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Chiuse 400 aziende in tre mesi «Ma noi investiamo 2 milioni» - La Nazione Livorno sabato 15 gennaio

 

La scommessa della Camera di Commercio sull’imprenditoria locale
 
 di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
NON SIAMO proprio all’encefalogramma piatto, ma poco ci manca. Perché l’alluvione di dati forniti ieri dal presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi sull’andamento dell’economia livornese del 2010 non lascia molti dubbi: siano a crescita zero in molti comparti, con qualche segno negativo ma anch’esso minimale e l’eccezione del comparto turistico, che però è ben lungi dal correre. «Una provincia vecchia e stanca, che stancamente reagisce alla crisi generale senza picchino positivi né negativi». Analizziamo velocemente il tutto. La popolazione della provincia prevale nella fascia di età tra i 30 e i 49 anni (30,5%) seguita dalle fasce più alte (26,5% da 50 a 69 anni, 18,1% da 70 in su) contro solo l’11,9% sotto i 14 anni e il 13,1% da 15 a 29 anni. Il tasso di crescita della popolazione è negativo (-3,56%) e diventa positivo solo grazie all’imigrazione ( 5,79%) che èp altissima in particolare nell isole 812,05%) e in val di Cecina (10,57). Le imprese attive sono le stesse (circa 28.800) con lievissimi decrementi (-0,1%) a Livorno e un po’ più alti in val di Cecina (-0,5%). Il totale delle imprese nella provincia vede circa 400 cessazioni negli ultimi tre mesi. Il commercio è di gran lunga quello che registra più imprese (8737) con tasso stabile mentre le costruzioni (4526) al secondo posto, registrano un lievissimo calo (-0,1%). Aumentano i prestiti in sofferenza e calano i prestiti al setire artigiani. Il manifatturiero, che è in percentuale maggiore a quello toscano, è però in caduta, mentre il commercio al dettaglio, sia pure con varie cessazioni, rimane costante (circa 72070 esercizi) con netta perdita delle vendite al dettaglio (-1,6%) dopo il crollo del 5,3% registrato nel primo trimestre 2009. Anche turismo e porto, per quanto di segno positivo, non brillano.
IL MERCATO del lavoro infine denota un alto tasso di precarietà, con il 52% dei parasubordinati a rischio di precariato permanente. E le previsioni per i prossimi anni non sono molto ottimistiche: si parla di un ritorno alle medie pre-crisi solo nel 2013 con un 2011 ancora abbondantemente dotato di segni negativi. In questa poco brillante situazione la Camera di Commercio ha deciso di investire 2,122 milioni di euro sull’economia provinciale che però — tirata d’orecchie di Nardi — non si aiuta nemmeno utilizzando le risorse del fondo infrastrutturale nazionale, cui nessuno accede. Rassegnati o peggio?  

PRIVATIZZAZIONE MA CI SONO GIà MANOVRE DELLE CORDATE INTERESSATE  
 
«Porto 2000»: ecco i retroscena
 
SE QUALCUNO contava in una veloce privatizzazione della «Porto 2000», la società che sta macinando notevoli utili, dovrà ripiegare le speranze. «La procedura di gara deve essere europea — ha spiegato con un filo di sadismo Roberto Nardi — e deve partire da valori di stima assai complesi che sono ben luntani da esserci». Aggiunta di sadismo: «Le aspirazioni di qualche cordata locale che si sente predestinata dovranno ancora pazientare, ammesso che siano realizzabili». Morale: anche l’empasse che ha colpito la Port Authority (titolare con la Camera di Commercio della proprietà, rispettivamente con circa il 70%e circa il 30%) non aiuterà ad accelerare i tempi. «Come previsione realistica — ha detto Nardi — si andrà almeno alla fine del 2011». Il bando è comunque in fase di preparazione e comporta, come già detto, la privatizzazione della parte operativa, mentre quella immobiliare andrà alla neo-costituita società che rimane con la stessa proprietà (Authority e Camera di Commercio) e che dovrebbe avere come presidente l’attuale amministratore unico della intera «Porto 2000» Guido Asti. Questa la parte ufficiale della conferenza stampa, poi ci sono le voci...
SI PARLA di un progressivo raffreddamento dei rapporti tra Asti e il presidente (uscente) dell’Authority Piccini; tanto progressivo che solo l’ormai certa conclusione del mandato di quest’ultimo salverebbe Asti dall’essere tagliato fuori anche dalla parte immobiliare. Il tutto per le valutazioni anche di recente espresse da Asti sulla carenza da parte dell’Authority di una seria politica di dotazione di banchine e di servizi specialmente per le crociere; e forse per il crescente sospetto che lo stesso Asti tiri la volata della privatizzazione per qualche cordata, come ha detto ieri Nardi, «predestinata».
Antonio Fulvi


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