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Energie rinnovabili, sì alle regole per lo sviluppo - Il Tirreno Toscana

 

L’INTERVENTO  
 

 
 Dico subito che è del tutto sensato che la Regione Toscana si ponga il problema di governare i criteri insediativi degli impianti fotovoltaici. E’ sensato perché ci sono delle linee guida nazionali che lo sollecitano, perché ci sono evidenti interferenze tra questi insediamenti, la tutela del paesaggio, l’attività agricola. Ecco perché i principi su cui si innesta la delibera della Giunta Toscana n. 85 (no ai grandi impianti nei siti di pregio, nelle aree protette, nei siti Unesco, ecc.) sono del tutto condivisibili.
 Con altrettanta chiarezza dico che non mi convince il dibattito che sta nascendo. A mio giudizio, troppo intriso di schematismi ideologici. Le linee guida nazionali a cui le Regioni si rifanno, recitano esplicitamente che l’individuazione di aree non idonee “mira non a rallentare la realizzazione degli impianti, ma ad offrire un quadro certo di riferimento agli operatori e alle amministrazioni”. Ecco che la via toscana non può che essere un modo serio di dire sì allo sviluppo di un settore, coerentemente con gli obiettivi internazionali e il Piano Energetico Regionale.
 Su queste basi credo che si possano migliorare e articolare le soluzioni proposte nella delibera raccogliendo i contributi positivi che stanno emergendo dalla sinistra e dal mondo ecologista, dalle amministrazioni locali e dalle categorie con il buon lavoro che stanno svolgendo le commissioni competenti in Consiglio Regionale.
 Solo alcuni esempi: non tutte le aree di parco sono uguali, penso al parco nazionale dell’arcipelago caratterizzato da contesti fortemente urbanizzati e potenzialmente insediabili; non tutte le aree Dop, Igt, Doc, Dogc sono interessate da colture di pregio; evitare commistioni improprie tra la circolare di natura fiscale dell’Agenzia delle Entrate n. 32/E e la produzione libera di energia; evitare di inserire drasticamente un diniego normativo sulle aree a rischio idraulico sapendo che si possono fare interventi di messa in sicurezza utili anche per le comunità territoriali.
 Ecco alcuni esempi per una disciplina seria del settore capace di dire di più e meglio dei sì allo sviluppo del settore. E’ bene ricordare che il provvedimento in questione attiene alla programmazione delle quote di sviluppo energetico pulito non riferendosi ai criteri urbanistici del Pit.
 Ecco il vero punto da affrontare. Come evitare la dispersione insediativa degli impianti nelle campagne e altresì come favorire processi di compattamento insediativo (in prossimità di infrastrutture, attigue ad aree già compromesse, in zone intercluse), come classificare su questi criteri aree agricole non produttive a forte ingressione di cuneo salino.
 Questo è il vero punto per la tutela del paesaggio toscano, per una integrazione virtuosa con il settore agricolo, per uno sviluppo serio dell’energia pulita su precisi criteri urbanistici. Molte province e comuni hanno già messo in cantiere una disciplina seria in materia, si tratta di recepirla conferendogli un rango legislativo regionale. Questo è il vero patto tra agricoltura, paesaggio ed energia pulita da costruire.
 Siamo solo agli inizi, sapendo che nel frattempo la disciplina nazionale sugli incentivi potrebbe rendere già vecchia la nostra discussione...
Matteo Tortolini coordinatore Politiche del territorio, ambiente infrastrutture PD Toscana


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