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Ecco l'auto superchic di Rossignolo - Il Tirreno Livorno sabato 15 gennaio

 

 
La prima immagine del prototipo che a marzo sarà in vetrina a Ginevra  
 
MAURO ZUCCHELLI  


 LIVORNO. Quella che vedete sopra il titolo è la primissima immagine del prototipo della “De Tomaso” che l’équipe della famiglia Rossignolo metterà in vetrina nel più chic fra i saloni dell’auto: a Ginevra, dal 3 al 13 marzo.
 «So bene che si tratta di una visione ancora parziale - dice Gianluca Rossignolo - ma teniamo molto al fatto che la presentazione al salone di Ginevra non sia solo un appuntamento fra i tanti bensì l’occasione in cui, sotto gli occhi del mondo, per la prima volta potrà esser vista davvero l’auto che intendiamo produrre a Livorno e a Grugliasco, riportando agli onori un marchio di prestigio come De Tomaso».
 Top secret i dettagli dei cinque prototipi in allestimento: inizialmente era stato detto che l’auto sarebbe stata chiamata “Tosca” ma in realtà i maghi del marketing sono ancora al lavoro. Dovrebbe avere un telaio in alluminio da sport luxury crossover, design firmato centro stile Pininfarina. Risulta dal tam tam delle indiscrezioni che le motorizzazioni saranno tre: oltre al turbodiesel sei cilindri da 250 cavalli, due a benzina (V6 da 300 cv e V8 da 550 cv).
 La società nasce dalle ceneri degli ex stabilimenti Delphi (a Livorno) e Pinifarina (a Gruglia, hinterland torinese) e ha la sede legale qui da noi al civico 14/A in via Giovanni March, zona Picchianti.
 Resta poi il problema del passaggio dalla fase del prototipo allo sviluppo industriale e alla commercializzazione: i Rossignolo contano su un potenziale mercato fifity-fifty fra Europa e Emirati Arabi, da un lato, e Usa, dall’altro. Con una produzione di 1.500 auto all’anno con l’obiettivo di raddoppiare. Ma i ritardi sull’ultimo ok da parte di Bruxelles ai fondi per la formazione stanno creando qualche intoppo.
 
Nardi: dentro il tunnel almeno fino al 2013  
 
Cassaintegrazione boom, in picchiata l’industria manifatturiera  
 
 
Appoggio al polo universitario della logistica. Per lo Scolmatore investimento di un milione e mezzo  
 
FEDERICA BOLDRINI  
 
 LIVORNO. «Il 2011 non sarà l’anno del riscatto». Lo dice chiaro e tondo Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio, alla presentazione del pre-consuntivo 2010 sull’economia livornese. «Diminuirà la disponibilità al consumo, ci saranno meno soldi da spendere e salirà la necessità di risparmiare. E si prevede che questa situazione non si sbloccherà fino al 2013». La Camera di Commercio comunque non abbandonerà le imprese, precisa Nardi: «Investiremo oltre 2 milioni di euro nell’economia provinciale favorendo le attività più rilevanti per il rilancio. Non abbandoneremo commercio, industria, artigianato, agricoltura e servizi».
 Non solo impresa però. La Cciaa ha confermato infatti il proprio appoggio al Polo universitario di logistica di Livorno e non ha intenzione di rinunciare alle iniziative di collaborazione con gli istituti scolastici del territorio per quanto riguarda l’alternanza scuola-lavoro. Poi alcuni investimenti a lungo termine di «svariati milioni di euro che si sono accantonati in questi anni». Dall’aeroporto dell’isola d’Elba («puntiamo ad un progetto di incoming») allo Scolmatore per il quale - ricorda Nardi - «mettiamo a disposizione un milione e mezzo di euro». Trecentomila euro sono invece pronti per la strada 398 per l’anno corrente (un milione di euro per il prossimo triennio).
 Uno sguardo al passato poi, pensando al futuro. Nardi ha fatto una carrellata sulla situazione economica di alcuni settori produttivi del territorio. «Regge il turismo anche se accoglienza e promozione devono essere incrementate». Segno più anche per il commercio estero: variazione percentuale del 72% dell’export (50,8% in Europa) e 63% per le importazioni (53% dall’Asia). «E’ l’unico dato positivo - ha confermato Nardi - che ci rende competitivi sul mercato».
 Inversione di tendenza in positivo per il commercio al dettaglio, anche se «si tratta di una crescita di un dato che è ancora negativo». «Gravi inadeguatezze infrastrutturali e recenti crisi aziendali» sembrano pesare sull’economia del porto di Livorno che vedono sì un aumento dei traffici in vari settori ma - sottolinea il presidente camerale - «è una crescita comunque inferiore rispetto ad altri porti concorrenti».
 A picco invece il fatturato delle imprese manifatturiere che segna un meno 23 per cento rispetto al 2008 e un calo della produzione del 17 per cento. «E’ il vero grande malato dell’economia italiana e anche di quella livornese, per il quale non sono ancora state trovate soluzioni adeguate».
 Dati preoccupanti arrivano dal mercato del lavoro: la disoccupazione giovanile (anche fra i laureati) a Livorno ha superato il 27%. «Quasi 5 occupati su 100 - rileva - sono lavoratori parasubordinati».
 Infine, a completare il quadro drammatico di questo settore, ci sono le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Livorno tra gennaio e novembre. Dalle 983mila del 2007 il balzo ai 7,2 milioni del 2010. «E nella maggior parte dei casi si tratta di cassa integrazione straordinaria: un dato da non sottovalutare - conclude Nardi - perché precostituisce una situazione di grave disoccupazione».


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