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Le barche dei ricchi fanno risorgere gli storici Navicelli - Il Tirreno Primo Piano domenica 16 gennaio

 

Storia di un’idea programmata dopo secoli di declino Boom di fatturato e crescita costante delle aziende dell’indotto  
 
MARCO BARABOTTI  



 PISA. Per il Navicelli il primo decennio del Duemila è come un ritorno ai fasti del Settecento, quando i Lorena ne fecero la via più importante della costa toscana: non solo per assicurarsi la maggiore parte dei collegamenti tra Firenze e il mare, ma anche per il trasporto delle merci pregiate: sete persiane, zucchero e spezie, fino a diventare una tappa del Grand Tour.
 «Oggi - dice Giovandomenico Caridi, presidente della Navicelli spa (è una specie di autorità portuale del canale) - il Navicelli rappresenta una delle aree di sviluppo più appetibili anche a livello internazionale: un buon numero di imprese insediate nel porto pisano e lungo il canale, circa una ventina, più di mille persone ogni giorno al lavoro, tecnologie logistiche e di produzioni d’avanguardia, per imbarcazioni potenti e di lusso, un giro di affari che ha superato i 160 milioni. D’altronde la posizione è strategica: i Navicelli, il porto di Livorno, la Darsena Pisana, l’aeroporto Galilei, l’interporto, lo Scolmatore, i collegamenti viari e la ferrovia disegnano una piattaforma logistica costiera di livello internazionale. Non solo: la vicinanza di scuole e laboratori di eccellenza ne fanno un centro strategico per l’informazione specializzata in tutti i settori dell’economia, del turismo e della comunicazione marittima».
 Meno di tre mesi fa è stata inaugurata la nuova darsena sul canale, realizzata dalla “Sviluppo Navicelli srl” per i superyacht che vengono prodotti nell’area e dotata di un gigantesco travel-lift in grado di sollevare imbarcazioni fino a 670 tonnellate.
 L’infrastruttura occupa una superficie di 24mila metri quadrati, di cui 17.600 destinati al bacino e il resto a parcheggi pubblici e aree a verde. «Su quest’area - dice Stefano Bottai, amministratore dello Sviluppo Navicelli - c’è un interesse forte da parte della società di capitali inglese Mdl, proprietaria di 30 porti in Inghilterra e 20 in Spagna, che intende avviare un rapporto di collaborazione. D’altronde il polo nautico pisano è una realta importante a livello nazionale, seconda solo a Viareggio, dove però gli spazi sono ristretti, per cui Pisa può crescere ancora».
 La resurrezione ci fu una trentina di anni fa, esattamente nel 1982, dopo un interminabile declino durato quasi due secoli, con la nascita della Navicelli spa, una società mista pubblico-privata allo scopo di promuovere lo sviluppo del canale e del porto pisano mediante la gestione dei terreni e del fabbricati, la manutenzione del canale, la supervisione dei traffici e il sostegno delle attività imprenditoriali.
 Allora fu una scommessa entusiasmante. A mano a mano si è dimostrata lungimirante. Così negli anni Ottanta-Novanta sono fiorite tante imprese specializzate nella costruzione, manutenzione e rimessaggi di imbarcazioni. Oggi, ai vecchi cantieri nautici lungo i Navicelli stanno per affiancarsi i nuovi: da qui escono i megayacht di cui l’Italia è leader mondiale.
 I tempi di crisi non hanno frenato la spinta espansiva, il polo nautico si allarga sempre più fra l’autostrada, la Fi-Pi-Li, l’Aurelia, la ferrovia, l’aereoporto e il porto di Livorno. «Da qui - dice Caridi - si può conquistare il resto del mondo».
 Lungo il canale scivolano barche che hanno fatto la storia della nautica italiana. Cantieri di Pisa, Cantieri Arno (che di recente hanno moltiplicato il capannone), Fashion Yachts, Fratelli Rossi. Ma sono arrivati anche cantieri che hanno tra Viareggio e Massa Carrara le basi storiche: sui Navicelli hanno alzato le loro insegne, con nuove unità operative, Overmarine e Codecasa (che qui sul canale sposterà presto la sua produzione più pesante, come la costruzione di megayacht per i nuovi ricchi cinesi).
 C’è anche da seguire il percorso che guarda alla riapertura dell’Incile dell’Arno con un investimento da parte di Olt, la società per l’impianto di rigassificazione al largo di Livorno e Tirrenia: le barche, per raggiungere il mare, potranno seguire così anche questa via.
 Ma c’è una cosa, infine, che rende orgoglioso il presidente Caridi. «Il nostro progetto per il distretto di energia rinnovabile - dice - è stato accolto, unico in Toscana, nell’ambito di 14 distretti a livello nazionale. Puntiamo all’obiettivo che tutta l’area industriale sia alimentata con energie rinnovabili nell’ottica del protocollo di Kyoto».
 
Basta crisi, nei cantieri c’è speranza  
 
L’analisi di Mps Leasing: dopo il crollo è cominciata la rimonta  
 
Ogni sei megayacht prodotti nel mondo, uno di loro è varato nelle darsene di Viareggio e Pisa. Oltre il 17%, secondo il report che il Monte dei Paschi di Siena leasing & factoring ha incentrato sulla nautica da diporto italiana in questi anni di crisi.
 Il 2010 ha vissuto una flessione drammatica per un settore che in Toscana impiega decine di migliaia di addetti: l’export della nautica è crollato del 25,3%. Un picco dal quale il comparto ha cominciato a risalire, lentamente ma progressivamente, nella seconda metà dell’anno che ci siamo appena messi alle spalle. È il segnale di una ripresa vera, strutturale, oppure una meteora positiva nel cielo buio della cantieristica toscana? La sensazione è quella di un cauto ottimismo. I cantieri di Viareggio e delle altre città dell’arcipelago degli yacht hanno ricominciato a trattare commesse; anche se sono operazioni difficili perché l’acquirente sa di poter tagliare i prezzi con uno straordinario potere di trattativa; e perché insiste con forza sulla richiesta di solide garanzie, assolute, bancarie, che la barca dei sogni sia ultimata senza intoppi, ritardi o brutte sorprese.
 La banca senese analizza i quattro distretti del diporto (Viareggio, La Spezia, Venezia e Fano) nei quali è divisa gran parte della produzione nazionale di yacht.
 Riguardo all’export, la rotta viaggia verso Inghilterra e Francia. Non dimentichamo che i due paesi assorbono ancora oggi il 40% delle esportazioni italiane di barche da diporto. C’è poi il mercato degli Stati Uniti, ma il Mps L&F individua tre nuovi paesi che stanno accogliendo le nostre barche: Cina, Taiwan e Turchia.
 Il distretto viareggino, o meglio il distretto toscano che ruota intorno a Viareggio, raccoglie 1067 aziende, di cui 43 sono cantieri navali veri e propri. Gli addetti diretti o dell’indotto sono 6.380. Come detto Viareggio produce quasi un quinto dei mageyacht prodotti nel mondo. Per megayacht si intende - per convenzione americana - le barche da diporto di lunghezza superiore ai 24 metri. Fra l’altro 5 dei più grandi cantieri italiani (in tutto 20) si trovano nella darsena viareggina: Azimut-Benetti, Overmarine, Fipa-Maiora group, San Lorenzo, Perini Navi.
 Per la banca senese, Viareggio e i colleghi o satelliti della nautica Toscana hanno orizzonti interessanti, anche nell’immediato. Nel 2011 si immagina un rilancio della produzione stabilizzato nel 4,3%. Una cifra che è la più alta dei quattro distretti italiani presi in esame. A Spezia, ad esempio, la ripresa produttiva si fermerà al più 1,3%.
 
È nato l’arcipelago degli yacht  
 
Dal monopolio di Viareggio al nuovo distretto di lusso della costa toscana  
 
 
 
C’era una volta il dominio del made in Versilia Poi la crisi e la svolta: cantieri in 4 province  
 
CORRADO BENZIO  

 VIAREGGIO. Potrò mai trovare pace? Se lo domandava in una sera d’agosto lady Diana Spencer. Conversava con Luigi Del Tevere, viareggino, comandante del Jonikal, il Codecasa 60 metri della famiglia Al Fayed. È l’estate 1997, le frasi erano intercettate dagli americani. Per sfuggire ai fotografi Diana e Dodi lasciano la Sardegna per Parigi, dove trovano la morte - sempre in fuga dai paparazzi - nel tunnel dell’Alma.
 Una barca viareggina, come il capitano, protagonisti di una storia di amore e morte. Che sembra ricordare i racconti di Mario Tobino, il grande scrittore che narrava le avventure dei capitani viareggini ai tempi dei bastimenti a vela. Quando le navi uscite dai cantieri della Darsena solcavano mari e oceani, ammirate a Tangeri come a Montevideo, fino a Valparaiso in Cile.
 Non si capisce la Maranello della nautica se non si conosce la storia della marineria viareggina. Prima si costruivano bastimenti, poi si passò alla navalmeccanica (soprattutto gasiere) fra Cinquanta e i Sessanta. Ma con il boom eonomico, anche i signori italiani impararono a conoscere la parola yacht (prima si parlava di panfili).
 Non si capisce l’eccellenza viareggina se si dimentica che giusto trent’anni fa Benetti varò il Nabila, l’85 metri, al tempo simbolo del lusso e della lussuria (chi non ricorda il diamante donato dall’armatore Kashoggi a Lory Del Santo dopo una notte d’amore). Fra storia e leggenda arrivarono poi il Tm Blue One, 50 metri Picchiotti ordinato da Valentino, il Regina d’Italia (Overmarine) di Dolce & Gabbana, il Maìn (Codecasa) di Giorgio Armani, il Principessa Vaivia (Perini) di Silvio Berlusconi.
 Viareggio diventa la capitale mondiale della grande nautica. Siamo a metà degli anni Novanta. Il riconoscimento è certificato da Boat International, bibbia della nautica maggiore. Gli Usa classificano come megayacht tutto il diporto sopra i 24 metri (i loro 70 piedi). Ed è il distretto viareggino (la Darsena con l’appendice di Massarosa e Massa) ad avere il primato dei megayacht costruiti. Intorno al 2000 si arriva anche a 100 vari l’anno, una cifra folle. Ci sono cantieri che vedono aumentare il fatturato del 20% l’anno.
 Ma con il boom arriva la crisi di crescita. La Darsena di Viareggio non ha spazi in acqua per tutti, il porto è artificiale e si insabbia, l’accesso al quartiere è inpedito dalla ferrovia. E’ così San Lorenzo trova spazio a Bocca di Magra mentre Fipa-Maiora apre a Massa. Seguita poi da Overmarine-Effebi, dai cantieri Cerri, dalla Tecnomar. A Massa e Carrara si stanno liberando spazi industriali enormi dalla chiusura delle Partecipazioni statali (Dalmine, Cockapuania, etc). Perini va oltre. Lui apre un cantiere in Turchia.
 Ma il momento cruciale è quando Azimut-Benetti decide di comprare i cantieri Orlando di Livorno. Siamo a fine 2000. A Viareggio fallisce la Sec (società esercizio cantieri) sotto il peso di 500 miliardi di lire di debiti. Il cantiere costruiva gasiere e traghetti su un’area che supera i 6 ettari, tutta aperta sull’acqua.
 Paolo Vitelli, patron di Benetti, tenta l’acquisto della ex Sec, ma la politica lo ferma. Si teme un monopolio e allora l’area ex Sec verrà affidata alla Polo Nautico e divisa fra una decina di aziende. Così Benetti sposta la produzione degli yacht da 60 metri a Livorno, ma contemporaneamente a Viareggio aprono aziende come la Super Yachts di Longarini (imprenditore edile) e tornano colossi come Sanlorenzo e Fipa-Maiora.
 Insomma chi va e chi torna. Del resto lo spazio è quello che è e poi Viareggio non è solo nautica. Il turismo balneare non è più quello della Belle Epoque, ma regge ancora. Idem per il commercio. E poi in Darsena stazionano ancora 100 barche da pesca. Giusta la definizione che dà della città l’architetto Marco Massa, estensore del piano regolatore: «Viareggio è un grande emporio sul mare». Che comunque «fattura» ancora un milione di presenze turistiche all’anno (quelle ufficiali).
 La carenza di spazi è talmente evidente che un nome viaregginissimo come Codecasa ha acquistato un sito produttivo a Pisa dove allestire gli scafi per poi completarli a Viareggio. Fulvio Codecasa ha investito a Pisa 20 milioni.
 Perini ha rispolverato il marchio Picchiotti (pensate, l’azienda risale al 1600, quando serviva i Medici nell’arsenale di Limite sull’Arno) ma costruisce questi yacht innovativi a Spezia dove ha acquistato il cantiere Beconcini.
 A Viareggio sembra che lentamente resti la testa pensante di questi cantieri che debbono, per vivere, ampliarsi. È il caso del gruppo che fa capo a Giuseppe Balducci. Il titolare di Effebi-Overmarine (l’uomo che ha osato portare gli open fino alla lunghezza di 50 metri) ha appena acquistato dal concordato il gruppo Baglietto. Così avrà cantieri a Varazze, Spezia e a Pisa, dove c’è il marchio Cantiere di Pisa.
 Ma l’acquisto di Baglietto è un segnale potente della forza della Darsena viareggina. A partire dal fatto che Balducci nasce come elettricistia operaio a 17 anni ai cantieri Picchioti. Per avere Baglietto ha battutto un finanziere ruisso nella lotta per un marchio, Baglietto appunto, che ha fatto la storia d’Italia. Non solo perchè fu la prima barca di Gianni Agnelli, ma perchè il marchio dei Gabbiano costruì i famosi Mas (motoscafi anti-sommergibili).
 Insomma la crisi degli ordini punge ancora, ma è evidente che si sta risalendo. Come Buonomo, manager di Codecasa (ed ex membro dell’equipaggio della mitica Azzurra), riflette: «Nel 2009 i telefoni erano muti, oggi riprendono a squillare». Non a caso, Codecasa si prepara a varare due sessanta metri. Allestiti a Pisa, finiti a Viareggio e magari ormeggiati a Porto Lotti, marina di lusso a Spezia. Viareggio aspetta una cosa sola: che partano i lavori per il porto per megayacht da 300 posti al Triangolino. Il progetto targato Ferragamo è fermo, ma a breve le 6 darsene viareggine finiranno sotto un’autorithy regionale, sperando di farle uscire dall’attuale impasse. E allora si ripartirà, ma con importanti novità.
 La globalizzazione simil-Fiat si sente anche a Viareggio. Azimut-Benetti si prepara a costruire gli yacht in Brasile, Sanlorenzo si preparà ad imitarli in Argentina. Ma con dirigenti viareggini. Ci vorrebbe un altro Tobino per raccontare questa nuova epopea, magari col titolo. In America e di là del molo.


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