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I collezionisti di figuracce - La Nazione Livorno domenica 16 gennaio

 


FINITE le feste, il partitone è rientrato nei suoi cenci e infatti è stata una settimana da scompisciarsi dal ridere se, ovviamente, non ci fosse da piangere. Sull’Authority, una figura da andarsi a nascondere: i ruggiti del Pd sono diventati miagolii — quasi fusa — e benchè si attenda la sentenza del Tar sul ricorso di Piccini, che è abbarbicato a quella seggiola come una piovra, tutti ormai fanno finta di nulla. Domani o dopodomani (dev’essere una roba da Corte Costituzionale, visti i tempi...) si saprà che ha deciso il Tar ma ormai le scadenze sono dietro l’angolo e per Piccini non c’è più nulla da fare. Del resto, lo si sa da settimane se non mesi. Matteoli ha messo tutti nel sacco e deciderà a suo comodo col governatore Rossi che infatti non s’è mai stracciato le vesti. La nomina passerà direttamente sopra i grandi strateghi della città che ora strillano perchè non vogliono essere colonizzati da qualche forestiero. Tutta manfrina anche questa, però: la nomenklatura s’è defilata da tempo e alla fine l’ha capito anche Piccini che l’altro giorno, guarda caso, non ha partecipato alla conferenza stampa nel corso della quale il sindaco ha presentato la parte del piano strutturale legata al porto, una ponderosa elaborazione molto tecnica: in pochi ci hanno capito qualcosa ma Cosimi ne va molto fiero tanto che (le cose si risanno, come suol dirsi...) ne aveva fatti trapelare un po’ di contenuti tramite i soliti canali preferenziali. Mossa azzardata perché gli assessori si sono imbelviti e sono andati a lagnarsi in via Donnini, mitica sede della federazione. Non è la prima volta che accade sotto la cappa di piombo del «tutto va bene madama la marchesa». Di Rocca che può farci? Lui (che ieri ha liquidato l’Authority in due righe di uno sterminato comunicato, tanto per dire quanto interessi Piccini al Pd) del resto più che al piano strutturale pare appassionarsi moltissimo alle bizze di «Sel», al contrario del suo omologo piombinese Fabiani che invece vuol portare a casa (Tortolini spinge) la presidenza di Provincia Livorno Sviluppo da offrire a quel Foti che da coordinatore provinciale di Forza Italia è diventato un big del Pd in Val di Cornia. Le vie dei partiti sono infinite. Ma qui si oppone Ruggeri che non dimentica la «legnata» che prese a San Vincenzo alle primarie, proprio dove Foti era il deus ex machina di Tortolini. Voi capite che è difficile trovare anche il tempo di governare con tutte queste priorità da fronteggiare... Col caso «Sel» si è distinto anche Kutufà: «Se stai bravo — ha detto all’elbano Adriani — ti faccio diventare sindaco di Marciana Marina». Ne è seguito ovvio putiferio. Infine, per completare la collana delle figuracce, ecco il trasporto pubblico: nella meravigliosa Toscana ci sono stati i tagli più alti d’Italia. Molte Regioni anzi non hanno tagliato proprio nulla. E non lo dice il bieco Berlusconi, ma i sindacati che denunciano la mannaia sconsiderata usata da Comune e Regione. Ma il partitone — è più comodo — incolpa il governo e già che c’è, per insubordinazione, anche il presidente dell’Atl, Fontana. Che tra l’altro aveva riportato i conti a posto. Può bastare, in appena sette giorni?
Fausto Cruschelli


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