produzione di elettricità rinnovabile dovrà aumentare per ordine dell’Europa. Con buona pace del panorama  
 
DALL’INVIATO ANTONIO VALENTINI  



 MONTECATINI VAL DI CECINA (Pisa). Sui profili dolci di quelle colline, in mezzo ai boschi di faggetti e querce, sullo sfondo delle strade punteggiate di cipressi, le torri eoliche sembrano apparizioni terrene di una civiltà aliena. Freddi come ghiaccio nella loro essenziale fisionomia metallica e sormontati da pale smisurate, che girano lentamente sospinte dal vento e producono un ronzio ipnotico, i mulini a vento del 21º secolo stanno cambiando il paesaggio toscano.
 Le amministrazioni locali li vogliono perché producono energia pulita e rinnovabile, senza inzuppare il suolo di veleni inorganici né ammorbare l’aria con spurghi venefici. Ma soprattutto perché garantiscono ricchezza quasi fossero una miniera d’oro, manna per i piccoli comuni tartassati dalla recessione, impoveriti dall’abolizione dell’Ici, incapaci di garantire servizi e manutenzioni.
 Soldi freschi. Solo al Comune di Montecatini Val di Cecina, nemmeno duemila abitanti distribuiti in 155 chilometri quadrati, la prima tranche del Parco eolico della Miniera (nome di per sé presagio del destino) garantisce un introito minimo di 135mila euro annui. A questi va aggiunta l’una tantum di 840mila euro a mo’ di risarcimento per l’impatto ambientale causato dai giganti metallici alti cento metri, visibili fino a trenta chilometri di distanza, innestati sul crinale delle colline, durante la notte percorse da cinghiali e lepri. A fine anno il parco sarà infoltito da sei ulteriori torri, che peggioreranno l’impatto visivo ma che garantiranno alle assetate casse comunali una nuova una tantum di 500mila euro, cui ne vanno aggiunti altri 100mila all’anno per un periodo non inferiore a trenta.
 La via pisana all’eolico. Una sindrome del vento condivisa da Chianni, piccolo comune a nord-ovest di Montecatini Val di Cecina, le cui sette pale eoliche sono la prima, visibile traccia continentale per chi arriva dal mare. Ma che va contagiando altri centri di modeste dimensioni della provincia di Pisa, dove i parchi autorizzati fioriscono come margherite in primavera: Lajatico (10 pale), Santa Luce (13), Casciana Terme (9). Senza dimenticare le quattro torri di Pontedera a cui presto potrebbero aggiungersene altre tre e le dieci di Riparbella, già previste ma su cui pesa un ricorso di Italia Nostra.
 Dell’elenco farebbero parte, infine, le venti dell’Enel per Monteverdi Marittimo, se la Regione Toscana non avesse bocciato il progetto.
 La produzione. Nel 2009 la produzione eolica toscana era di 36 megawatt. Le autorizzazioni rilasciate nel 2010 la faranno salire a 143,5, fino a raggiungere, nel 2020, la quota di 300 megawatt. Ma nonostante gli sforzi degli ultimi due anni e l’apporto del geotermico (pari al 90% delle rinnovabili), il bilancio energetico regionale resta in rosso, con un deficit pari al 25,10%. Entro il 2020 il numero delle pale eoliche aumenterà per effetto del piano regionale e delle prescrizioni dell’Unione Europea, con quest’ultime che fissano al 17% la quota dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
 Nel caso in cui l’Italia non raggiunga l’obiettivo, alle multe salate si aggiungerà l’obbligo di acquistare elettricità dai paesi con eccedenza di energia ottenuta da fonti rinnovabili, anche nel caso in cui l’Italia disponga del nucleare. E dunque, la Toscana non può sottrarsi all’obbligo di produrre la propria quota parte.
 Il paesaggio. Ma se la giunta regionale, con una delibera d’indirizzo al consiglio, ha regolamentato l’installazione del fotovoltaico, stabilendo che le pannellature non possano essere installate nei campi, la disciplina dell’eolico dovrà aspettare ancora. I fautori sostengono che l’occhio può riuscire ad abituarsi alle torri, i detrattori argomentano che il paesaggio toscano è unico al mondo e la presenza di quei giganti d’acciaio ne compromette l’armonia. Solo per il parco di Montecatini Val di Cecina sono stati presentati tre ricorsi, uno pende a Riparbella, dove i toni del dissenso sono stati particolarmente alti. E se da un lato non si può fare a meno delle energie rinnovabili, dall’altro l’aspetto di buona parte delle colline pisane cambierà, almeno per i prossimi trent’anni.
 Gli investimenti. Nei piccoli comuni si ragiona però in termini assai pratici, badando più al sodo che all’integrità del paesaggio. Nessuno è disposto a sostenere che le torri eoliche non siano impattanti, però siccome l’energia da fonti rinnovabili serve, ci si accontenta che non inquinino. E poi, dicono, non è detto che i ricorsi si perdano. D’altra parte l’abolizione dell’Ici sulla prima casa ha messo in ginocchio gli amministratori e le uniche entrate, con il giro di vite della finanziaria, sono rappresentate dagli oneri di urbanizzazione. A Montecatini Val di Cecina i soldi incassati con l’eolico si sono tradotti, spiega il sindaco Sandro Cerri, in un concreto risparmio per ciascuno dei suoi 1900 concittadini: «Con una quota della prima annualità del canone, vale a dire con 90mila euro sui 135mila incassati, abbiamo compiuto un significativo investimento in raccolta differenziata. - spiega Cerri - Siamo passati al 38%, rispetto a una media regionale del 36%. Con la quota restante abbiamo abbassato la Tarsu, con significativi ritorni per le tasche di tutti». E l’una tantum da 840mila euro? «È finito tutto in opere pubbliche. - aggiunge il sindaco - Strade, parcheggi, due nuove piazze...» E se anche i ricorsi fioccheranno, tutti sono pronti a resistere fino in fono. In ballo non c’è solo l’energia pulita e rinnovabile, ma anche la sopravvivenza dei loro comuni.
 
«Il fotovoltaico, un’offesa all’agricoltura e al paesaggio»  
 
 
«L’autorizzazione indiscriminata degli impianti fotovoltaici a terra costituisce un’offesa al territorio rurale, all’agricoltura e al paesaggio. Fatto tanto più grave in una regione come la Toscana che dovrebbe avere un’alta consapevolezza del valore del territorio come risorsa primaria». Lo sostiene Rossano Pazzagli, direttore dell’Istituto di ricerca ‘Leonardo’ di Pisa e autore del libro “Il paesaggio della Toscana tra storia e tutela”.
 Negli ultimi anni - nota Pazzagli - «si è assistito ad una corsa al fotovoltaico, guidata non da una strategia di risoluzione della questione energetica, ma dal business dei costruttori». Dunque secondo lo studioso è «sacrosanto», anche se «tardivo», il tentativo della Regione di porre un argine al proliferare degli impianti. «La produzione di energia da fonti rinnovabili - osserva - deve indirizzarsi prioritariamente all’occupazione di aree critiche, delle superfici dei tetti a partire da quelli dei capannoni industriali che popolano le aree più sviluppate. Essa deve configurarsi come sostituiva e non aggiuntiva delle produzioni tradizionali».
 Per Pazzagli è però «preoccupante» constatare le resistenze contro l’iniziativa della giunta emerse da vari settori della maggioranza. «C’è solo da augurarsi - conclude - che il Consiglio regionale approvi la proposta della giunta senza snaturarla, dimostrando così di rappresentare effettivamente l’interesse collettivo dei territori toscani, in primo luogo dell’agricoltura e del paesaggio».


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